Anche in Francia…

Sono stata alla fiera di Barcellonette. Questa, due anni fa, era stata la prima fiera d’oltralpe che mi capitava di visitare ed ero tornata davvero entusiasta. Per l’atmosfera, le bancarelle, ma soprattutto gli animali e tutto il contorno. Quest’anno, sarà che mancava l’effetto novità, sarà che effettivamente c’era qualcosa di diverso, ho respirato un’altra aria.

Per carità, di animali ce n’erano, ma meno della passata edizione che avevo visitato. La mia impressione è poi stata anche confermata da alcuni addetti ai lavori (Italiani) incontrati là, pastori della vallate confinanti. Meno animali, meno razze rappresentate, quasi nessuna capra. Sarà la crisi anche qui? Non posso darvi notizie in più, perchè non parlo francese e non sono quindi in grado di carpire notizie dall’interno come invece accade per una fiera nostrana. Comunque, senza nulla togliere alle (pochissime) rassegne piemontesi dedicate a razze locali (rassegne o mostre, per l’appunto), questa è una fiera dedicata interamente agli ovini ed in Piemonte una cosa così non la trovi!

C’erano quelli di Eleveurs & Montagne con le loro campagne informative riguardanti il lavoro dei pastori ed la problematica delle predazioni. In Francia attualmente si sta provvedendo anche a degli abbattimenti di lupi, a fronte di numeri che riguardano le predazioni  davvero impressionanti. Nel solo dipartimento 04 Alpes de Haute-Provence, il mese di luglio 2013 ha contato 112 attacchi con 289 vittime certificate. E questo non è che un mese ed un dipartimento!

Gli stands vicini erano quelli del progetto La Routo, c’erano anche gli amici della Comunità Montana Valle Stura di Demonte e, tra le altre cose, si proponevano assaggi di carne d’agnello. Ma in Francia già sanno cosa vuol dire mangiare agnello, è in Italia (in Piemonte) che bisogna far conoscere la carne ovina.

Ecco infatti una delle tante lavagnette in giro per Barcellonette, a proporre il menù per il giorno della fiera. Qui il piatto del giorno è il cosciotto d’agnello, ma scorrendo i menù più dettagliati, anche quelli stampati e quindi in uso quotidianamente e non solo per l’occasione, la carne ovina la trovavi praticamente ovunque.

Come tutte le fiere che si rispettino, c’erano le bancarelle con le attrezzature per gli addetti ai lavori. Qui però ne ho contate solo due più una italiana, che vediamo sempre agli appuntamenti nostrani. In questo campo da noi sicuramente c’è più scelta, le sellerie presenti alle fiere sono più numerose, ma tutte con il loro buon giro di acquirenti. Un pastore italiano inoltre mi ha sconsigliata di effettuare acquisti: “Tutto troppo caro, qui!“. Lo stesso coltello (tra l’altro prodotto in Francia) aveva un prezzo di 3 euro superiore rispetto a quanto l’ho pagato in Italia poche settimane fa.

Uno poteva comunque sbizzarrirsi negli acquisti o, per lo meno, rifarsi gli occhi di fronte alla varietà proposta sui banchi. Devo sottolineare un certo gusto estetico nella presentazione dei prodotti, a prescindere dalla loro qualità. Cesti e cestini di frutta secca, olive, patè, confetture, gelatine, ma poi frutta e verdura fresche, aglio e scalogni, in un trionfo di colori e profumi.

Qui non ci sono quei furgoncini che, da noi, propongono indigesti e calorici panini unti. Moltissimi vanno a mangiare nei tanti ristoranti del paese, con menù a prezzi più che abbordabili e cibo di buona qualità. C’è anche qualche forma di cibo da asporto, come dei “ravioli” ripieni tipici del posto o la socca nizzarda (una versione francese della farinata di ceci), ma potevi pure acquistare una vaschetta di paella o altri cibi preparati sul posto in padelle gigantesche.

Di gente alla fiera ce n’era tanta, chi interessata direttamente agli animali, chi per curiosità, chi per fare acquisti. Era un sabato, moltissimi bambini affollavano la piazza, chi attratto dai trattori e chi dagli asini, che ispirano sempre simpatia.

L’erba del vicino è sempre più verde, così gli Italiani presenti alla fiera (molti, sentivi spesso parlare in Piemontese o in Italiano, appunto) cercavano prodotti francesi ed i Francesi, viceversa, si rivolgevano alle bancarelle dei produttori italiani! C’era chi vendeva prodotti dal parmigiano al pecorino, ma anche piccoli casari come Aldo dell’azienda “En Barlet ed i suoi prodotti di latte di pecora frabosana-roaschina.

