Dieci anni fa

Sapevo che era più o meno in questo periodo, poi sono andata a controllare tra i miei vecchi album di foto. Già, 10 anni fa scattavo foto e le facevo sviluppare… Altri tempi! Il bello è che ho altre immagini di quel giorno, ma nessuna dell’evento che sto per raccontarvi. Dieci anni fa ho incontrato il Pastore. Tanti di voi la storia la conoscono… Stavo lavorando al censimento delle strutture d’alpe per conto della Regione Piemonte (Assessorato alla Montagna) e, nella spartizione delle vallate tra noi giovani rilevatori, per questioni logistiche avevo scelto, tra le altre, le Valli Chisone e Germanasca.  Così, di alpe in alpe, ero arrivata lassù, alla ricerca di un gregge di pecore e relativo pastore. Ero ancora molto ignorante, all’epoca… Fortunatamente, grazie anche alle indicazioni dei margari dell’alpe confinante, ero riuscita a localizzare il pastore abbastanza rapidamente, lungo un sentiero, tra i larici. Ecco come e quando il Pastore mi parlò per la prima volta del pascolo vagante!

Per avere foto di quel gregge e di quel personaggio ho dovuto cercare tra gli album dell’anno successivo, 2004. Invece, dell’8 luglio 2003, ho solo uno scatto di una mia amica che mi teneva compagnia quel giorno, insieme ad un cucciolo. “Nessuna sede invernale degli animali, pascolo vagante“, così aveva risposto il Pastore ad una delle domande della scheda. Poi mi aveva spiegato che “…i miei animali non vedono mai una stalla, sono sempre fuori!“. Anche gli altri colleghi, alle riunioni in cui ci trovavamo per fare il punto della situazione, mi avevano raccontato di aver incontrato altri “pastori vaganti”, chi con greggi di 5-600 animali, chi di 1000 e più.

Così l’anno dopo, nel 2004 appunto, ero poi tornata dal Pastore, l’avevo trovato e lui si ricordava bene di me. Avevamo chiacchierato a lungo, aveva risposto a tutte le mie domande curiose, mi aveva spiegato che, più avanti nella stagione, si sarebbe trasferito in quella che lui chiamava la sua “villa”, una vecchia caserma ancora in condizioni abbastanza buone, su quella che per lui era la montagna più bella che si potesse trovare. Certamente il carattere del Pastore ha influito su tutto ciò che è successo da allora in poi… Perchè se il primo “pastore vagante” da me incontrato fosse stato un altro, forse le cose non sarebbero andate così.

Ed eccoci, sempre nel 2004, davanti alla “villa”, una rara foto in cui è immortalato anche questo personaggio un po’ schivo. Ero tornata lì dopo che amici mi avevano segnalato la presenza di un gregge ai Tredici Laghi. Stava germogliando in me l’idea di scrivere un libro sul pascolo vagante, su di un mondo sconosciuto ed affascinante. Avevo iniziato proprio da lui, dal Pastore, inizialmente restio ad essere “protagonista”, ma nello stesso tempo ben disponibile a chiacchierare con me. Non usavo registratori, mi annotavo tutto su carta la sera, dopo aver passato ore in alpeggio a cercare un agnello disperso o a controllare tutte le pecore sparse per la conca dei laghi, o ancora a cercare di seguire il passo veloce del mio amico su fin verso la cresta, per affacciarsi in Francia e vedere le altre montagne, dove lui sognava di lavorare con un grosso gregge… Il resto poi, bene o male, lo sapete, è tutto su “Dove vai pastore?” (Priuli&Verlucca Ed., 2006) prima e qui sul blog dopo.

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