Non si scende più

Per me questo è un record perchè mai mi era capitato di rimanere in alpe così a lungo. A contare i giorni sul calendario si scopre che la transumanza in salita verso la valle è avvenuta quasi sei mesi fa e oggi non si sa ancora bene quando si scenderà. Non manca tanto, ma comunque il gregge è ancora a tutti gli effetti in montagna.

E’ autunno pieno, i colori adesso stanno cambiando e le montagne si colorano di pennellate diverse a seconda delle piante. Il pastore però guarda essenzialmente due cose: che ci sia ancora erba e che le previsioni non annuncino neve. Quante volte, in passato, quando il numero di pecore era minore, si scendeva solo quando proprio iniziava a nevicare?

Quest’anno l’autunno è così così. La neve si è già vista, insieme al freddo, poi c’è stata pioggia e tanta nebbia. Adesso si alternano giornate variabili, con brume verso la pianura, nebbie che vanno e che vengono in montagna alle quote intermedie, ma anche sole tiepido, caldo a tratti. E così gli animali pascolano tranquilli, consumando anche l’ultima erba, che invece verrebbe scartata in caso di maltempo.

Quando splende il sole si sta davvero bene. A questa stagione le luci sono meno intense, le nuvole e le nebbie creano effetti scenografici a mano a mano che si procede verso la sera, ma presto toccherà anche adeguare l’orologio a quella che viene definita l’ora solare. A dire il vero il pastore segue sempre e comunque l’ora del sole, dato che è quella che regola i ritmi degli animali. Anzi, vi è persino chi non la cambia su orologi e telefonini.

Certi giorni invece sono la nebbia e l’umidità ad avere la meglio. Ci sono momenti in cui bisogna addirittura aprire l’ombrello per proteggersi dalle finissime goccioline che impregnano l’aria, i capelli, i vestiti. In questa stagione comunque si pascolano quelle quote intermedie dove il rischio di abbandono è maggiore, dove non ci sono gli spazi per le grosse mandrie e le grosse greggi, dove solo l’amore di alcune persone fa sì che la montagna resti viva e ci siano spazi anche per il gregge.

E’ sempre più autunno, la stagione avanza ogni giorno di più con nuove macchie di colore. Il giallo delle betulle, più caldo, quello più brillante degli aceri, qualche chiazza rosso-arancio dei ciliegi e poi l’arancio-marrone delle chiazze di faggi. Il verde non si vede quasi più, nemmeno sui pascoli.

Non è ancora la transumanza, solo uno spostamento verso il pascolo. Chi l’avrebbe mai detto, con quella primavera così tardiva, quei primi giorni in cui pioveva e nevicava persino! Eppure, dopo quasi sei mesi, siamo ancora su, in alpeggio.

Sarebbe stato ancora meglio se l’autunno avesse visto un susseguirsi di belle giornate senza nebbia, invece queste sono quasi una rarità. Comunque dalla pianura arrivano anche delle notizie positive, dato che umidità e caldo hanno fatto sì che l’erba crescesse. Bisogna poi vedere quanto agguerrita sarà la concorrenza tra pastori, quanto saranno lievitati i prezzi dei pascoli. Poi c’è il problema di tutti quei campi di mais “ancora in piedi”, non tagliati.

Per adesso comunque non si scende, si continua a rimandare di giorno in giorno. Ecco perchè i pastori faticano a sottostare alla burocrazia che impone loro di compilare fogli e domande che, in anticipo, decidono il giorno della transumanza. Specialmente se tutto avviene a piedi, nella mente del pastore la burocrazia è un qualcosa di estremamente remoto. Prima c’è il benessere e le necessità dei suoi animali: quando questo non è più garantito, allora si parte.

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