Non era marzo pazzerello?

E’ maggio, ma non sembra. Aggiorno poco il blog perchè sono su in alpeggio, dove a fatica si riesce a telefonare (e non con tutte le compagnie telefoniche), quindi i miei scritti e le mie foto si accumulano in quel momenti in cui torno a valle. Oggi per esempio vi voglio regalare una carrellata di immagini che si riferiscono all’estrema variabilità meteo di questa seconda metà di maggio.

Non sono tra le persone che amano il caldo estivo intenso, però qualche giornata mite di bel tempo primaverile sarebbe gradita! Certo, scendendo dall’alpeggio pare che “giù” faccia caldo, visto che noi “su” siamo affezionati alle calze pesanti, alle giacche quando non al berretto ed ai guanti! Le bestie “in guardia” arrivano poco a poco, ma qualcuno attende ancora, ben sapendo che il clima non favorisce la crescita dell’erba in quota.

Dopo giorni di pioggia può anche capitare di svegliarsi con il cielo blu e le montagne imbiancate di fresco. Non una semplice spruzzata, ma una nevicata abbondante che, più tardi nel corso della giornata, darà origine a valanghe più o meno corpose. Se solo continuasse il sole e se facesse caldo, questa neve se ne andrebbe in fretta e allora si potrebbe iniziare a pascolare sempre più in su…

Ma spesso il “bel” tempo è davvero di breve durata e tocca accontentarsi quando almeno non c’è la nebbia fitta e non piove. Solo che continua a far freddo, l’erba cresce poco, di fioriture non c’è l’ombra e i ciliegi qua e là sui versanti perdono rapidamente il loro aspetto di nuvole bianche, trasformandosi in chiazze rossicce di petali marci.

Doveva essere marzo, il mese pazzo, ma in effetti l’instabilità si protrae da allora. Sono anche belle da vedere, queste giornate di nuvole che si rincorrono spinte dal vento in quota, ma poi il vento arriva a spazzare tutta la vallata e fa freddo, molto freddo. I pastori non possono far altro che aggiungere strato su strato all’abbigliamento, ma le mani inevitabilmente presentano tutte le screpolature ed i tagli tipici dell’inverno.

Quando sembra che il tempo sia appena accettabile, si prova anche a salire a quota maggiore. L’erba non sarà così abbondante, ma una pascolata veloce non può che far bene. Quelle erbe dure come il nardo o il cheirel, solitamente rifiutate dagli animali, a questa stagione vengono pascolate. “Saziano e così si tengono un po’ indietro le erbe meno buone, il pascolo sarà poi migliore più avanti nella stagione“. Già, quando inizierà, questa stagione!

Il gregge sale e si raggiungono le vecchie baite di un’alpe ormai non più utilizzato, per quanto riguarda le strutture. Il pastore, che da queste parti è praticamente nato ed ha trascorso su questi pascoli tutte le sue estati, mi parla degli ultimi utilizzatori di questi bassi edifici, che ora a fatica ci servono come ricoveri contro l’umidità e la nebbia, arrivate all’improvviso. Quando, altrettanto repentinamente, la nebbia “si alza”, non c’è più traccia di cielo azzurro.

Un grigiume diffuso che pare più adatto ad altre stagioni, turbato da brontolii lontani. Eppure non sembrano nuvole da temporale. Mentre scendo, diretta alla baita per provvedere alla cena, la pioggerella si trasforma in furioso acquazzone, con tanta grandine sottile, che l’acqua trasporta ad onde sul sentiero e sulla sterrata. In alcuni posti l’accumulo dei chicchi sarà visibile ancora la mattina successiva.

Per fortuna le lunghe giornate di pioggia quasi ininterrotta che avevano funestato le settimane precedenti adesso hanno lasciato il posto a questa alternanza di condizioni meteo instabili. Ecco una serata di vento gelido, che continuerà a sferzare tutto, animali, uomini, pascoli, alberi e baite nel corso dell’intera nottata e del giorno successivo. La neve lassù in quota non scioglie, anche se ormai è passata quasi una settimana da quand’è caduta.

Qualcuno potrebbe invidiarci, certo! La felice vita dei pastori lassù, negli spazi sconfinati, liberi… Ma fare il pastore in montagna non ha niente a che vedere con le gite degli escursionisti. Sei lì, con il sole, ma anche con il vento gelido, le orecchie che formicolano per il freddo, le mani che diventano insensibili, ma non puoi muoverti a piacimento, perchè devi sorvegliare i tuoi animali. Il pastore non si lamenta più di tanto, ma se al suo posto ci fosse uno di quelli che dicono di invidiarlo, chissà quanto resisterebbe?

E poi, all’improvviso, è di nuovo inverno. Come preannunciato con largo anticipo dalle previsioni, ecco che un mattino inizia a nevicare. Prima debolmente, pochi, sparuti fiocchi impalpabili, poi una nevicata intensa, da mese di novembre. Inizia a tenere qua e là, le foglie diventano bianche, a terra imbiancano i ciuffi d’erba, la neve si posa sulla schiena delle pecore e sulle assi divelte di antiche baite.

Si ridiscende appena più in basso, in quei prati lasciati da pascolare apposta per le giornate di brutto tempo. La neve ci insegue, ma l’intensità è già diminuita. Per tutto il corso della giornata si susseguiranno momenti di intenso maltempo, con caduta di neve gelata e persino chicchi di grandine, scrosci di pioggia e timidi raggi di sole.

Poi, finalmente, una vera giornata primaverile, con cielo limpido, lieve brezze e sole. Le temperature non sono sicuramente eccessive, all’ombra tocca coprirsi, ma ci si illude di poter essere all’inizio della cosiddetta bella stagione. La tregua è però solo temporanea, l’instabilità continuerà nei giorni successivi.

Però, almeno per un giorno, ci si gode quella limpidezza, quell’aria tersa, quei colori vividi, per imprimerseli nella mente e ricordarseli nei successivi giorni di nebbia. Lo so, nonostante tutto, voi che leggete queste pagine da casa o dall’ufficio, continuate ad invidiare i pastori, lassù…

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  1. Marzia, scusa ma il commento precedente andava sul post “Una volta si viveva qui”.

    Puoi cancellarlo? Grazie

    P.S.
    Dovresti mettere le interruzioni di pagina nei post così non fanno affogare i post precedenti… come puoi vedere sui “camosci”…

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