Ultimi giorni e poi…

Questa volta la stagione è finita sul serio. Qualcuno leggerà le parole che seguono con un pizzico di invidia, pensando a transumanze avvenute in ottobre o addirittura a settembre. Se a maggio spesso pioveva, nevicava o grandinava, l’autunno è stato umido e nebbioso, ma ciò nonostante si è riusciti a stare in alpe fino ad ora.

A questa stagione si pascola in luoghi un po’ marginali, tra boschi e radure, lungo i percorsi di antiche vie dimenticate che portavano a piccoli insediamenti che, fino a 60-70 anni fa erano abitati tutto l’anno. Oggi lungo questi sentieri non passa quasi più nessuno.

Il verde non è più il colore dominante e gli alberi stanno già posando le loro foglie. Pecore e capre comunque trovano ancora di che pascolare, anche se ormai la stagione è davvero agli sgoccioli. E’ vero che, d’autunno, gli animali si “muovono meno”, quando sono al pascolo, ma se il cibo dev’essere cercato, allora anche i pastori corrono per recuperare questo o quel gruppetto.

Nebbia più o meno fitta, umidità che impregna i vestiti, il sole a volte lo si immagina al mattino, quando il cielo è limpido, con le ultime stelle che scompaiono nel chiarore dell’alba, ma poi arriva la nebbia, che spesso avvolge tutto e costringe i pastori a faticare ancora di più.

Ormai è tutto giallo, arancio e marrone, i pascoli lassù non offrono più niente al gregge. Il recinto è giù in basso, nelle radure tra gli alberi. Le giornate sono sempre più corte, al mattino ci si alza con il buio e la sera si finisce che è già notte. Peggio ancora quando il cielo è coperto o c’è la nebbia!

Così viene il momento di partire. Fino all’ultima ora si è incerti sulla data. Una volta fissata, nella notte ci si sveglia allo scrosciare della pioggia e non ci si riaddormenta più, preoccupati da ciò che il meteo potrà riservare per il giorno della transumanza. Caricare gli agnelli bagnati, smontare il recinto, metter tutto sulle auto… Invece al mattino smette di piovere, si leva il vento e, ad alta quota, si accumulano nuvole di tormenta.

Il gregge viene fatto scendere presso le baite. Mentre le pecore pascolavano, anche gli uomini hanno pranzato, così adesso tutti possono mettersi in cammino e affrontare il percorso della transumanza. Il vento continua a soffiare, a tratti fa freddo, ma poi arrivano delle folate calde e persino delle minuscole goccioline di pioggia.

Non è vera transumanza senza rudun! E allora ci si prende ancora un po’ di tempo per attaccare i campanacci al collo delle pecore. Oltre alle “normali” campanelle usate per il pascolo estivo, ecco le canaule in legno, riccamente decorate e colorate, a sorreggere i campanacci provenzali che faranno da colonna sonora a tutto il tragitto.

Il gregge si avvia senza farsi pregare, addirittura bisogna frenare l’impeto delle prime, per evitare che dietro le più lente restino attardate. Ricomincia il cammino del gregge, tra poco sarà pascolo vagante, con il fiume bianco che si allunga alle spalle del pastore quotidianamente. Quest’anno però si inizia dopo, in passato a queste date si era già in pianura da un po’.

Il fortissimo vento della mattina, insieme alla pioggia della notte, hanno quasi completamente spogliato gli alberi dalle loro foglie. Niente galleria dorata tra le betulle, quest’anno, ma un fruscio che si perde tra i belati ed il suono delle campane. Il cammino è lungo, bisogna arrivare a destinazione prima che sia notte, non è prudente attraversare il paese con il buio.

In basso fa davvero caldo, il sole è accecante e le temperature non sembrano affatto essere quelle del mese di novembre. Il gregge ormai cammina sull’asfalto, per altri sei mesi o più si dimenticherà la montagna, le quote più elevate, torrenti e cascate, le scarpinate lungo i sentieri, il timore degli attacchi dei lupi, le rocce che rotolano all’improvviso.

Il vento ha definitivamente spazzato le nuvole di tormenta che celavano le cime nelle alte valli. Ora splende il sole e la transumanza per qualche istante perde quella “giusta” atmosfera autunnale che dovrebbe caratterizzare questi eventi. Per fortuna comunque il pericolo pioggia è stato scongiurato, gli agnelli nati negli ultimi giorni (e ultime ore!) sono stati caricati asciutti, così come le reti per il recinto e tutto il resto.

Nel fondovalle il sole è già tramontato e fa di nuovo freddo, ma camminando ci si scalda. Ogni tanto c’è da fermarsi per “parare” qualcosa, una macchina o dei fiori davanti ad una casa, poi ci si rimette in marcia. I cani sono agitati, vanno avanti ed indietro, pronti a scattare in caso di necessità. Per alcuni di loro si torna tra il traffico e la confusione per la prima volta dopo quasi sei mesi.

Lungo la strada capita di incontrare altri animali al pascolo, piccoli gruppi di vacche o di pecore per le quali la transumanza è già avvenuta ed ora restano all’aperto fin quando il tempo e la disponibilità di foraggio lo permetteranno. In questi casi, gli uomini che accompagnano la transumanza fanno attenzione sia che le pecore non strappino i fili, sia che gli altri animali non decidano di accodarsi al gregge in marcia.

Per fortuna l’altro gregge, quello sceso nei giorni precedenti, se n’è andato, restano solo le reti tirate laddove stava pascolando fino a qualche ora prima. Un conto è fiancheggiare 5-6 pecore, un altro passare, con tutto il concerto dei rudun, accanto a qualche centinaia di pecore al pascolo!

Finalmente si arriva in paese: la gente esce in strada, è una domenica pomeriggio, escono anche gli avventori del bar sulla piazza e tutti si fermano ad ammirare la transumanza. Molti salutano i pastori, qui ci si conosce, è un po’ un ritorno a casa. Anche gli automobilisti rallentano pazienti per consentire il passaggio alla transumanza.

Svoltati sulla strada principale, un sole basso e accecante, prossimo a tramontare dietro le montagne colpisce frontalmente il gregge. Si cammina rapidi e compatti per sgomberare al più presto la via, c’è forse un chilometro da percorrere, poi il gregge scomparirà nuovamente lungo le vie laterali.

Dopo aver svoltato nella strettoia, ormai praticamente in vista della destinazione finale, si può tirare un sospiro di sollievo. Quando anche l’ultimo agnello avrà lasciato la strada, si può dire che tutto è andata bene e anche questa transumanza può essere felicemente archiviata.

Il gregge infila il corridoio tra le reti, quell’erba la pascolerà nei prossimi giorni, dividendola con la piccola mandria di vacche che osserva placidamente l’arrivo delle pecore. E’ davvero andato tutto bene, non c’è stato bisogno di caricare animali in difficoltà e si provvede subito a riconsegnare alle mamme gli agnellini che invece hanno percorso la transumanza comodamente al sicuro nella paglia.

Per chi volesse provare a vivere un po’ delle emozioni della transumanza, ecco a voi alcuni spezzoni del cammino del gregge.

I lavori si concludono a tarda sera: c’è da preparare il recinto, staccare i rudun ed iniziare a togliere un po’ di campane, che ormai non servono più. Poi controllare che tutti gli agnellini siano con le mamme, far succhiare i gemelli sotto alle capre, dare il biberon ad altri. Un ultimo controllo alle reti, mentre qualcuno riempie tutte le ciotole ai cani, e poi la giornata si conclude.

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