In fondo niente di nuovo

Passano le settimane, finisce luglio e arriva agosto, ormai sono più i giorni già passati in alpe di quelli che restano da trascorrere su. I mesi scorrono veloci, ad agosto si sa che basta poco perchè, dal caldo, si arrivi ad avere una nevicata improvvisa. Per “il resto del mondo” agosto è estate, ferie (forse adesso un po’ meno, con la crisi), caldo. Qui ad agosto si pascola in alto, ma ti accorgi che le giornate man mano si accorciano.

In una settimana possono succedere tante cose, pur non capitando niente di nuovo… Un giorno magari piove, poi quello dopo si alza un vento fortissimo, che regala sì una splendida giornata di cielo terso, ma annulla tutti i benefici della pioggia, “rovina” l’erba ed impedisce di dormire in quelle baite d’alpeggio dove il tetto di lamiera sembra dover volar via da un momento all’altro sotto l’impeto delle folate. Le stufe a legna spesso non hanno un buon tiraggio e riempiono le stanze di fumo denso…

Dopo il vento resta il bel tempo, ma dall’aria tersa e secca via via si passa prima al caldo e poi all’umidità e all’afa. Dopo aver avviato il gregge lungo il solito sentiero che porta su ai pascoli di alta quota, si sposta il recinto ai piedi di un altro vallone, un po’ più in alto. Piccole variazioni alla routine, ma il lavoro è sempre quello, giorno dopo giorno. Con il caldo, le pecore al mattino faticano di più ad incamminarsi, rimarrebbero tutto il giorno all’ombra tra i cespugli, oppure addossate ad una roccia, per iniziare a pascolare solo nel tardo pomeriggio o la sera. Dovrebbero essere libere, dovrebbero poter dormire in quota, non dovrebbero essere forzatamente rinchiuse tra le reti ogni notte, ma sono passati i tempi in cui ciò era possibile.

Altrove, in quelle vallate più a ridosso della pianura, il caldo porta subito la nebbia. Si va a fare un giro per controllare che anche di là sia tutto a posto, si guardano le pecore, si ascoltano i resoconti del pastore, si gioisce per lo sventato attacco ad opera di un lupo solitario grazie al pronto intervento dei cani da guardiania. Poi ci si scambiano le notizie, di valle in valle…

Sempre più caldo, sempre più faticoso avviare il gregge, bisogna incitarlo con i cani, evitare che gli animali si ammassino lì sotto le rocce, dove quelli sopra possono far cadere sassi sui gruppetti sottostanti, cosa che comunque accade spesso anche nei momenti di normale pascolamento. Non si può nemmeno esagerare con gli incitamenti e così i pastori mangiano pranzo attendendo che lentamente il gregge prenda la sua strada verso l’alto.

Anche lassù comunque arriva il calore e, se non proprio l’afa, comunque si avverte l’umidità che incombe sulla pianura. Non c’è più ombra a queste quote, il sole ti cuoce, si spera che continui a passare di tanto in tanto una nuvola per donare qualche attimo di sollievo. Prima o poi sarà inevitabile che tutto questo calore sfoci in dei temporali, ma per ora le nuvole si limitano ad andare oltre, sospinte dal vento in quota.

La neve scioglie rapidamente, in questi giorni, e l’erba, a queste quote, cresce altrettanto rapidamente. Qui le piante “sanno” di avere poco tempo a disposizione per il loro ciclo vitale, così appena dopo la scomparsa dei nevai, a vista d’occhio, si vede avanzare il verde e poco dopo si hanno addirittura i fiori, tutto nel giro di pochi giorni. Nebbie di calore vanno e vengono, il gregge pascola finalmente ben allargato, ma tra poco sarà ora di avviarlo verso il ritorno, perchè c’è da scendere fino al recinto ed occuparsi delle ultime incombenze di giornata. Il rientro dei pastori alla baita ormai avviene con il crepuscolo, quando non con l’oscurità e le pile frontali accese.

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Una risposta

  1. Ciao mi chiamo Stefano,riguardo alla signora toscana che non trova personale per il suo agriturismo,io sono disponibile 7su7(i giorni sono tutti uguali).Ho provato a cercarla sul link che hai lasciato ma senza successo. Mi puoi aiutare?

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