La fiera dei Santi non è in crisi

Quest’anno, quando ho avuto occasione di fare un giro a qualche fiera, ho respirato qua e là aria di crisi. Non parlo della compravendita di bestiame, su cui non ho dati, ma in generale sui numeri di animali presenti, sulla partecipazione, sulle bancarelle. A Luserna San Giovanni invece, nonostante in paese ci fosse chi si lamentava, ho visto come sempre una bella fiera.

Mentre arrivavo all’area espositiva di Pralafera, ho incontrato una famiglia di giovani allevatori che, partendo dalla cascina lì vicino, stavano conducendo la propria mandria di bovini piemontesi ai prati destinati alla mostra degli allevatori locali.

E’ da qualche anno che fiera e mostra sono state accorpate in un’unica giornata, mentre in passato ricordo un giorno per la fiera (con gli animali portati lì dai commercianti) ed uno per la mostra (animali locali… in quegli anni c’era la mostra della pecora frabosana-roaschina). Così, il 2 novembre, tutti gli spazi della fiera sono occupati: da una parte i commercianti, con bovini di tutte le taglie e le razze, un po’ di pecore e capre, mentre dall’altra troviamo gli allevatori locali, soprattutto margari, con le loro barà e piemontesi.

Intorno al commerciante di ovini quest’anno c’era gran movimento, si sapeva già che ci sarebbero state certe pecore in vendita, quelle di un pastore intenzionato a cessare (o quasi) l’attività. La gente intorno guardava chi stava scegliendo degli animali, commentava, parlottava, scuoteva la testa oppure annuiva. Non tutte le pecore sono uguali, non tutti i gusti sono condivisi…

Per vedere tutta la fiera bisognava girare a lungo facendosi largo tra la folla! Se tra le attrezzature agricole trovavi soprattutto addetti ai lavori e bambini affascinati dai trattori, laddove le bancarelle esponevano generi alimentari, ortofrutta, vino, biscotti, miele & C. in certe ore rischiavi di non riuscire nemmeno ad avvicinarti, tanta era la confusione. Le lamentele riguardavano l’assenza di bancarelle nel centro di Luserna (dove il giorno prima si era tenuto il mercato), quindi tutto il pubblico era concentrato sulla fiera stessa.

Un buon numero di persone si fermava però ad ammirare e ascoltare gli spettacoli degli artisti di strada, un momento di distrazione dalla frenesia quotidiana. Bene o male chi era alla fiera qualcosa comprava, magari gli acquisti non erano spensierati come un tempo, si prendeva proprio solo l’indispensabile, ma borse e sacchetti erano tra le mani di quasi tutti.

Alcuni margari locali erano presenti sia con i loro animali, sia con i banchi dei formaggi. Di tome & C. ce n’era per tutti i gusti, solo che, per districarsi tra commercianti e produttori, tra formaggi di caseificio e tome d’alpeggio bisognava intendersene e conoscere chi stava dietro al bancone.

Non tutti i visitatori erano locali, ho avuto modo di incontrare numerosi allevatori o semplici appassionati che provenivano da altre parti d’Italia (Lombardia, per esempio), quindi alcuni prodotti per noi tipici per altri erano invece una sconosciuta curiosità.  I Piemontesi sanno cos’è e come utilizzare un cardo, conoscono i lunghi e saporiti porri di Cervere, non si stupiscono di fronte ai peperoni “d’la rapa”

Terminato il tour gastronomico, era ora di tornare dagli animali, anche perchè era lì intorno che potevo incontrare vecchi e nuovi amici (grazie a tutti quelli che mi hanno fermata e si sono presentati, è stato un vero piacere!). Sempre uno spettacolo questo gregge di capre dalle lunghe corna.

Nell’area della mostra, si potevano ammirare le diverse mandrie di vacche di razza barà, i cui esemplari più belli sarebbero stati premiati nel pomeriggio. Questa è una fiera di montagna, nel cuore della Val Pellice, quindi le razze qui rappresentate sono quelle adatte all’alpeggio, al pascolo all’aperto. Da qualche anno a questa parte i commercianti si sono dati da fare per far conoscere (e apprezzare) la razza Grigia, che infatti inizia a prendere piede negli alpeggi della zona, insieme alle altre razze già affermate.

Tra una chiacchiera e l’altra, mentre ero in compagnia di amici, mi è capitato di alzare gli occhi in su e ammirare uno spettacolo inconsueto, la migrazione delle gru. Già in mattinata un amico pastore mi aveva detto: “Sarebbe anche ora che scendiate… Sono già passate persino le oche!“. Forse alludeva appunto agli stormi di gru che ci hanno sorvolati in questi giorni.

Quest’anno il maltempo ha “graziato” la fiera: non c’è stato quel bel sole limpido, ma nemmeno la pioggia che invece aveva funestato alcune passate edizioni. Le montagne però erano avvolte tra nuvole basse e nebbia umida. Quasi tutti però le avevano già lasciate, gli alpeggi ormai erano quasi tutti vuoti e gli animali scesi in fondovalle o in pianura.

Alla fiera c’era anche un altro gregge, le pecore degli agnelli di un giovane allevatore locale. In questo modo anche gli appassionati di ovini potevano andare via soddisfatti dalla fiera, in quanto pure loro avevano avuto qualcosa da guardare e commentare. Ahimè, tocca accontentarsi, visto che fiere dedicate alla pecora non ne esistono praticamente più…

Per chi invece avesse voluto cambiare un po’, poteva trovare animali da cortile di tutte le razze ed i colori, ma anche asini di varie taglie e, per finire, alcuni lama. Nonostante si vedano da anni alle fiere, intorno a questi camelidi sudamericani c’è sempre un bel po’ di gente che li osserva con sorpresa. Ad un certo punto viene l’ora di partire dalla fiera, ma c’è comunque da fare un lungo giro di saluti prima di riuscire a venir via definitivamente! Quella di Luserna resta una delle poche fiere dove merita davvero andare, secondo me…

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