Quasi più nessuno

L’autunno è bello. Bello per i colori, per quell’aria che si respira lassù in quota in questa stagione, con un caldo piacevole (a differenza del calore soffocante dell’estate), aria limpida, giornate veramente belle quando c’è il sole, senza rischio di temporali improvvisi. Bello per la solitudine, una solitudine che non pesa al pastore, perchè si sente il “signore” della montagna. Scrive un pastore: “Adesso sono qui con la compagnia dei miei cani, purifico l’anima e raggiungo la pace interiore. Che solitudine!” (E’ un pastore moderno e lo scrive in un sms!)

Ci sono giornate in cui fa ancora caldo, sudi in salita, sudi a portare sacchi di sale o le reti a spalle, ma la sera poi rinfresca . Quando stai fermo, ti crogioli in quel sole che scalda le ossa e ti rilassa. Anche le pecore, d’autunno, sono più brave e si spostano meno, durante il pascolo. Certo, ci sono giornate in cui fatichi ad indirizzarle dove vorresti, ma non è più come d’estate. L’erba da pascolare è sempre meno, quindi ci si concentra maggiormente su quella a disposizione.

D’autunno passa meno gente e, di solito, quella che c’è la montagna la conosce meglio. E’ un turista più attento, più consapevole, un appassionato che capisce e apprezza le sfumature, cerca quella stessa pace e tranquillità di cui gode il pastore in questi giorni. Poi c’è la spiacevole eccezione anche nella bella giornata, con un gruppo di motociclisti rumorosi che arrivano facendo rombare i motori e spaventando il gregge appena uscito dal recinto per avviarsi pigramente verso il pascolo. Per fortuna (bontà loro) si fermano e spengono il motore (a differenza di altri prepotenti passati nei mesi precedenti), attendono che il pastore faccia spostare il gregge dal sentiero, ma appena ripartono (tagliando su per i pascoli con qualche difficoltà) gli animali si spaventano e tornano indietro precipitosamente. So che l’argomento scatenerà la solita polemica, ma io non amo queste persone che, infrangendo la legge, scorrazzano sui sentieri di montagna (e, spesso, anche al di fuori di essi). Inoltre le loro moto (senza targa leggibile) non erano leggere moto da trial, ma mezzi più pesanti e rumorosi che hanno scavato un profondo solco nella parte terminale del sentiero per raggiungere il colle e divallare, senza per fortuna ritornare a infrangere la quiete dei pascoli.

Quelle giornate d’autunno con giochi di luci e sottili nebbie, quelle giornate in cui tu sei in maglietta e magari in pianura indossano una maglia pesante perchè giù fa brutto. Il pastore, lassù, lo spera vivamente, che in pianura ci sia il brutto tempo e possibilmente anche la pioggia, perchè sa bene che quest’anno, se non arriverà qualche precipitazione, sarà dura pascolare in prati secchi e riarsi.

Qualche nuvola arriva, ma passa veloce. I pascoli quassù ormai sono marroni, il freddo prima, il vento poi hanno consumato l’erba. In montagna, per i pastori, la pioggia ora ha scarsa utilità, è più che altro un fastidio o addirittura un danno, perchè gli animali pascolano malvolentieri l’erba vecchia, se bagnata. Per le pecore c’è ancora di che pascolare, molte mandrie sono ormai scese, restano sempre meno alpeggi abitati, a questa stagione.

Ancora sole, ancora vento. Va bene tutto, purchè non venga la nebbia. Il gregge pascola dove, settimane prima, c’era una mandria di bovini, ma la siccità quest’anno ha limitato la ricrescita dell’erba. Le pecore comunque riescono ancora a mangiare, brucano quel poco che è rimasto, poi si dirigono tra i cespugli di ontano, a cercare ciuffi ancora verdi.

Certi giorni si sale ancora in alto, c’è un vallone laterale da pascolare. Un vallone quasi dimenticato, dove chissà da quanti anni non saliva una pecora. Antiche tracce di sentieri, viottoli dei camosci, dove al massimo passa ogni tanto un cacciatore solitario. E’ difficile convincere il gregge a salire, ma poi a poco a poco la lunga fila si inerpica anche lassù, fino a sbucare in pascoli quasi totalmente invasi da cespugli.

