Scendere giusto in tempo

Dall’alpe scendi innanzitutto quando hai finito l’erba. Poi, adesso, in epoca moderna, scendi perchè la legge te lo impone e c’è una certa data entro cui devi partire, oppure scendi perchè il tal giorno i camion possono venire a caricarti il gregge o la mandria. Scendi perchè la TV o internet hanno dato neve in arrivo (una volta quante volte si veniva sorpresi dalla neve e solo allora si scendeva?).

Non c’è il tempo “giusto” per scendere. Sicuramente con il sole si fatica meno, ma personalmente non mi dispiace lasciare l’alpe con quell’atmosfera che davvero ti dice che la stagione è finita. I margari da un paio di settimane avevano fissato il giorno per la transumanza e la domenica, sotto la pioggia, avevano abbassato le manze. Tutta la mandria era stata riunita nei pressi delle baite solo il lunedì mattina, poco prima della partenza definitiva.

Tutti davano una mano, chi con gli animali, chi in cucina per preparare “un po’ di colazione”, ma soprattutto il pranzo da consumare una volta finito di caricare gli animali sui camion. La prima parte di transumanza però avviene a piedi, così Piero ad un certo punto chiama la mandria e ufficialmente si parte. Cade una pioggia fine, sottile, l’aria è fredda, in alto è caduta neve nei giorni scorsi.

Il cammino è rapido, gli animali procedono a tutta velocità, bisogna fare attenzione a non essere letteralmente investiti, specialmente quando il toro cerca di cavalcare una vacca o due vacche si cavalcano tra di loro. Questo fenomeno è l’incubo delle transumanze, sia per l’incolumità delle persone che danno una mano, sia per i rischi che corrono gli animali stessi. A volte basta poco per mettere un piede in fallo e scivolare nella scarpata o anche solo per ferirsi una zampa.

La pioggia va e viene, ma l’atmosfera è proprio quella giusta. Anche i colori sono lo sfondo più adatto per la transumanza. Si sale quando il verde si allarga sulla montagna, si scende quando questo viene sostituito dal rosso e dal marrone sui pascoli, dal giallo e dall’arancio nei boschi.

Il resto della transumanza avviene con la pioggia battente e sulle schiene della mandria si alza una nuvoletta di vapore. Anche gli uomini sudano sotto giacche e impermeabili, ma tra poco il cammino finirà e ci sarà “solo” più da far salire le vacche sui camion. Al termine di questo lavoro, un boccone in compagnia, poi ci si saluta. Per i margari però il lavoro continuerà fino a tarda sera: li aspetta una cascina ed una stalla diversa dagli anni precedenti, così ci sarà da faticare a lungo per far entrare le vacche e legarle ciascuna al suo posto.

Intanto su in valle ha di nuovo nevicato. La neve non è ancora scesa in basso, ma la montagna ha davvero cambiato faccia. Mancano pochi giorni anche alla partenza del gregge, i pastori si sono fatti rassicurare sulla stabilità del meteo almeno fino al momento della transumanza… però un minimo di apprensione c’è comunque. Non è più come una volta che, quando arrivava la neve, si partiva. Ora c’è la maggiore certezza delle previsioni, ma nello stesso tempo ci sono molte più cose da fare e da trasportare, quando si fa la transumanza.

Per fortuna gli ultimi giorni sono un’alternanza di sole e nuvole che regalano ancora dei bei momenti. Il gregge è vicino a casa, così si può approfittare di qualche momento per fare gli ultimi lavori: c’è chi cucina per la transumanza, chi inizia ad imballare tutto ciò che dovrà essere portato via. Si fa scorta di legna per il prossimo anno, si sistema il tetto e si chiudono le finestre, affinchè la neve invernale non vada a danneggiare le strutture.

E’ proprio ora di partire. Lo dicono i colori, lo dice l’aria. Magari resterà indietro erba da pascolare, il gregge ne avrebbe avuto ancora forse per un giorno o due, ma è inutile rischiare oltre. Ormai gli amici sono avvisati, presto arriveranno per dare una mano, mentre il gregge viene mandato a pascolare in vista della partenza.

Dopo pranzo, ci si mette in cammino. Il cielo è velato, c’è “aria di neve”, dal fondovalle sale una leggera nebbia. Risuonano per l’ultima volta i suoni delle campane, i belati e l’abbaiare dei cani, ma tra poco quassù sarà solo silenzio. I pascoli resteranno a disposizione di caprioli, camosci e stambecchi, fino alla prossima stagione.

Le pecore sembrano proprio aver voglia di scendere: avanzano veloci, quasi di corsa, e bisogna faticare a contenerle, anche perchè nelle retrovie c’è chi va più piano, ci sono gli agnellini, c’è chi si distrae per pascolare ancora qualche ciuffo d’erba.