Ovviamente si potevano trovare ed assaggiare moltissimi formaggi francesi, a latte ovino, caprino, bovino, misto… Freschi e stagionati, d’alpe o di fattoria, tutto ben spiegato, ben specificato, ma a prezzi decisamente più elevati rispetto a quelli che sono abituata a vedere dalle nostre parti. Ho colto un commento passando: “Se lo mettessi a quel prezzo, da noi non venderei nulla!“, diceva un margaro italiano.

C’erano anche salumi per tutti i gusti e, poco per volta, vedevi calare il livello dei prodotti esposti, segno che comunque di acquisti se ne facevano, anche se erano numerose le bancarelle che vendevano merce dello stesso tipo.

Oltre all’inevitabile gran numero di bancarelle che esponevano abbigliamento, chincaglieria, “merce da fiera” in generale, c’erano anche diversi artigiani con prodotti più o meno a tema. Per prepararsi all’inverno, pantofole in vera lana di pecore francesi!

C’erano anche gli orologi “pastorali”, con le pecore o con il pastore ed il suo gregge. Gira gira per la fiera, di cose da guardare quindi se ne trovavano eccome ed ogni tanto succedeva pure di incontrare amici venuti fin qui per l’occasione. Una bella fiera, quindi, però sembra che ormai un po’ tutto sia velato dal quel pizzico di pessimismo o brutta aria che tira in ogni dove.

Allora meglio fare ancora un giro dalle pecore, per guardare un po’ quanto sono diverse rispetto alle nostre razze. C’erano dei montoni in particolare, razza Ile de France, con un posteriore che faceva capire quanta carne c’è in un cosciotto! Però, nonostante quello, io non sono molto favorevole all’importazione di altre razze per l’allevamento. Se un territorio ha fatto sì che se ne selezionasse una di un certo tipo, per sfruttarlo nel modo giusto ritengo sia corretto continuare ad allevare quella determinata razza. Un conto è avere una o due merinos in un gregge di biellesi, un altro decidere di allevarne un gregge dalle nostre parti con il pascolo vagante.

Anche questa volta, tra la folla, era abbastanza semplice individuare i pastori. Vi ricordo che qui pastore e allevatore sono figure spesso non coincidenti. L’allevatore manda in alpe il gregge, spesso più allevatori mettono insieme i loro animali per la stagione estiva, affidandoli ad un pastore. Molti di questi sono stati allievi di una delle scuole predisposte alla formazione di questa figura professionale, come vi avevo raccontato questa primavera quando sono stata ospite in Francia alla scuola di Merle.

Non mi sono fermata oltre ad ascoltare le parole dette dal palco. Qui c’è più concretezza ed attenzione ai problemi dei pastori, qui la piazza principale viene messa a disposizione per la fiera. Anche qui ci sono difficoltà, ma si fa comunque qualcosa in più che non in Italia. Da noi invece poco alla volta spariscono le fiere dedicate alle pecore, in Piemonte, in Lombardia…

Ho invece fatto diverse tappe lungo la via del ritorno. La prima a Larche, salendo verso l’omonimo colle che mi riportava in Italia. Qui, tra decine e decine di reti tirate, qua e là pascolavano gruppi più o meno grossi di pecore. C’era poco da mangiare, ma lo spazio era ampio e poi quelle razze devono essere abituate a raccogliere l’erba bassa, visti i pascoli secchi che già li hanno ospitati fino a poco fa.

Al Colle della Maddalena sono andata a cercare altre pecore. Quelle francesi le ho viste solo alla fine, ad altissima quota su su tra i ghiaioni. Un altro gregge italiano pascolava poco più a valle, ma questo era più o meno nel solito posto dove l’ho già incontrato altre volte in passato.

Il proprietario l’avevo incontrato a Barcellonette, ma uno dei suoi operai badava al gregge. Anche qui colori d’autunno… La Valle Stura è notoriamente una vallata secca e ventosa, quindi non è una novità avere l’erba secca e gialla a questa stagione. Il pastore però non vuole ancora scendere, questa primavera è salito in ritardo per colpa della neve e della vegetazione scarsa, per di più in pianura c’è ancora meno, a causa della siccità. Pertanto si resiste in quota, finchè sarà possibile.

Credevo che i miei incontri fossero terminati, ma invece, lungo la strada che mi riportava in alpe, ho ancora incontrato una transumanza. Era già quasi sera, ma il gregge stava ancora scendendo lungo la valle. Un automobilista chiede: “Ha idea di dove andranno? Non siamo più abituati a vedere queste cose…“. Eppure queste cose accadono, in Italia come in Francia. Anzi, è più facile trovare greggi che affrontano l’intera transumanza a piedi proprio qui da noi.

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