Il buon pastore e i cattivi esempi

Qui si parla di pascolo vagante, in tutte le sue forme. Il pascolo vagante positivo, le problematiche, si cerca di discutere anche sul perché per qualcuno il pascolo vagante sia così negativo (persino da condannare, da vietare!). Quando i media (raramente) parlano del pascolo vagante o lo fanno con eccessivo romanticismo, o è in occasione di qualche episodio deprecabile.

Anche se lo seguo meno, so che è in progressiva espansione anche il pascolo vagante con mandrie di bovini, anche piuttosto consistenti, e questo fa sì che la tolleranza nei confronti della categoria vada diminuendo, soprattutto quando avvengono episodi spiacevoli. Non conosco i diretti interessati dal fatto riportato su questo articolo (la Stampa, 28 maggio 2013), ma di sicuro l’episodio non è un esempio da seguire. Il pascolo vagante delle greggi è una tradizione antichissima, ma oggi anche alcuni allevatori di bovini, per ragioni varie (prima fra tutte la crisi, l’aumento dei costi), hanno scelto di condurre così anche le loro mandrie. Fin quando c’è spazio (e foraggio) per tutti, nessun problema, ma quando i pascoli scarseggiano, quando il maltempo imperversa, quando asfalto e cemento avanzano a discapito del verde, si possono creare situazioni difficili da gestire. Gli animali devono mangiare, ma non per questo deve iniziare il far-west!

Già, la crisi. Aumenta il costo del foraggio, ma anche quello dei mezzi di trasporto e allora sia i giornali, sia la TV hanno parlato di una lunghissima transumanza, “come ai vecchi tempi”, tutto a piedi. Sandro viene dal pascolo vagante ovino, quindi non è nuovo a imprese simili. E’ affascinante, è un bel vedere, è sicuramente più ecologico transumare a piedi, ma riflettevo su cosa potrebbe succedere se tutti tornassero a spostare le mandrie a piedi… Migliaia di capi in marcia, tra paesi, cittadine, strade, campi, fondi privati. Gli animali devono anche mangiare, sostare, e passato il primo, il secondo, al terzo cosa resta?

E’ con grande dispiacere che sono anche venuta a conoscenza di piccoli episodi che hanno visto coinvolti alcuni giovani e giovanissimi pastori. Non vorrei che il “mito” del pascolo vagante per questi ragazzi significhi l’assenza di regole ed un atteggiamento da grandi uomini, che non porta a niente di positivo. Da una parte le lamentele dei contadini, che si vedono pascolare i fondi senza che nessuno abbia chiesto un permesso, dall’altra la comprensibile reazione delle istituzioni che, di fronte all’esasperazione popolare, procedono con i divieti, unica arma a loro disposizione quando nessun altro interviene a fermare quelli che sbagliano.

Il buon pastore è quello che attraversa comuni, province, regioni lasciano dietro di sé contadini soddisfatti (che lo invitano a cena o vengono a trovarlo con un pintone di vino o un thermos di caffè) e il cui arrivo è visto con gioia. “E’ nel mio interesse comportarmi bene, perché anno dopo anno mi ritrovo a passare di qui. C’è quello che comunque non vuole che pascoli i suoi pezzi, lo sai e lasci stare… Ma in certi comuni dove sono sempre passato io sono arrivati altri che hanno iniziato a fare danni e adesso ne pago le conseguenze soprattutto io, perché hanno messo i divieti. Loro finchè possono se ne fregano, ma io che pascolo alla luce del sole…”, mi diceva già anni fa un pastore.

Non vogliamo più che venga! E’ giovane, dovrebbe avere più rispetto! Qui di bestie ce ne sono sempre state, quindi eravamo anche contenti che passasse a pulire i prati, ma ha fatto pelare troppe piante, poi non aveva rispetto, le bestie andavano per conto loro, negli orti e nei giardini, lui passava a tutta velocità con il fuoristrada tra le case… Non si fa così!”, raccontava un anziano, parlando di una negativa esperienza vissuta negli anni passati. Tutti sono stati giovani, ma perché certi pastori scelgono come esempio i peggiori aspetti del pascolo vagante, piuttosto che imparare dai buoni pastori? Non basta avere “l’abbigliamento adatto”, per fare il pastore, bisogna avere la testa!

E’ vero che, viste le leggi vigenti, è praticamente impossibile per un pastore vagante essere al 100% in regola con la legge, ma il rispetto è sempre e comunque fondamentale. Ricordo bene una giornata al pascolo, un prato con le pecore intente a brucare, l’arrivo di un anziano che fa la ramanzina al giovane pastore. Perché non aveva chiesto se poteva portare lì il gregge? Lui non era contrario a priori al pascolamento, ma voleva ancora essere padrone a casa sua! Se chiedi con gentilezza, allora te lo concedo questo e i prossimi anni. Se ti comporti così invece hai finito per sempre di pascolare da queste parti. “E’ questione di rispetto!”, continuava a ripetere.

La mia paura è che, in questo periodo incerto, tanti si buttino sull’allevamento, credendo che sia una cosa facile, che comunque di fame non si muoia e poi, con il pascolo vagante, hai poche spese per il foraggiamento. A parte il fatto che in certe zone ormai si paghi (e profumatamente) il pascolo, il territorio ha già tutta una rete di accordi orali tra pastori e contadini. Poco per volta la concorrenza (spesso sleale) fa sì che si generino attriti, vere e proprie guerre per accaparrarsi i prati, che talvolta portano a gesti deprecabili, gesti che, come si diceva prima, non possono che estendere le loro conseguenze su tutta la categoria.

Quando le cose stanno così, con divisioni profonde prima di tutto all’interno della categoria, diventa veramente difficile trovare poi delle soluzioni costruttive. Spero che soprattutto i giovani, i pastori del futuro, abbandonino il mito del pastore vagante che pascola di rapina, che ride in faccia al contadino avendo “riempito” le pecore nonostante lui non avesse intenzione di concedere il pascolamento. So bene che ci sono giornate difficili, durante le quali la priorità di sfamare il tuo gregge va oltre ogni cosa, ma vantarsi in pubblico di aver pascolato campi coltivati o lasciarsi alle spalle pioppeti con alberi scortecciati non porta da nessuna parte.

(N.B. LE FOTO DI QUESTO ARTICOLO NON SI RIFERISCONO ALLE NOTIZIE ED AGLI ARGOMENTI TRATTATI, MA SONO SEMPLICI IMMAGINI DI TRANSUMANZE E PASCOLO VAGANTE)

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