Almeno due buoni motivi per tornare lassù

E’ da qualche anno che, per un motivo o per l’altro, ogni estate c’è un post che riguarda questo alpeggio e questi amici. Anche quest’anno sono tornata all’alpe Giulian. Vi ricordate la visita dello scorso anno? Quindi bisognava tornare per avere gli aggiornamenti che riguardano questi giovani, visto che di novità ce ne sono eccome!

Questa volta salgo a piedi, non avendo motivi di lavoro o materiale da portare su, preferisco una sana camminata alla tensione di affrontare quella ripida e tortuosa strada. Con tristezza osservo l’abbandono che avanza ed il progressivo crollo di antiche baite che solo qualche anno fa avevo immortalato ancora con i tetti al loro posto. Qui i pascoli sono utilizzati, ma non le strutture, se non come stalle di fortuna per le capre in alcuni momenti della stagione.

Poi arrivo all’alpe Giulian ed uno dei motivi per andare lassù era vedere finalmente la nuova baita. Torniamo indietro anche a questo post per ricordare meglio quali erano le condizioni di vita e di lavoro quassù. Sarà Ivan più tardi a spiegarmi com’è che alla fine la baita c’è ed anche Katia mi racconterà la storia della loro casa in alpeggio… “Se non continuavamo ad insistere noi, non so se alla fine avrebbero fatto qualcosa! Il bando della Regione alla fine non è stato aperto e così abbiamo dovuto mettere dei soldi anche noi. Un rischio, visto che qui siamo in affitto e quindi la certezza assoluta di continuare a salire qui non c’è… L’hanno tirata su in 11 giorni…“. Ivan spiega: “Il Comune ha pagato parte del materiale e noi l’altra, più abbiamo messo il lavoro. Non ti dico che fatica, poi portare su tutto per quella strada!“. Oggi però la casa c’è, è confortevole, persino fin troppo calda, accogliente, adatta ad un bambino di pochi mesi ed a tutti quelli che vivono a queste quote. Grazie alla corrente elettrica della centralina c’è il riscaldamento, il frigo e persino la lavatrice, che consente di evitare di lavare a mano alla fontana o mandare giù ai genitori il bucato.

C’è anche un’altra novità in alpe, legata all’arrivo del piccolo Luca. Ivan questa primavera mi aveva chiesto se conoscevo qualche ragazza disponibile per passare la stagione in alpe e dare una mano a sua sorella, sia con i lavori, sia con il bambino. Per caso, negli stessi giorni, un’amica di questo blog mi raccontava le sue vicende personali. “Mi mancherà l’alpeggio, quest’estate…“. Comprendendo al 100% le sue parole e per una di quelle illuminazioni che a volte ti colgono istantaneamente, sfruttando la tecnologia che accorcia le distanze ho accennato la cosa all’uno ed all’altro. “Ci penso…“. “Ne parlo in casa e poi ti dico…“. Ma nel giro di poco tempo l’accordo è stato trovato e così ecco Camilla, che su questo blog era intervenuta in passato con commenti e foto. Classe 1990, una laurea di primo livello in Valorizzazione e tutela dell’ambiente e del territorio montano all’università di Milano, sede di Edolo, una tesi sull’accrescimento degli agnelloni al pascolo in alpe in relazione al cotico erboso… “Dalle pesate è emersa una mancata crescita e questo fattore è stato ipotizzato dovuto al turbamento degli attacchi dell’orso che si sono verificati in quella stagione“. Camilla ci aveva già parlato di questi problemi qui.

Per me praticamente questo è il quarto anno in alpe. Prima ero in Lombardia, al Crocedomini, dove ci siamo conosciute. Lì quell’estate ho passato su più o meno un mese. Poi le due estati successive sono stata su due mesi. Quest’anno qui starò due mesi e mezzo. Aiuto con il formaggio, vado al pascolo. E’ il primo anno che mungo, avevo paura di non riuscire. Per adesso mungo le vacche, sette a mano, stamattina volevo farne otto, ma non non ce l’ho ancora fatta! Sono contenta dell’esperienza. Ero abituata alle pecore, ad andare al pascolo, ma per il resto il lavoro è quello, gli orari sono un po’ diversi, ma uno si abitua. A casa abbiamo pecore, una quarantina, mio papà le tiene per passione. Mio nonno aveva le vacche, ma quando non ha più potuto tenerle abbiamo preso le pecore.

