Perchè invidiare?

Gli amici che seguono questo blog e che vivono/lavorano in montagna /in alpeggio capiranno bene quello che voglio dire. Agli altri cercherò di spiegarlo.  L’invidia è un sentimento che a volte tutti proviamo, ma questo stato d’animo non porta alcun beneficio. E poi, cosa serve invidiare vedendo le cose dal di fuori, senza sapere veramente com’è la realtà? Ricordo che, anni fa, una persona che abitava in un luogo montano veramente splendido mi aveva rivolto uno sguardo perplesso quando gli avevo fatto notare quanto fosse bello stare lì, quanto lui fosse fortunato. La bellezza la vedevo io, visitatrice occasionale. Lui probabilmente ci vedeva l’isolamento, l’impossibilità di muoversi a piacimento perchè vincolato dal lavoro. In effetti anche per me raggiungere quel posto non era stato facile, ma un conto è una gita, un altro è affrontare per forza la lunga strada stretta e tortuosa, magari quando si è stanchi, magari con condizioni meteo pessime.

Quando sei in alpeggio, quante volte ti senti rivolgere quella frase? Generalmente io non sono alla baita, ma, sbrigate le faccende domestiche, raggiungo gregge e pastori in quota. In una giornata quasi interamente passata “a casa”, ho avuto modo di vedere un buon campionario di visitatori occasionali del luogo (in numero ridotto rispetto alla norma a causa di una temporanea interruzione della strada di accesso, quindi si trattava solo di escursionisti e ciclisti). Non è mancata il classico: “Beati voi che state qui!” o, appunto “…che invidia!“. Perchè invidiare pastori e margari? Certo, quassù non abita nessuno, alla sera resta solo chi fa questo mestiere e nessun altro.

Però l’escursionista, seguendo il suo cammino, può decidere di trascorrere una notte in quota, può fare un trekking, può sostare in un rifugio. Conosco margari che, da generazioni, salgono sullo stesso alpeggio, quindi del resto delle vallate magari non hanno mai visto nulla, se non andando a qualche fiera. Escursionista, ciclista che raggiungi l’alpe, rinunceresti alle tue gite domenicali o anche settimanali, rinunceresti alle tue ferie, alla possibilità di essere oggi qui, domani là, per rimanere fisso in un luogo, per bello che sia? Lo sai che in alpeggio capita di rimanere isolati per giorni a causa di temporali, senza nemmeno la possibilità di comunicare perchè il cellulare non prende?

Certo, magari qualcuno accetterebbe di farlo. Come dico spesso a chi vuol fare questo mestiere, cambiando vita, bisogna sentirselo dentro, altrimenti all’entusiasmo iniziale seguirà una profonda disillusione, un senso di costrizione, perchè gli animali vincolano al 100%, 365 giorni all’anno. Come scrivevo ieri, sei lì in montagna, in un posto splendido, ma magari capitano solo poche, pochissime occasioni in tutta la stagione per poter salire al colle che ti permette di affacciarti su altre vallate. Fare il pastore, il margaro, non è una “bella vacanza”, è un lavoro, particolare sicuramente, ma un lavoro, con tutte le sue problematiche, anche se ha come sfondo bellissime montagne.

Non è che, automaticamente, in un posto del genere la bellezza del paesaggio (ammesso che ci siano giornate di sole e piacevole brezza) azzeri le difficoltà economiche, personali, ecc. Certo, aiuta a sentirsi più positivi, ma non sempre è sufficiente. Tante volte la fatica, la stanchezza, la frustrazione per certe situazioni arrivano sovrastare tutto. Penso a allevatori invischiati in beghe burocratiche, che lottano affiancati da avvocati per far valere i propri diritti. Proprio ieri un ragazzo mi scriveva questo: “La mia montagna è già il secondo anno che va all’asta e non è finita… Con contratti annuali! Questo a causa di un sindaco che cerca di favorire certi elementi. Andiamo avanti a suon di avvocato e palanche per pagare l’affitto.. Tutti soldi che potrebbero essere investiti nell’alpeggio!! Ma così non è purtroppo!! Questo dopo 18 anni che carichiamo noi l’alpeggio…!!!“.

Certo, chi passa casualmente in un alpeggio che è anche un bel posto non immagina che dietro ci possano essere così tante cose. Forse può arrivare a capire le ore di duro lavoro, gli orari lavorativi spesso pressochè infiniti, il fatto che certe soddisfazioni compensino i sacrifici, ma difficilmente associa ad una mandria o un gregge la burocrazia, la frustrazione, il disgusto per sentirsi dimenticati, per sentirsi “di serie B”. Perchè se il turista ha delle necessità, ci si affretta, se una strada per l’alpe è interrotta, non importa niente a nessuno. Perchè certe piste vengono messe a posto nel mese di agosto e non a giugno, prima della monticazione? Ce ne sarebbero di esempi da fare… Ammirate l’alpeggio, rispettate il territorio, gli uomini, gli animali, ma senza invidia. Cercate di documentarvi, cercate di conoscere questo mondo e pensate a quante piccole cose che date per scontate manchino lassù.

Non è vanità, non è scarso spirito di adattamento, non sono queste le cose che mi fanno dire che in alpeggio spesso mancano troppi elementi ormai essenziali. Va bene per una vacanza avventura lavarsi nel torrente o illuminare la cena con la pila o la candela, ma quando vivi e lavori duramente per diversi mesi in alta quota, avere un bagno, addirittura una doccia, aprire la porta e accendere la luce non dovrebbero essere lussi (per non parlare di quei luoghi dove quasi manca persino la porta e, più che una baita, si parla di un ricovero di fortuna). Forse è più la donna ad avere queste necessità, anche perchè, se presente in alpe, è lei a passare più tempo nelle baite a far scaldare sul fuoco acqua per lavare e lavarsi, a cercare di conservare il cibo dove non c’è la corrente e la possibilità di avere un frigo (a meno di mangiare polenta e latte, latte e polenta, pasta e scatolette a pranzo e cena), ecc. ecc… Chi invidia la vita d’alpeggio, ci pensa mai, a queste cose?

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Una risposta

  1. Noi non proviamo invidia al pensiero che state in coda chiusi nella vostra auto ore e ore nell’arco della Vita.

    Cari cicloturisti, escursionisti, motocrossisti e geeppisti noi non vi invidiamo, voi fate altrettanto e magari con un pizzico di rispetto e un sorriso.
    Grazie da un Bifolco.

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