Lavoro in alpeggio, ma prima…

Continuo a ricevere decine e decine di e-mail di persone (uomini e donne) di tutte le età che mi chiedono informazioni per andare a lavorare in alpeggio. Io non posso far altro che chiedere di scrivere un annuncio e poi pubblicarlo nella pagina di questo blog dedicata appositamente a questo spazio. La maggior parte di loro afferma di non avere nessuna esperienza e questo è il “limite” più grande per due motivi. Innanzitutto sarà difficile che un’azienda (ammesso che venga a consultare queste pagine) chiami una persona che non ha mai avuto a che fare con gli animali. Se uno ha bisogno di una mano, è perché ha davvero una carenza di personale, quindi non può e non riesce a spendere troppo tempo per insegnare il mestiere. Il secondo punto critico è che chi non ha esperienza, spesso ha un’idea fortemente romantica e poco pratica della vita d’alpeggio. Messi alla prova, molti si scontrano con una realtà dura, che richiede non solo fatica, ma anche orari che vanno ben oltre le otto ore, scarsissime possibilità di “godersi la montagna” e di avere tempo libero, paghe sicuramente non rapportate al numero di ore dedicate, perché il settore non può permettersi stipendi elevati.

Voglio però raccontarvi una storia dove l’approccio alla vita d’alpeggio avviene per passi. Isabelle racconta: “Sono cresciuta in montagna, ho provato per qualche anno a stare in città, ma non mi piaceva, mi mancava troppo il mio mondo, dovevo ritrovare il mio ambiente. Ho provato varie scuole, ho studiato in Italia fino al primo anno di liceo, poi ho fatto un anno in Svezia, quindi in Francia ho dovuto riprendere tutto il liceo da capo perché non mi riconoscevano gli anni fatti altrove. Ho fatto una scuola pedagogica, ma alla fine non mi andava… Ho poi scoperto su internet che c’erano dei corsi da pastore in Svizzera. L’avessi saputo prima, c’era anche un corso per il pastore d’alpeggio nei Pirenei, vicino a dove stanno ora i miei genitori.”

Isabelle ha la nazionalità Svizzera, ma dice di sentirsi Europea. “Sono tre corsi a pagamento, teoria, ciascuno composto da qualche giorno di fila di lezione. Ci fosse stata una scuola più lunga e completa, l’avrei fatta! Un corso è sui cani da protezione, cani da lavoro, problema delle predazioni, come riconoscere il tipo di attacco, se è il lupo, l’orso, la lince… L’altro è sul pascolo, le erbe, i sistemi di pascolo (pascolo libero, recinti fissi, pascolo con pastore e recinto solo per la notte). In Svizzera gli allevatori ricevono contributi diversi a seconda del sistema usato, chi ha il pastore sempre, prende più soldi. L’ultimo (ma li puoi fare nell’ordine che vuoi tu) è sulle razze di pecore, le malattie, come funziona la digestione e i trattamenti sanitari da fare prima di salire in alpe. In media c’erano 15 persone per corso.

Oltre alla teoria, per ricevere il diploma da pastore e potersi offrire per condurre un gregge in alpeggio, ovviamente è necessario un periodo di pratica. “…almeno 3 settimane in stalla. Io ho fatto due mesi e mezzo in Germania con delle pecore da latte di razza Frisona, lì ho fatto pratica con la mungitura ed ho vissuto il periodo delle nascite. Poi adesso sto facendo lo stage per l’alpeggio: devi fare almeno due mesi e mezzo… Sei tu a scegliere dove, quando però ho detto che lo facevo in Italia, mi hanno detto che dopo devo fare ancora un mese in Svizzera per avere il diploma, ma spero di no, io voglio fare bene la stagione qui.

Non è la prima volta che vi parlo di formazione, sapete che stiamo cercando di avviare qualcosa anche in Italia e la storia di Isabelle è molto utile non solo per prendere spunti, ma anche per capire come potranno essere gli allievi. Serve una fortissima motivazione. “Il diploma ti qualifica come pastore di pecore, anche se di esperienza ne devi fare tanta. In Svizzera c’è richiesta, con il lupo e l’orso devi avere il pastore. Gli allevatori sono piccoli, magari fanno anche altre attività, per mandare le pecore in alpe le mettono insieme e pagano un pastore. Ho una sorella che va in alpe in Italia, con le capre. Avevo preso da lei il libro “Dove vai pastore?” e lo leggevo in tram mentre andavo a lavorare con i bambini di un doposcuola. Leggevo il libro e, con il pensiero, andavo al mondo della montagna, dei pastori, che mi mancava… Io sono un tipo da stare fuori, fin da bambina mi piaceva stare fuori nella pioggia, nella neve. L’altro giorno che qui nevicava e grandinava, per me non è stato un problema, anzi, mi piaceva! Mi piacciono gli animali, la natura. Quando ero piccola abbiamo sempre avuto animali, anche se non in grande numero. Questi sono lavori che alla sera sei soddisfatto, non devi stare lì a chiederti a cosa serve la vita…”.

