Fine della primavera

Tecnicamente non era ancora estate. Il calendario dice che quella inizia oggi, il 21 giugno, con il solstizio. Però nei giorni scorsi era arrivato, all’improvviso, il caldo, che tanto si era fatto attendere, soprattutto in quota. In pianura non si stava male, con il fresco, però molti settori dell’agricoltura piangevano su di una stagione di scarsi raccolti frutticoli, di fieno marcito nei prati. In montagna tanti andavano a vedere i pascoli per la salita in alpe, poi tornava indietro dicendo che c’era ancora da aspettare.

Quelli che invece erano già su, come avete potuto vedere su queste pagine, hanno attraversato svariate giornate difficili, caratterizzate spesso da grandine e pure neve, oltre alla pioggia battente. Adesso però è stagione di nebbia e di temporali. A mano a mano che la pianura si scalda, qui le nebbie si appiccicano alle montagne.

Credo che, per un pastore, questi siano i momenti più difficili. Solo il più esperto riesce a stare tranquillo in giornate del genere… oppure il più incosciente!  Non che ci sia un vero pericolo, gli animali pascolano come sempre, solo che, con la nebbia, tendono maggiormente a dividersi. Le campane al collo sono fondamentali, in queste condizioni.

Quando la nebbia va e viene, bene o male riesci a raccapezzarti e, tra uno sprazzo e l’altro, ti dai da fare per individuare gruppi e gruppetti, ma soprattutto singoli animali allontanatisi dal gregge o rimasti attardati. Lo sapete bene qual è il pericolo… Il rischio è rappresentato dal lupo. Il predatore può attaccare sia in pieno giorno, mentre si è al pascolo, sia di notte, se qualche animale non rientra al recinto. Ecco perchè il pastore deve preoccuparsi di ricondurle tutte al recinto, la sera.

Bisognerebbe tenere gli animali tutti uniti, potrebbe argomentare qualcuno. Il guaio è che non è sempre possibile. Non lo è su montagne del genere, con ripidi pendii, rocce, cespugli. Adesso il recinto è ancora a quota abbastanza bassa, quindi ogni giorno si cammina per arrivare ai pascoli non ancora percorsi dagli animali. C’è il giorno in cui il gregge si mette a pascolare subito, appena uscito dalla rete, e quello in cui invece infila veloce il sentiero e sale, sale… Non tutti però riescono a tenere il passo delle prime, così c’è sempre qualche ritardatario che resta indietro, addirittura che si ferma a pascolare più in basso.

Quest’anno la fioritura dei rododendri è al suo massimo splendore soltanto ora, mentre nelle passate stagioni ci aveva accolti durante la transumanza di salita all’alpe. Macchie rosa intenso colorano la montagna, segni evidenti di quanto la copertura anche di questi cespugli sia estesa. Oltre ai rododendri, sono però gli ontani a farla da padrone, una fitta “foresta” dentro la quale spesso scompaiono gli animali, andando a pascolare l’erba verde che cresce lì in mezzo. Capre, ma anche pecore e agnelli. La speranza è sempre che tutti escano di lì e si accodino al gregge.

E’ vero che la pecora è un animale gregario e tende a stare in gruppo, ma anche per loro non tutte le giornate sono uguali, così magari c’è quella che decide di fermarsi a pascolare più a lungo delle altre, c’è quella zoppa che fatica a seguire il gregge, c’è l’agnello, sazio dopo la poppata, che si addormenta in una conchetta erbosa. Con la nebbia poi gli animali hanno maggiore tendenza a dividersi, non vedendosi gli uni con gli altri.

Il caldo della pianura arriva anche quassù, si sta in maglietta nonostante la nebbia o il cielo coperto. I cani fanno frequenti bagni nei ruscelli e qualcuno addirittura cerca refrigerio sui rimasugli dei nevai. Il sentiero, che fino a poco tempo fa era transitabile a fatica, ora è ormai sgombro, la neve sta sciogliendo velocemente.

Giorno dopo giorno si torna sui propri passi. Un giorno gli animali si fermano più in basso, un altro “scappano” verso l’alto approfittando della copertura della nebbia. Solitamente il pastore le lascia andare, le guida solo in alcuni punti, perchè non vadano in posti pericolosi in giornate di maltempo, perchè finiscano di pascolare in basso, perchè non corrano troppo verso le alte quote, dove l’erba è ancora tenera e bassa.

In alto c’è ancora neve, anche se sempre meno, giorno dopo giorno. Questa si protende verso il basso in lunghi canaloni di valanga, maggiormente pericolosi quando si assottigliano e minacciano di crollare sotto il peso delle pecore. Di sicuro chi è giù in pianura a boccheggiare invidia queste “fresche” immagini!

Al mattino, dopo le varie attività nel recinto, quando si inizia a salire con gli zaini in spalla però si suda a profusione anche qui. Mentre le pecore iniziano ad allungare la loro fila, ti chiedi se è il caso di legare sullo zaino anche l’ombrello. Sarà “solo nebbia” come nei giorni scorsi, o il caldo sfogherà in qualche temporale?

Verso l’ora di pranzo ci sarà la risposta. Gli ultimi bocconi vengono inghiottiti in fretta, la nebbia si trasforma in qualcosa di diverso, l’aria si fa più densa, si ode un brontolio lontano. C’è quell’immobilità che precede la burrasca. Persino gli animali avvertono quelle particolari condizioni e, a differenza del giorno prima, non puntano verso l’alto, ma si fermano. Per i lunghi attimi di attesa restano quasi immobili, senza nemmeno pascolare. Poi i tuoni si fanno più vicini ed inizia a cadere qualche gocciolone pesante.

Non tutti abbiamo l’ombrello e comunque non c’è da correre dietro al gregge, così precipitosamente scendiamo di alcune decine di metri, a raggiungere un’ampia balma dove si può stare al riparo, uomini e cani, addirittura sdraiandosi o sedendosi, a scelta. Seguiranno oltre due ore di lampi e tuoni quasi ininterrotti, con pochissima pioggia. Il gregge riprenderà a pascolare, ma i cani, terrorizzati, non se ne andranno da vicino a noi, soprattutto quelli da guardiania, che poco amano i temporali. Poi i tuoni si allontaneranno e, su verso le creste, emergerà qualche raggio di sole.

Quella sera il rientro al recinto non sarà problematico. L’aria è più fresca, la nebbia si è dissolta, la serata sembra avviarsi verso un bel tramonto. Però in montagna, soprattutto a questa stagione, il meteo evolve con grande rapidità, così ci sarà ancora un veloce temporale mentre i pastori stanno finendo i lavori nel recinto ed un altro, più intenso, con chicchi di grandine grossi come ceci, quando finalmente si consumerà la cena seduti a tavola.

  1. Un’idea fulminante leggendo il tuo articolo: se si dotassero le pecore di collari tipo i braccialetti elettronici, si potrebbero controllare con maggior facilità, gli si potrebbe accoppiare anche un emettitore di ultrasuoni fastidiosi per i lupi …

    • penso che sia già stato studiato qualcosa di simile… però sul lato pratico non so. pensa al pastore con un gregge da 2000 e più capi, dici che si riuscirebbe a localizzarle tutte?
      più che altro però è il costo… se un dispositivo simile supera il valore della pecora (e facilmente penso che sia così), allora come fare? bisognerebbe che, invece di aiuti vari, venga data una cosa del genere, ai pastori! 😉

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