Un saluto all’altro pastore che resta ancora su… O meglio, che intendeva farlo! Infatti poco dopo il passaggio del gregge, anche lui si incamminerà scendendo più a valle, visto che la neve inizierà a cadere imbiancando i pascoli. Erba ce n’è più poca, meglio lasciar perdere e non rischiare oltre!

L’aria è sempre più fredda, il clima è proprio quello che ti dice di andare via. Certamente sarebbe stato bello partire con il sole, in maglietta, invece che infagottati in maglie e berretti, però così la montagna la lasci più volentieri, sapendo che per te e per i tuoi animali lassù non c’è più posto.

Giù per la strada a volte pioviggina un po’. Gli animali vorrebbero fermarsi a pascolare, ma bisogna camminare e raggiungere la destinazione finale prima che venga sera. Con il maltempo l’oscurità arriverà ancora prima ed è fondamentale riuscire almeno a percorrere tutta la strada di fondovalle prima che sia notte.

Ogni tanto ci si ferma per raggruppare il gregge, poi si riparte. Al seguito ci sono i mezzi per caricare animali in difficoltà: da una parte gli agnelli nati negli ultimi giorni, ma sarà anche necessario “dare un passaggio” a due partorienti che hanno scelto proprio quei momenti concitati per mettere al mondo una coppia di gemelli ciascuna!

Buona parte del cammino su asfalto avviene sotto la pioggia, più o meno intensa, talvolta accompagnata da raffiche di forte vento. Si pensa a scendere e non ci si domanda cosa stia capitando lassù all’alpe, ma dalla pianura (adesso che i telefoni hanno ripreso a svolgere il loro ruolo, dopo mesi di quasi totale silenzio) arrivano notizie di violenti temporali, addirittura grandine.

Ogni volta che è possibile, si sfruttano slarghi e strade laterali per far defluire il traffico, incredibilmente abbondante in una giornata del genere lungo una strada di montagna. C’è anche il pullman di linea, ma per fortuna l’autista è “del mestiere”, padre di pastore, cognato di margari… Poi camion e moltissime auto, ma per fortuna quasi nessuno si lamenta troppo.

Si passa il paese che è già quasi sera. La gente esce a vedere e salutare, ma il gregge prosegue veloce. Manca poco al punto dove si lascerà la strada, poi ci saranno ancora un paio di chilometri in salita, per arrivare al luogo dove il gregge finalmente si fermerà. Scende l’oscurità, soffia un vento forte e gelido, le montagne sono imbiancate. Il cammino pare infinito, quasi al buio si cerca di capire quanto manca ancora, poi finalmente si arriva e quasi tutti salutano velocemente per tornare a casa, ad altri lavori, altre incombenze. C’è chi deve andare dalle vacche in stalla, chi a dare il pezzo alle proprie pecore. I pastori lavoreranno ancora per un paio d’ore prima di sistemare tutto.

Per quella notte però si risale ancora all’alpe, c’è ancora del materiale da prendere lassù. La neve è caduta fin poco sotto le baite, soffia un vento fortissimo che ha spazzato la neve formando delle croste di ghiaccio. La stufa calda accoglierà i pastori quando arriveranno, molto tardi. Si mangia rapidamente e si cerca di dormire nonostante il vento, poi al mattino si carica tutto e si parte. E’ l’ultimo saluto alla montagna, ormai non più ospitale per uomini ed animali.

Chi resta per finire i lavori, far pulizia, portare via pentole e coperte, vede poco per volta arrivare il sole. Il vento si calma e l’atmosfera si tinge dei colori autunnali. Pare quasi di vedere i larici diventare più gialli di ora in ora. sarà necessaria quasi l’intera giornata per sistemare tutto, togliere l’acqua dai tubi, chiudere ogni cosa, caricare le auto.

Quando finalmente è tutto a posto, l’atmosfera è di nuovo cambiata. Il cielo è livido e c’è aria di neve, inizia a passare qualche fiocco leggero. Poco dopo, mentre si scende a valle, la neve cadrà abbondantemente. Una volta tornata a casa e seduta qui davanti al pc, avrò modo di vedere decine e decine di immagini di chi ha aspettato un giorno in più per la transumanza e pertanto è sceso tra la neve. Anche sul gregge comunque ha nevicato e la discesa a valle non è ancora conclusa…

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  1. Ho vissuto la fatica della transumanza sia con gli animali che per chiudere le case, l’ansia della strada da fare prima di notte, la gioia dell’arrivo e del “tutto a posto” e i pensieri di riuscire a fare tutto senza danni a persone, animali e per le case che restano a sopportare l’inverno in montagna . . . Brava Marzia a raccontare la bravura di queste persone che portano avanti un lavoro che è immutato da secoli! 😉

    Ciao, Fior

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