Non pensavo di trovare un ingorgo quassù!

Scorrono lenti e frenetici insieme i giorni in alpeggio. Per qualcuno la stagione d’alpe è una transumanza, una sede, un periodo da trascorrere su, con gli animali che pascolano ora una zona a quota minore, ora maggiore, fino al ritorno in pianura. Per altri invece le cose non sono così semplici e lineari.

Dopo una breve parentesi, il caldo si era nuovamente ritirato e il sole non era nemmeno fastidioso. Se poi le nuvole coprivano il cielo, era necessario aggiungere una maglia. Non se ne lamentavano gli animali, che invece soffrono e non poco quando le giornate sono afose o torride.

Tutto sommato quindi non ci si lamentava affatto, visto che così c’era modo di pascolare una seconda volta quei pascoli che già avevano sfamato il gregge ad inizio stagione, ormai più di un mese e mezzo prima. Con il caldo sarebbe stato difficile, gli animali avrebbero cercato l’ombra e avrebbero patito l’assalto delle mosche.

Poi viene il giorno della partenza, dello spostamento. In questo caso si cambia addirittura vallata, per cercare un luogo dove non solo gli animali possano brucare buona erba, ma soprattutto i guardiani del gregge abbiano una struttura degna di questo nome dove ricoverarsi la sera, cosa ahimè non scontata ancora oggi, nel XXI secolo.

Si attraversano i pascoli magri dove nelle settimane scorse il gregge già ha brucato quel che c’era di più appetibile. Gli animali camminano in una lunga fila sul sentiero, sanno che oggi non sono lì per pascolare, ma per andare altrove. Il cielo resta velato, la speranza è di non incontrare nebbia o temporali durante il cammino, per il resto la mancanza di sole è addirittura gradita.

Sul colle c’è un’aria quasi fredda, a contatto delle schiene sudate. Più che una tappa, il tempo necessario per far sì che il gruppo si ricompatti e si possa riprendere il cammino senza che nessun animale resti troppo attardato. Il tragitto è ancora lungo…

Si percorrono sentieri quasi soffocati dalla vegetazione, antiche vie di transito che oggi restano aperte quasi solo più grazie al periodico passaggio di uomini ed animali. In questa transumanza infatti il pastore era “armato” di roncola per tagliare i rami che maggiormente invadevano la via.

Un altro colle, un altro vallone, una scorciatoia seguendo le piste dei cervi per evitare un lungo giro sui sentieri ufficiali, e di colpo il suono di altre campane, di altre transumanze. Poco dopo ci si ritrova incolonnati tra una mandria di vacche con tanto di rudun e, più indietro, un altro gregge di pecore, di piccole dimensioni.

Rideranno, coloro che quotidianamente affrontano il traffico cittadino, ma comunque rimanere incolonnati con un gregge su di un sentiero di montagna dove passeranno poche decine di escursionisti in tutta l’estate è un avvenimento abbastanza inconsueto. La mandria, che già seguiva un gregge di capre transitate precedentemente, poi proseguirà il suo cammino, mentre le pecore devieranno per altre piste frequentate soprattutto dagli animali selvatici.

Nonostante la data, anche a quote non elevate, c’è ancora da attraversare un nevaio che scende nel canalone. In molti alpeggi gli animali stanno salendo solo in questi giorni, la stagione è tardiva, la neve scioglie a poco a poco e l’erba inizia appena appena ad essere quella “giusta” per il pascolo.

Anche i rododendri sono nel momento della loro massima fioritura, colorando i versanti a chiazze dalle tonalità vivaci. Il gregge ormai si sta affacciando sull’altra valle, la transumanza è quasi conclusa, almeno per quel giorno. Bisognerà però ancora attendere qualche tempo per salire ancora a quote maggiori, dove finalmente ci si fermerà per qualche mese.

Il tempo fino ad ora è stato clemente, ma verso sera in cielo si accumulano densi nuvoloni che si fanno via via più scuri più a ridosso delle montagne. Si sentirà anche qualche colpo di tuono e cadrà un po’ di pioggia, ma è solo un classico temporale estivo. D’altra parte c’è da augurarsi che ogni tanto un po’ di pioggia cada, per scongiurare la siccità che aveva drammaticamente colpito gli alpeggi lo scorso anno.

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