E qui riceverà anche un prezioso regalo. Ci sono delle differenze tra Lombardia e Piemonte, per esempio qui si usano molte più campane e queste poi sono sorrette dalle canaule. E così, dal lavoro di Ivan e Katia (uno intaglia, l’altra colora), eccone una appositamente dedicata che servirà per adornare il collo di Susy, un’agnella speciale che avevamo conosciuto qui. “La cosa che mi piace di più è andare al pascolo delle pecore, però sto prendendo gusto anche a fare il formaggio e mungere.” Camilla si è stupita per la folla che partecipa alle transumanze (quella dell’Alpe Giulian è particolarmente numerosa e allegra), abituata ai pastori vaganti per cui ogni giorno è una transumanza, per cui anche in alpe si sale senza particolari clamori.

Raggiungo gregge e pastore al pascolo. Lungo il sentiero le tracce dei recinti, Ivan sta facendo un buon lavoro per migliorare i pascoli. Invece di realizzare i recinti nelle aree più comode, pianeggianti (e solitamente con un’erba migliore), li sposta via via sui versanti, cercando di far arretrare i cespugli di mirtilli e rododendri. E bravo pastore, questo sì che vuol dire gestire la montagna!

Il gregge è in un vallone laterale che non conoscevo. “Se al posto dei sassi ci fosse tutta erba, qui salterebbe fuori un altro alpeggio…“. In effetti il posto è davvero bello, ma tutto il cotico è disseminato di rocce e vi è pure il pericolo che gli animali, spostandosi, ne facciano cadere altre, mettendo a rischio la loro stessa incolumità. Chiacchieriamo a lungo, si parla della nuova baita, dell’andamento della stagione, dei danni subiti da altri pastori per causa del lupo, degli avvistamenti nella parte alta della valle.

Adesso che abbiamo la casa, inizieranno i problemi per il caseificio. Lo so che non è come dovrebbe essere, ma lo spazio a disposizione era quello e non si può fare nella stessa baita anche il bagno e lo spogliatoio. Poi l’alpeggio è del Comune, abbiamo già messo tanto di nostro per la baita, rischiando… Se l’asl vuole un altro caseificio, vada a dirlo al Comune! Lo so che adesso non ci sono soldi, mi rendo conto che il Comune deve spendere quei pochi che ci sono per tutti, quindi magari asfaltano una strada che serve per 50 famiglie. La gente potrebbe trovare da dire se si spendono migliaia di euro per qualcosa che serve per una famiglia sola per pochi mesi all’anno quassù…“. Il discorso ha la sua logica, le difficoltà sono tante, la legge non sta a guardare le singole realtà. Eppure la caseificazione è fondamentale: non tanto quassù, dove si vende poco (il transito di turisti è soprattutto composto da escursionisti stranieri che seguono la GtA), quanto in generale. “Camilla si stupisce a sentir parlare di mungitura delle pecore, ma come ti ho sempre detto, è quella mungitura che mi fa tirare avanti, lo stipendio quotidiano del pastore… Paga la benzina ad andare su e giù…“.

Come era accaduto in passato presso altri pastori, ho l’occasione di filmare il pastore mentre manda il suo cane a girare le pecore, che stanno avviandosi in massa verso un punto troppo ripido e pietroso. Quant’è prezioso il lavoro dei cani in questo mestiere! Insostituibile! Una persona non potrebbe mai svolgere lo stesso compito, ma anche il cane deve avere il giusto addestramento e la predisposizione, altrimenti il rischio di incidenti sarebbe ancora maggiore del passaggio spontaneo del gregge in quel punto.

Torno all’alpeggio, passo accanto alle vacche, sta salendo la nebbia e cadono alcune rade gocce di pioggia. Chiacchiero ancora con Camilla e Katia, in alpe c’è anche il giovanissimo Davide (11 anni), cugino di Katia e Ivan. Sta passando qui l’estate per badare al bimbo e dare una mano in generale. Sul tavolo ci sono i libri dei compiti delle vacanze aperti, ma vengono chiusi rapidamente per lasciare il posto ad una tazza di thè con i biscotti.

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  1. Splendido video, Marzia. Questo omaggio al cane, di cui si sente solo l’abbaiare lontano… degno di un grande regista.
    Quando alle bergerie Giulian… tocca che ci torni! L’ultima volta che ci son passato erano le bergerie più piene di druggia che avessi mai visto. Ma era più di venti anni fa…

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