E’ bello l’autunno, che ti regala panorami del genere, con colori che cambiano di giorno in giorno. Lassù ci sei solo tu con il tuo gregge, non ci sono auto parcheggiate al fondo della strada, non ci sono escursionisti sulle vette o lungo i sentieri. Dall’alto ti guardano i camosci e gli stambecchi, in cielo l’aquila e ogni tanto anche i grifoni. Ti godi lo spettacolo del vedere le tue pecore che pascolano, guardi la loro lana soffice, le ammiri quando rientrano, le pance ancora ben piene, la sera al recinto.

Le giornate sono sempre più corte, riesci anche a riposare un po’ di più. Al mattino puoi permetterti di rimanere a letto un po’ più a lungo, tanto fuori è notte ed il recinto è più vicino alla baita. La sera si finisce prima, le pecore scendono da sole al recinto. Se non ci sono imprevisti, ci sono meno lavori da fare rispetto ad altri momenti dell’anno. Anche per questo l’autunno è bello. Non è che non si faccia niente tutto il giorno, ma almeno si tira un po’ il fiato.

Poi arriva anche la pioggia: un po’ di nebbia, qualche goccia, si apre l’ombrello solo per pochi minuti, poi lo si chiude e lo si riapre ancora. Per fortuna dalla pianura dicono che invece giù ha piovuto, che sembra già subito tutto più verde. Ma l’autunno comunque di solito non è una stagione difficile, è l’inverno quello che fa tribolare. Oggi si è ancora in montagna, domani si inizierà a temere la stagione più critica, con la difficile ricerca di pascoli…

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  1. Anche in pianura con le moto da cross non è uno scherzo. Quando ho gli animali vicino a strade di campagna (sterrate e tra i boschi) e sento arrivare moto a velocità prossime ai 100 km/h mi prende abbastanza il panico. Non sai più se mandare il cane a girarle (e a quel punto temi che ti stirino il cane) o lasciarle dove sono sperando che qualcuna per lo spavento non si tuffi in mezzo alla strada(soprattutto gli agnellini). Con il tempo le pecore stanno cominciando ad abituarsi ma il rumore è talmente fastidioso che penso non lo faranno mai del tutto. Auto e trattori invece non li degnano neanche di uno sguardo. Durante un battibecco con qualcuno di questi scalmanati mi è stato detto: “ma se non possiamo sfogarci quì tra i boschi allora dove andiamo ?”. Ma se per strada (luogo deputato al passaggio dei mezzi a motore) ti fanno la multa ci sarà pure un motivo, no?. E se io venissi con le mie pecore in quell’oasi di civiltà dove tu abiti e ti facessi gli stessi ragionamenti saresti d’accordo?. Il fatto di essere tra i boschi non significa il deserto assoluto; capita spesso di incontrare anziani in bicicletta, famiglie con passeggini e bimbi piccoli che vanno a farsi una passeggiata (o magari vengono apposta per vedere le pecore). Non trovo giusto che rischino di essere travolti da qulcuno che si deve “SFOGARE”. Così va il mondo, dove fallisce l’educazione fà da padrone la prepotenza. Buon autunno a tutti. Ciao, Bruno

    • fin da bambina ricordo brutti incontri con motociclisti maleducati e incivili, che arrivavano a tutta velocità sui sentieri del paese in cui abito, fregandosene dei divieti e rischiando di investire persone o gruppi che passeggiavano nei boschi.
      quando poi hai animali è ancora peggio! questi nello specifico sono stati educati e cordiali (a differenza di altri prepotenti con cui ho avuto modo di scontrarmi durante l’estate… dicevano di avere diritto di passare di lì perchè avevano su gli animali, peccato che non avessero capito che io ero su CON gli animali! 😉 ), ma comunque dopo il loro passaggio il sentiero in alcuni punti è stato gravemente danneggiato. con le moto da trial almeno questo aspetto non si verifica. comunque la legge dice che non si può andare al di fuori dei percorsi autorizzati, quindi… bisognerebbe rispettarla 🙂

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