Neanche tanto lentamente

Ancora qui a parlare del tempo, ma d’altra parte è questo il fenomeno che condiziona maggiormente il lavoro del pastore. Per il resto, ormai ben sapete che la routine quotidiana non presenta grandi variazioni. Le giornate sono lunghe, solo che ora iniziano prima del sorgere del sole e finiscono di notte, per effetto della diminuzione delle ore di luce.

C’è ancora stato qualche giorno un po’ più estivo, con sole e temperature gradevoli, ma l’aria s’era ormai fatta più fine e bastava poco per dover indossare una camicia sopra alla maglietta. In montagna le stagioni iniziano e terminano all’improvviso, tutti sanno che, dopo la metà di agosto, ci si può aspettare ogni cosa, anche la neve.

Quest’anno spesso le giornate sono iniziate con il sole e l’aria limpida, ma prima ancora di arrivare sul pascolo già c’erano nebbie e nuvole in agguato. A pensarci ora, i giorni in cui davvero si è patito il caldo sono stati pochi e paiono già lontanissimi i momenti in cui il sole scottava e si sognava un po’ di refrigerio, peraltro sempre ottenuto la sera, grazie a temperature fresche e gradevoli.

Era bastato qualche giorno di aria più fredda per veder mutare i colori, con la comparsa delle prime tonalità che annunciano l’autunno. Se, giù per la valle, ci sono foglie che cadono ed erbe ingiallite per effetto della siccità nelle zone più rocciose, qui il verde predomina ancora, ma poco per volta i pascoli stanno comunque cambiando faccia.

Molte giornate sono all’insegna della nebbia, che spesso arriva nella tarda mattinata e, a volte, si prolunga fino a sera. Più o meno fitta, più o meno umida, ma subito non ancora così fredda. Da una settimana all’altra però le cose cambieranno drasticamente.

Magari è un giorno come tanti, all’inizio ancora estivo, soleggiato, caldo, persino afoso in pianura. Poi, la sera, lassù sui monti passa un temporale che si allontana continuando a brontolare rumorosamente verso il fondovalle. In seguito arriveranno le notizie degli effetti che questo avrà portato in città, ma in alpeggio la conseguenza immediata sarà un brusco cambiamento delle temperature.

Come spesso accade, dopo simili fenomeni violenti, a seguire si ha almeno una giornata di bel cielo sereno e luminoso. Però il caldo non è più insopportabile, anche con il sole indossi qualche capo di vestiario in più e, nello zaino, meglio avere tutto il necessario per coprirsi, compresi anche i guanti ed il berretto.

Capita davvero di rado, in questo periodo, di riuscire a pascolare comodamente il gregge da mattina a sera, senza problemi di scarsa visibilità. La stagione ormai è da considerarsi alla fine, per qualcuno la permanenza in alpe sarà ormai di durata inferiore al mese. Per altri, soprattutto i pastori, si conta di rimanere in quota ancora più a lungo, ma ovviamente sarà sempre il tempo a dettar legge. La speranza è di avere un buon autunno, con un tempo accettabile…

L’autunno può anche essere migliore dell’estate, magari tiepido, sereno, senza troppa nebbia. Questa fine estate invece è di tutt’altro tipo, quando arriva la nebbia fa anche parecchio freddo, forse proprio per quello allora ci si auspica una fine di stagione migliore, una specie di contrappasso. Lo so, l’autunno ufficialmente deve ancora arrivare, ma a queste quote si ragiona diversamente e il mese di settembre praticamente lo si considera già autunno a tutti gli effetti.

La fine di agosto sembra avere ben poco di estivo. Certi giorni parti con il cielo incerto e l’aria fredda, poi già a metà mattina inizia a piovere. Non tanto tempo prima si considerava come quest’anno (a parte la primavera che ben ricorderete e le prime settimane in alpe) la neve non si fosse ancora fatta vedere nemmeno sulle punte. Ebbene, non c’era da aspettare oltre!

Quel giorno infatti è stato un susseguirsi di piogge, acquazzoni con qualche granello di grandine, poi arcobaleni e persino un po’ di sole. Tempo instabile, insomma, durante il quale il gregge continuava a pascolare, salvo interrompersi nei momenti di particolare violenza delle precipitazioni.

Per esempio quando, nella seconda parte del pomeriggio, per qualche decina di minuti la grandine ha tamburellato sulla schiena delle pecore e sugli ombrelli dei pastori. Chicchi piccoli, ma insistenti, che hanno coperto e schiacciato l’erba, rendendo scivolosi i pendii e abbassando ulteriormente la temperatura. Il temporale poi è proseguito con pioggia e violenti colpi di tuono.

Alle quote maggiori però si intuiva un grigiore diverso. Quella non era più pioggia, quella era la prima neve di questa fine estate, che forse salutava la partenza di un amico che aveva trascorso diverse settimane in alpe e rimpiangeva di non aver visto le cime imbiancate. Se solo avesse aspettato un giorno in più, il suo desiderio sarebbe stato esaudito!

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