Tristezza e amarezza

Ancora una volta a parlare di lupi. Non l’ho più fatto, nel corso dell’estate, anche se da varie parti mi giungevano notizie di attacchi, di persone scoraggiate, di allevatori disperati, rassegnati, arrabbiati, scoraggiati. Oggi voglio raccontarvi due storie. La prima è quella di un’amica virtuale. Ci conosciamo solo on-line e varie volte ho cercato di farmi raccontare la sua “avventura pastorale”, ma poi il lavoro (suo e mio) era sempre tanto, così rimandavamo. Adesso però è successo qualcosa…

(foto V.Merletti)

L’album di Valentina su Facebook si intitola “Strage di pecore… e di una vallata”. Valentina alleva pecore di razza zerasca, una razza in via d’estinzione. L’agnello di Zeri è anche Presidio Slow Food. Adesso però il futuro di Valentina e del suo allevamento è compromesso. Lascio a lei la parola. Scrive di getto, credo che guardando le immagini e sapendo cosa vuol dire fare il pastore, comprendiamo il suo stato d’animo. “QUESTO ALBUM E’ DEDICATO A CHI PENSA CHE BASTA PROTEGGERE UN LUPO PER DEFINIRSI ANIMALISTI E AMBIENTALISTI….I VERI AMANTI DELLA NATURA E DEGLI ANIMALI LI AMANO TUTTI…LA COLPA NON E’ DEL LUPO….MA DEGLI UOMINI CHE PERMETTONO QUESTO,SE TUTTI CE NE ANDIAMO DALLA MONTAGNA SARA’ LA DISTRUZIONE…ANCHE PER I LUPI STESSI…..IN TUTTO CI VUOLE UNA REGOLA E SE ORA I LUPI SONO TROPPI PER IL NOSTRO TERRITORIO SI DOVREBBE INTERVENIRE…..IL LUPO E’ UN ANIMALE IN VIA D’ESTINZIONE….MA LO E’ ANCHE LA PECORA ZERASCA….E NOI PASTORI GIOVANI CHE ABBIAMO SCELTO CON SACRIFICIO DI NON ABBANDONARE LA MONTAGNA E CRESCERE QUI I NOSTRI FIGLI…….NOI CHI CI AIUTA!!!!!!!!!!!!

(foto V.Merletti)

Questa è Valentina. Ascoltiamola: “In Toscana non abbiamo nemmeno nessun indennizzo per i capi predati, non che basterebbe un rimborso, ma meglio che niente!!! Io non ce la faccio più. Ho cominciato 12 anni fa a 21 anni, tra mille difficoltà, senza contributi il più delle volte (il premio insediamento a me non è stato dato perché troppo giovane, mi è stato risposto) e ora che di anni ne ho 33 mi trovo costretta a rivedere tutto. Il mio sogno di continuare la vita dei miei nonni, contro a tutti che mi dicevano di lasciar perdere e trovare un lavoro diverso, a questo punto sta per infrangersi. Ho lottato contro 1000 difficoltà, stalla incendiata in pieno inverno con tutto il foraggio bruciato e con gli animali senza un tetto e la neve fuori…

(foto V.Merletti)

Nottate nel bosco a spaventare i lupi, se mancava qualche pecora, alzatacce d’estate (per mungere e avendo 2 bambini alzo alle 4 d’estate). Ora non so più che fare!!! Perché, mi chiedo??? Pago i contributi e le tasse come chiunque altro, guadagno poco e lavoro a volte 24 ore al giorno. Il mio voler stare qui (come quello dei pochi giovani che come me ancora ci provano) contribuisce a tener aperta la scuola, le attività commerciali, le poste in un piccolo paese di una piccola vallata abbandonata. Contribuisce a mantenere e salvaguardare tradizioni, prodotti, paesaggi che altrimenti sarebbero persi…

Perché devo andarmene anch’io in città???? Io non voglio!!! Ma qui a Zeri, se non allevo e coltivo cosa farò????????? Voglio ricordare che la mia zona negli ultimi anni è stata più volte riportata alla cronaca per le alluvioni assassine e distruttive… tutti a piangere vittime e danni, ma in origine la colpa è dell’abbandono della montagna che da noi sta diventando sempre di più un problema enorme e nessuno se ne cura!!!

(foto V.Merletti)

Nell’ultimo attacco do ottobre i capi uccisi sono stati 25, ma nelle foto di Valentina se ne vedono diversi feriti che sono morti o hanno dovuto essere abbattuti successivamente. Ecco alcuni articoli che parlano dell’argomento, anche se la carta stampata è meno diretta delle emozioni che può esprimere l’allevatore coinvolto.

(foto V.Merletti)

Certo, il lupo non ha colpe, il lupo è un predatore, ma non hanno colpe nemmeno le pecore! Visto che il fenomeno ormai è sempre più diffuso (l’attacco non è un caso unico, ma tra Francia e Italia ci sono state centinaia di predazioni solo nel corso dell’estate), ritengo che si possa dire che il lupo non è più una specie in via d’estinzione ed i pastori devono poter difendere attivamente i loro animali.

