La lenta avanzata del verde

Quest’anno sto vivendo la stagione d’alpeggio quasi a tempo pieno, con una sola discesa settimanale per fare la spesa ed occuparmi un po’ delle varie questioni dell’azienda e personali. Molti di questi post vengono scritti la sera, in alpeggio, mentre la cena cuoce ed i pastori ancora non sono rientrati, poi li assemblo e li pubblico quando riesco a rientrare a casa e sedermi davanti ad un computer con la connessione internet. Sono quindi partita da “giù” quando la primavera bussava molto timidamente, per arrivare “su” con temperature rigide, pioggia, neve, grandine, brina. L’ultima mia risalita mi ha vista incontrare lungo la strada mucchietti di grandine e vedere la montagna ancora una volta imbiancata.

Poi però, per fortuna, il sole ha ricominciato a farsi vedere. In quota, la neve e la grandine scioglievano molto lentamente, l’aria restava fredda, tagliente. Vedere il cielo blu era comunque già un incoraggiamento alla giornata da trascorrere al pascolo. Nello zaino comunque si metteva sempre la cerata per la pioggia e si indugiava sulla necessità di portarsi dietro l’ombrello. Bastava poco perchè ricominciasse a piovere!

Si stava ormai finendo di pascolare i “prati”, quegli appezzamenti privati nella parte bassa dell’alpeggio, quelle zone dove, un tempo, si tagliava il fieno. Erano anni in cui la gente qui viveva tutto l’anno. Oggi invece è tutto territorio da pascolare a mano a mano che si sale verso la montagna.

Dopo bisognava andare in su, verso le creste, dove il verde faceva la sua comparsa a fatica. Mentre eri al pascolo, vedevi e sentivi poco a poco la montagna che si popolava. Alla spicciolata, anche altri pastori salivano agli alpeggi, chi per trascorrervi l’intera stagione, chi per condurre i suoi animali “in guardia” ad un pastore.

A volte il cammino di queste transumanze è lungo, tra sentieri e mulattiere, di valle in valle, ed interseca la zona di pascolo di altri pastori. Ci si vede da lontano, si girano gli animali in modo che non accadano incidenti, poi ci si ferma un attimo, per scambiare un saluto, quattro chiacchiere, due considerazioni sulla strana stagione. D’ora in poi però l’erba dovrebbe crescere…

Già, dovrebbe, perchè per il momento è ancora ben poca. Una tenue colorazione verde, che si allarga alle zone dove la neve sta sciogliendo, ma sicuramente c’è ancora poco, meno che in altre primavere più precoci. Almeno quest’anno non si sentirà la solita litania dell’erba che viene dura e vecchia mentre si pascola quella giù in basso!

Il calendario gira pagina, finalmente è giugno, e sembra davvero che cambi qualcosa. Il cielo è blu, l’aria si fa più tiepida, si può arrischiare a dire che faccia già caldo al mattino, quando viene aperto il recinto e le pecore si dirigono verso i pascoli. prima o poi doveva succedere, non poteva continuare il maltempo per sempre!

Su in cresta, mentre il sole per la prima volta brucia e abbronza, soffia un po’ di vento e fioriscono i crochi, le genziane, le viole. La terra sembra incredibilmente riarsa, sembra che il ritardo nella ripresa vegetativa sia legata alla siccità. Forse sono gli strascichi della carenza di precipitazioni della scorsa estate, ma molto più probabilmente è l’effetto del freddo, della grandine, della brina, delle nottate di vento.

Sarà una grama annata? Sarà un’estate secca? In giro senti dire di tutto, ciascuno ha la sua personale interpretazione delle previsioni meteo. Intanto i versanti caratterizzati dai pascoli più magri hanno un colore che si avvicina più all’autunno che non alla primavera inoltrata. Le pecore per ora si saziano, ma presto ne arriveranno altre di quelle in guardia e poi… e poi la stagione non è che all’inizio!

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