E’ ora

Alla fine è ora. Un’altra stagione è passata, è scivolata via, è di nuovo arrivato il momento in cui le strade risuonano per il fragore dei rudun, sull’asfalto si vedono quelle tracce che solo il passaggio della auto a poco a poco confonde. Si incontrano camion che salgono vuoti e scendono con il loro carico. La stagione d’alpe è finita ed io non sono andata a trovare praticamente nessuno. Non arrabbiatevi con me, d’altra parte anche voi però non siete venuti a trovarmi in alpe! (Tranne poche eccezioni).

Si attaccano i rudun, poi si mangia un boccone all’alpe, poi ci si incammina. Non tutte le transumanze hanno lo stesso spirito… C’è chi parte senza sapere se il prossimo anno ritornerà (il meccanismo di affitto degli alpeggi, sapete, è un grande punto interrogativo). C’è chi parte per una nuova meta o chi aspetta a partire perchè, fino al 29 settembre, la “nuova cascina” è occupata da altri. Essere margari vuol dire spesso non avere certezze: un’incognita l’alpe, un’incognita la cascina per l’inverno. Così come c’è un valzer per gli alpeggi, la stessa cosa avviene in pianura e tizio va nella cascina dove c’era caio e caio si aggiusta dove invece era quell’altro e…

Così è questo mondo, tanto bello e romantico a vederlo dal di fuori, tanto irto di difficoltà e imprevisti a viverlo dal di dentro. Comunque, a parte tutto, per la maggior parte delle persone la transumanza è una festa ed il suono dei campanacci aiuta a comunicare a tutti che c’è una transumanza in corso. Appena si raggiungeranno le prime case, le prime borgate, la gente infatti accorrerà a salutare la mandria ed il margaro.

Si parte davvero. Gli animali vengono chiamati e poi ci si avvia, qualcuno a piedi per controllare le vacche, altri a piedi magari solo così per compagnia ed amicizia, altri ancora con le auto, sia per segnalare la transumanza quando si sarà nel traffico, sia per trasportare questo e quello. Chi parte senza certezze di ritorno, dall’alpe porta via tutto.

Una giornata non solo assolata, ma pure calda. Al mattino l’aria era fredda, specialmente per chi arrivava dal fondovalle o dalla pianura, ma poco per volta il sole scalda. Sole e vento nei giorni precedenti hanno letteralmente “bruciato” tutto, quindi a maggior ragione è ora di scendere. In alto poco per volta resteranno solo i pastori con le loro greggi.

La mandria alza nuvole di polvere sulla strada sterrata, gli animali marciano veloci, incalzano quelli che camminano davanti, mentre dietro i vitelli piccoli fanno un po’ più fatica. Non è una passeggiata riposante, si cammina veloci e spesso c’è da correre quando qualche vacca scappa o va dove non dovrebbe. In questa transumanza non vengono impiegati cani e così per gli uomini che sorvegliano gli animali c’è da faticare di più…

La fila avanza, le montagne rimpiccoliscono alle spalle. I colori, a parte quelli della siccità, non sono ancora propriamente autunnali, solo qua e là iniziano a vedersi delle foglie che cambiano colore. E’ un mondo strano, quello dell’alpe, perchè oltre alla fatica ed al lavoro che stanno dietro alle belle immagini, spesso è anche caratterizzato da gelosie, ripicche, screzi o rotture insanabili (anche all’interno delle stesse famiglie), furti (di pascoli o di materiale), pettegolezzi e voci incontrollabili che vanno di valle in valle.

Si arriva sull’asfalto, il caldo aumenta, per la strada c’è traffico e di tanto in tanto si rischiano piccoli incidenti poichè gli automobilisti non sanno come comportarsi di fronte ad una mandria. Si cerca il più possibile di far defluire il traffico, ma la strada è stretta e tortuosa, così ogni tanto tocca far aspettare qualcuno.

E poi, dopo chilometri di asfalto assolato, si attraversa il primo comune della valle. Il cammino della mandria per ora è quasi concluso, non si rientra ancora in cascina, ma per qualche tempo si pascolerà ancora all’aperto a quote intermedie, dove c’è meno rischio di nevicate improvvise e l’erba è ancora abbondante.

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