Una tappa lungo il viaggio

Ieri dovevo andare in Ossola e, mentre ero di strada, ho chiesto agli amici Vittoria e Carlo di contattare un pastore che, in questi anni, ho incontrato ben di rado (e solo una volta insieme al suo gregge). Anche questa volta però ho avuto fortuna solo a metà.

Non sarebbe stato facile trovare il gregge, per raggiungere il quale ho seguito gli amici in un dedalo di strade e stradine in una zona a me totalmente sconosciuta. Prima abbiamo trovato “l’accampamento”, dove c’erano roulotte, trailer, fuoristrada e le reti del recinto. Poi abbiamo scorto in lontananza il gregge. Un grosso gregge, anche se qui non c’erano tutte le pecore, dato che altre dello stesso proprietario si trovavano in una località differente. Purtroppo mancava anche il pastore…

Ernestino infatti, il pastore di questo gregge, aveva dovuto assentarsi per vari motivi, tra cui andare a cercare degli animali, probabilmente di sua proprietà, che erano stati segnalati in montagna. Meglio non perdere tempo, visto che per il giorno successivo era segnalata neve. A guardia del gregge così c’erano solo un operaio e Marino, pastore del quale avevo sempre solo sentito parlare, ma non avevo mai incontrato. Lui invece ammette di conoscere e dare uno sguardo ogni tanto a queste pagine…

Mi fermo un paio d’ore, durante le quali il gregge pascola in alcune radure tra i boschi. “Erba cattiva…“, si lamenta il pastore. E’ una giornata tipicamente autunnale, aria umida, cielo grigio. Se l’indomani la neve cadrà davvero, dovrebbe fermarsi in montagna e non scendere fino alle quote inferiori. Non è ancora inverno! Si parla del più e del meno, c’è un grosso montone in cerca di attenzioni che non vuole saperne di andarsene da vicino a noi… Si commentano fatti recenti e conoscenze comuni, si comparano le razze di pecore.

Queste sono incroci tra la Biellese e la Bergamasca, non si trovano capi in purezza dell’una o dell’altra. Poi ci sono numerose capre, che Marino non ama particolarmente. “Fin da bambino… Avevamo delle pecore, poi mio padre aveva portato a casa una capra. Quando c’erano solo le pecore io potevo fare gli affari miei, giocare. Con la capra dovevi starci dietro, altrimenti era sempre in un giardino o in un orto. Allora l’ho legata con una corda lunga, ma quando sono tornato… E adesso, all’Ernestino, guai toccargli le capre! Se c’è una capra che è praticamente spacciata ed una pecora che con una puntura la salvi, lui la medicina la da alla capra! C’era un asino che mordeva gli agnelli, ma un giorno una cosa, un giorno l’altra, non c’era mai tempo per portarlo via. Quando però ha pestato una capretta… L’ha subito caricato!“. Un po’ serio, un po’ scherzoso, Marino continua a chiacchierare e raccontare.

Poi viene l’ora di pranzo, così il gregge viene ricondotto al recinto e lì le madri riceveranno i loro agnelli per la poppata. Poi anche i pastori mangeranno. Chissà quante altre cose avrebbe potuto raccontarmi il pastore… Per sommi capi mi narra di sua moglie, che ha un cognome giapponese, perchè suo nonno era Giapponese, ma poi ci sono di mezzo le Hawaii, qualcuno che faceva la hostess, la guerra e… E poi c’è quell’incidente accaduto più di trent’anni fa e la cui ricorrenza Marino festeggia come un secondo compleanno, perchè in quell’occasione non è venuto al mondo, ma gli è andata bene e al mondo ci è restato, nonostante tutto. Salutiamo e partiamo, chissà quando capiterà di incontrarci ancora.

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