Anche perché alla sera molte volte sei troppo stanco per farlo, quando mangi cena alle 22:00 o anche oltre e subito dopo crolli sul letto. “In stalla il lavoro era più duro fisicamente, in tutto ho portato più di 3.000 litri di secchi di latte! Però sto imparando di più qui, all’aperto, al pascolo. Sono abituata alla vita semplice, dove abitavo da bambina non c’era la strada e scendevamo a scuola a piedi. Non c’era la Tv, non c’era il telefono e nemmeno l’acqua calda in casa. Io mi arrampicavo dappertutto, sulle rocce sugli alberi! Ho fatto anche tanto sport, ho giocato per vari anni a calcio. Per lavorare con gli animali deve piacerti, ma devi anche saperlo fare. Io sono una persona che osserva molto e questo è fondamentale, fare attenzione al singolo per sapere come stanno.

La storia di Isabelle è sicuramente fuori dal comune. Racconta di viaggi in bicicletta dai Pirenei all’Italia, di avventure vissute quando lei e le sorelle erano bambine. Parla sette lingue, compreso lo Svizzero-tedesco e, nei Pirenei, aveva fatto un corso facoltativo di Occitano, quindi scommetto che, per la fine della stagione d’alpe, i pastori non potranno più parlare in patois “alle sue spalle”! “Sono cresciuta in Italia, queste sono le montagne dove mi sento più a casa. In Italia mi sento più libera, in Svizzera mi sarei sentita meno sicura di me stessa, L’Italia ha una natura più selvatica, la Svizzera è troppo “giardino”. Avevo chiesto ad un’azienda svizzera che era nell’elenco di quelle che accettavano persone in stage, ma non mi hanno voluto perché hanno detto che avevo il cane giovane e loro ne avevano anche già uno da addestrare, quindi non andava bene. Forse era una scusa…”.

Lei infatti è arrivata in Piemonte con il suo cane, Coco, una border collie di un anno d’età. “Ho investito tanto tempo ad addestrarla. La scorsa estate infatti ho lasciato il mio lavoro per fare quello che volevo davvero. Avevo tanto tempo libero e l’ho dedicato ad addestrare lei. Prima le ho insegnato a sedersi e fermarsi, poi ad andare via e tornare piano, ho insegnato tanto attraverso il gioco. La prima volta con gli animali è stato con sette pecore che mia sorella aveva in guardia, per abituarla. Poi in stalla, ma era diverso rispetto a qui. Ho preso un border collie perché volevo fare questo lavoro, è stato il punto di partenza. Ci deve essere un po’ di coraggio per realizzare le proprie idee, no?”.

A lei il coraggio non sembra mancare! Il pastore le insegna i gesti quotidiani, cosa fare nel recinto prima di andare al pascolo, poi come condurre il gregge, come utilizzare il pascolo. Le fa anche delle domande per metterla alla prova: “Se fossi da sola e succedesse un incidente, se delle pecore passassero in un buco della valanga o se arrivasse il lupo e te ne sterminasse una parte cosa faresti?”. In futuro dovrà poi essere lei ad affrontare in autonomia tutte le situazioni. “Per il futuro vorrei fare anche un’inverno fuori. Magari un giorno vorrei prendere degli animali miei, delle pecore da latte. Il mio ragazzo è Svizzero, lui lavora il legno, è più per la stabilità, ma è d’accordo se io parto tutte le estati per fare le stagioni in alpeggio. Camminare in montagna gli piace, ma non conosce la realtà di questo mestiere. Poco per volta però sta facendo cose che prima non faceva: è venuto a stare in Italia, abbiamo iniziato insieme a fare l’orto…”.

E così Isabelle sta facendo la sua stagione di prova/apprendimento in alpeggio. Rimpiange la brevità dei corsi fatti, che però (anche se solo teorici) sono stati un buon inizio. Speriamo che presto, anche in Italia, si possa realizzare qualcosa del genere, per dare la possibilità a tutti coloro che vorrebbero provare questa vita di apprendere e fare un periodo di pratica, per poi decidere/capire se questa potrebbe essere la strada per il futuro.

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