Se un alpeggio così fosse da noi

Una rapidissima gita oltreconfine, di nuovo in Francia, perchè è il luogo più facile e vicino da raggiungere. Un vallone scelto più o mano a caso, nella speranza di aver successo nell’incontrare almeno un gregge. Da una ricerca on-line mi sembrava che lì fosse un vallone “da pecore” e allora si parte confidando nella buona sorte. Le prima pecore le vediamo a Briançon, a pascolare nel fossato intorno alla cittadella.

Poi, arrivati a les Fonds, abbiamo la certezza che un gregge lo incontreremo. A parte il cartello che invita i turisti a tenere il cane al guinzaglio, dato che è un territorio dove pascola un gregge… Vediamo la nuvola di pecore sui pascoli più a monte, ben allargata. Ad occhio e croce almeno un migliaio di capi!

Prima saliamo per il sentiero lungo il vallone, rimanendo a bocca aperta per l’estensione di questa montagna. Anche se ormai l’epoca della fioritura è passata, la bellezza del posto è davanti ai nostri occhi sotto forma di un ampio vallone che si dirama in conche laterali erbose. Poche, pochissime pietraie, pareti dolci, pericoli per gli animali quasi nulli (altro che le pietre che rotolano falciando gambe!), un torrente scorre nel mezzo dei pascoli e si scorgono numerose sorgenti laterali. Una meraviglia, ad occhio azzardiamo che potrebbe comodamente sostenere 2500 pecore per tutta la stagione.

La bergeria è sull’altro versante, piccola, ma essenziale. Non si vede nessuno, il pastore sarà sicuramente al pascolo con il gregge. Viene spontaneo riflettere su come fare il pastore qui sia un’altra cosa. Non che sia una passeggiata, ma anche un giovane con una minima esperienza, come potrebbe essere chi frequenta gli appositi corsi “da pastore”, accompagnato da un paio di buoni cani, non dovrebbe faticare troppo, nel corso della stagione. Dov’è che, da noi, si trova una montagna così??? E dove questa è affittata ad un pastore?????

Se da noi ci fosse una montagna simile, non sarebbe destinata alle pecore! Il prezzo sarebbe altissimo e verrebbe affittata a qualche margaro (sempre che non cada nelle mani degli speculatori a caccia di ettari per i contributi) per caricarla con diverse centinaia di vacche. Ho visto bovini in montagne ben più ripide e sassose, quindi nessuno in Italia lascerebbe un alpeggio così ad un pastore! L’erba è stata sì pascolata fino in fondo, ma senza esagerazioni, anzi, quasi si potrebbe parlare di un carico inferiore rispetto alle possibilità del pascolo.

Ma qui in Francia la pastorizia è un’altra cosa. Sulla via del ritorno, il gregge ci viene letteralmente incontro, si sta ritirando verso il recinto. Erba ce n’è per proseguire la stagione, le temperature si fanno più rigide, ma c’è ancora qualche settimana prima della transumanza. Speriamo di vedere anche il pastore e provare a scambiare quattro chiacchiere con lui per avere risposte alle tante domande che ci sono sorte durante la nostra gita.

Il gregge è composto da pecore di razza Merinos, Mourerous e altre ancora, tutte marchiate in modo ben evidente con la vernice sulla lana, a significare che gli animali appartengono a diversi proprietari. Inoltre vi sono alcuni bellissimi esemplari di capre Rove. Cercando di farsi capire (noi parliamo pochissimo Francese, lui non parla e non capisce l’Italiano), iniziamo un dialogo con il giovane pastore. Il gregge adesso conta circa 1200 capi, ma altri 1000 (femmine gravide e altri animali) sono già stati portati via la settimana precedente. E’ stata una buona stagione, tardiva, ma con tanta erba. Il lupo ha attaccato una volta sola, con la perdita di tre pecore.

Il pastore è solo il sorvegliante delle bestie. E’ originario dei dintorni di Gap e d’inverno non segue il gregge nella Crau. Ci spiega che nel vallone a fianco vi è un altro gregge e un altro ancora nelle montagne di fronte al fondo della valle. Non conosce l’Italia, anche se il confine è solo lì oltre la cresta e non conosce le razze ovine del Piemonte. Gli mostro qualche foto sulla macchina fotografica: “Ah, lunghe orecchie…“.

La pastorizia è pastorizia, ci si capisce a dispetto dei problemi linguistici, però come sono diversi questi pastori francesi, con il loro abbigliamento tecnico da alpinisti e i loro alpeggi dove la stagione estiva pare quasi una vacanza! Ci allontaniamo meditando sull’erba del vicino, che è proprio “più verde” della nostra, sul significato di “fare il pastore” e sulle soddisfazioni che il mestiere ti può dare, anche ricordando i prezzi visti a Briançcon per il formaggio di pecora, o i menù dei ristoranti lungo la via principali, tutti comprendenti almeno una portata a base di agnello.

Ormai in auto sulla via del ritorno, incontriamo un gregge di capre diretto alla stalla per la mungitura. Casetta tradizionale, container equipaggiato per la trasformazione del latte e vendita diretta in loco. In tutta questa valle di vacche ne avremo viste sì e no una trentina. Pensate invece alle mandrie che si incontrano negli alpeggi appena oltre la cresta, in Italia!

  1. Chissà perchè rimaniamo sempre affascinati dal mondo della pastorizia francese. Saranno i grandi greggi, gli estesi alpeggi erbosi, le marchiature belle chiare su quella lana molto compatta, i “patous” e poi quei “bergers” sempre più moderni!!!!!!! Comunque sia, dobbiamo ammettere, che sulla pastorizia la sanno lunga.

  2. Bello ! tutto molto bello.
    Sono colpito dalla vastità e dalla morfologia del terreno, vedendo le foto, più che sulle alpi, mi pare siate stati in qualche altopiano Andino.
    Concordo che alpeggi con le caratteristiche come quelle che si vedono sulle foto e che ci sono state raccontate in Italia ve ne sono pochi.
    Concordo che dai francesi sull’allevamento ovi caprino, soprattutto caprino avremmo molto da imparare. Lungi da me dire che i nostri allevatori, i nostri pastori non siano bravi, ma mentre noi cinquanta anni addietro ci siamo fermati, i Francesi si sono evoluti adeguandosi ai tempi.
    Non mi trovo invece d’accordo sulla conclusione che ” la loro erba sia più verde della nostra”, vi sono da noi in Italia alpeggi monticati da greggi di Pecore o di Capre che per le loro peculiarità sono in grado di dare punti all’alpeggio francese in questione.

    • forse è stato frainteso il senso del mio post… alpeggi belli così ci sono anche da noi, ne conosco pure io, solo che è impensabile che vengano affittati ad un pastore di pecore! se va bene li prende un margaro, se va male uno speculatore…

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