Veniamo al Piemonte. Qui c’è un articolo pubblicato recentemente (inizio ottobre) su L’Eco del Chisone. Di seguito il testo della mia lettera in risposta, inviata oggi e che spero di veder presto pubblicata. “Egregio Direttore, le scrivo per dare un seguito all’articolo pubblicato un paio di settimane fa sul suo settimanale, riguardante la problematica convivenza tra il lupo e gli allevatori in alpeggio. Non ho potuto replicare tempestivamente, dato che eravamo ancora in quota con il nostro gregge. Ancora una volta si parla della questione senza conoscere a fondo la realtà dei fatti e si presentano negativamente i pastori ed il loro operato. Il sig. Accatino, Presidente del WWF, possiede dati certi che provino la proprietà del cane scambiato per un lupo a Paesana? Perchè un cane randagio in montagna deve essere necessariamente stato abbandonato da pastori? Trovo molto offensivo (oltre che scorretto) dire che il lupo seleziona gli animali malati, così non si corre il rischio che finiscano sulle tavole dei consumatori. Innanzitutto la maggior parte delle predazioni tra gli animali domestici avviene a carico di animali in buona salute, a meno che si tratti di un animale isolato dal gregge o dalla mandria perchè zoppo o prossimo al parto (ma queste non sono malattie). Per quanto riguarda la vendita della carne, presso i macelli operano veterinari che certificano la sanità dell’animale, pertanto non c’è bisogno dell’intervento del lupo per preservare la salute di chi consuma carne! Parlando invece dei metodi che, secondo Accatino, potrebbero aiutare i pastori, dovrebbe essere a conoscenza del fatto che i fondi stanziati dalla Regione vengono destinati proprio a tale scopo. I pastori infatti, con il finanziamento ricevuto, provvederanno a pagare buona parte delle spese sostenute per difendere il proprio gregge (“Piano regionale di intervento a sostegno dei costi per la difesa del bestiame dalle predazioni da canidi sui pascoli collinari e montani piemontesi”, approvato dalla Giunta Regionale nel giugno 2013 con una somma stanziata di 287 mila euro). L’impiego dei cani da guardiania unito alle recinzioni elettrificate per il ricovero notturno degli animali e la presenza costante del pastore sono pratiche ormai indispensabili da anni nelle vallate dove il lupo è insediato stabilmente. Per quanto riguarda invece le “più sofisticate apparecchiature che segnalino al pastore con un sms la presenza del predatore“, volevo fare presente che in gran parte della superficie d’alpeggio il segnale dei cellulari è debole o assente, pertanto questa tecnologia sarebbe totalmente inutile. Ricordo infine che la Regione rimborsa i danni da predazione da canidi solo a seguito di una certificazione accurata da parte di veterinari competenti, pertanto è impossibile che il decesso per altre cause venga attribuito al lupo.

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  1. C’è un senso di solitudine trasmesso da questi giovani allevatori. E’ una senzazione che ti investe e ti fa sentire impotente anche nel come aiutarli .

    • Ricordo un documentario su Sky dove uno studioso registrò l’ululato di un branco di lupi.
      Messo di notte in loop a intervalli, contribuiva a tener lontani lupi e cani rinselvatichiti.
      Semplicemente perchè indicava agli altri lupi che quello era già territorio di un branco.
      Lo stratagemma funziona ancora.
      Perchè non provate?

      • ma come fai a trasmetterlo in montagna a 2000 e passa metri di quota, dove non c’è la corrente elettrica? e come trasporti su il materiale per farlo, quando già il pastore deve portare a spalle reti, elettrificatore, cibo quotidiano per i maremmani?
        e come fai, soprattutto, ad utilizzarlo mentre sei al pascolo? perchè in alpe la maggior parte degli attacchi avviene o mentre gli animali stanno pascolando o a carico di animali che, a causa del maltempo (specialmente nebbia) sono rimasti attardati e non sono rientrati al recinto la sera insieme agli altri

  2. Mettendosi un momentino nei panni della pecora, nessuno degli animalisti si preoccupa di ciò che essa prova a sentirsi dilaniare la carne da viva. lo sappiamo tutti che è natura, predatori- prede. Da quanto letto sui libri di storia anche la “natura ” umana un tempo si comportava più o meno così; l’ uomo delle caverne infatti prendeva le femmine per i capelli, le trascinava nella grotta e faceva ciò che la propria natura gli suggeriva. Se ciò venisse fatto a queste persone e gli venisse detto che è “natura” forse abrebbero qualcosa da obiettare.

    • ottima risposta, bruno!
      le stesse persone che inneggiano al lupo e criticano il pastore, poi commentano negativamente l’uccisione dei montoni (che loro chiamano agnelli) per la festa del sacrificio dei mussulmani, che si tiene in questi giorni

      • Non mi permetto di esprimermi sulla macellazione islamica in quanto ignoro molte delle motivazioni che stanno alla base di questi riti. Quando io ero bambino abbiamo sempre scannato il maiale con il coltello, come tutti in paese. Non vedo cosa ci sia di diverso. La cosa che invece mi piace raccontare è ciò a cui ho assistito, involontariamente e per puro caso. Sono arrivato al momento finale di una macellazione, con agnellone già scuoiato ed eviscerato. Mi ha particolarmente colpito la cura e la pulizia con cui hanno trattato l’animale (il tutto avveniva in un bosco). Ci avranno impiegato 10 minuti a staccare le zampe anteriori e posteriori facendo un’attenzione maniacale affinchè la lana e gli zoccoli non toccassero la carne. Recipienti pulitissimi, film di pellicola tra un pezzo e l’altro all’interno del recipiente. Probabilmente sono rimasto sorpreso per preconcetti e associazioni che noi Italiani siamo abituati a fare, in ogni caso sono andato via pensando Eh beh!!!. Un saluto, Bruno

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