Restare in pianura

Maggio, per molti il mese che inizia tra poco significa già transumanza, salita all’alpeggio. Sembra ieri che ci lamentavamo per la poca erba in pianura ed adesso già parliamo di andarcene a quote maggiori? Questa stagione è così, dopo l’inverno, all’improvviso si prende un ritmo frenetico e, di punto in bianco, bisogna iniziare a correre negli uffici per espletare tutte le pratiche necessarie per la transumanza, i vari spostamenti, ecc ecc. Sembra facile… Magari si dovesse solo guardare il meteo, per incamminarsi verso i monti, invece c’è da compilare carta su carta, fare code negli uffici, ASL, Comune, poi ancora ASL, poi… Perchè non può avvenire tutto per via telematica? Ma non è di questo che vi volevo parlare.

Dicevo, non manca molto al giorno in cui si inizierà a sentire il suono delle transumanze. Non per tutti, però! Leggevo ieri su Facebook l’amaro commento di chi quest’anno dovrà rimanere in pianura. Possibile che le problematiche si continui ad affrontarle a parole, ma poi queste si ripropongano immutate, di anno in anno? Sì, parlo delle speculazioni sugli alpeggi, quelle furbate per cui i pascoli finiscono nelle mani di chi le bestie non le ha… e nelle sue tasche finiscono anche i famigerati contributi! Le bestie che pascoleranno effettivamente saranno quelle di qualche poveraccio (qualche vero allevatore) che, pur di salire in alpe, si piega a questo meccanismo perverso e “presta” i suoi animali a chi ha affittato la terra.

L’allevatore che scriveva di dover rimanere in pianura con il gregge commenta così la faccenda: “C’è troppa gente che ci mangia sopra ed i contributi non vanno a chi ha gli animali, ma alle persone sbagliate poi succede che gli alpeggi sono vuoti“. Uno allora che fa? Resta giù o sale stipulando uno di quei contratti di “affida-pascolo”, cioè pascola per conto di altri, come dicevo. Succede a pastori, succede a margari e ne conosco tanti, in Piemonte, ma non solo. Cos’è stato fatto? Cosa si è fatto di concreto? Si è mosso qualcosa oppure no? Le cose vanno per le lunghe sul fronte piemontese, come potete leggere qui sul sito dell’Adialpi. In una recente riunione a Frabosa (CN), l’Assessore Sacchetto ha detto: “La Regione sta per approvare un Decreto per limitare tale fenomeno; le procedure sono lunghe ma entro metà anno dovrebbe entrare in vigore. Inoltre nella nuova PAC post-2013 aumenteranno i premi accoppiati e questo sicuramente tutelerà chi realmente lavora in agricoltura.”Il Presidente di Adialpi Dalmasso ha replicato: “Si sta tardando troppo per l’approvazione del decreto; ormai sono già stati fatti i bandi per l’affitto di molti alpeggi e gli speculatori continuano ad accaparrarsi i pascoli per utilizzarli ovviamente solo “sulla carta” ma sottraendoli di fatto ai veri margari.

La gente non “del mestiere” queste cose non le sa e trae conclusioni errate nel vedere alpeggi abbandonati, baite che crollano, pascoli non pascolati. Provando a guardare con gli occhi del profano, in effetti si rischia di capire ben poco e alimentare i luoghi comuni. Già, perchè secondo molti la baita malconcia, anche se abitata, è legata alla mancanza di cure dell’allevatore (senza sapere che è in affitto e non hai la garanzia di tornare l’anno seguente). Gli alpeggi vuoti sono tali perchè: “…non c’è più gente che vuol fare questo mestiere!“. Eppure io ricevo e-mail e messaggi di giovani (e non solo) che mi chiedono se so di qualche alpeggio libero, dato che non sanno dove e come trovarne uno per trascorrere l’estate con le loro bestie. Ecco le parole di un giovane margaro piemontese: “Adesso siamo di nuovo senza alpeggio! Sto cercando quasi ovunque, anche senza ettari (cioè senza affittare la terra a proprio nome, ndA), ma non ho ancora trovato niente.

Insomma, è davvero urgente fare qualcosa che vada oltre le parole. Ma c’è davvero l’interesse di farlo, o i contributi (le grosse somme, non quelle che finiscono nelle tasche del piccolo allevatore) fanno sì che anche ai piani alti, altissimi, dove si prendono le decisioni che riguardano l’economia globale, ci sia chi volutamente ignora margari e pastori, piccole entità fastidiose la cui scomparsa sposterebbe poco, a livello economico? Forse è così, ma sposterebbe molto, moltissimo per la montagna, un territorio già fragile ed in pericolo. Fin quando non si passerà a premiare la qualità, e non la quantità, io “la vedo male”. E voi?

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    • il problema è che l’allevatore ne ha già fin che vuole a fare il suo lavoro. che deve fare? portare pecore e mandrie in piazza a torino, per farsi sentire? bloccare le strade? forse sì…
      ci sarebbero le cosiddette associazioni di categoria, ma a me resta il dubbio che anche gli altri, gli speculatori, siano iscritti a qualche associazione di categoria, per prendere i contributi. o mi sbaglio?

      • qua in lombardia sta diventando uno schifo!!!!!! montagne dove non stanno in piedi neanche le pecore vengono affittate ad aziende che magari hanno solo tori!!!! cosi che l’alpeggio in realtà non viene pascolato e magari al pastore che andava su prima gli tocca stare in pianura non potendo più pagare un affitto salito alle stelle… e quelli dei tori si beccano i contributi solo facendo un paio di firme sulla carta!!!!! in’oltre le regioni dovrebbero mettere dei freni ai comuni che speculano su queste situazioni continuando a mandare all’asta gli alpeggi, cosi che gli affitti vanno alle stelle e alla fine i contributi che prende il caricatore d’alpe vanno per l’affitto ai comuni !!!! non è un pò un controsenso???!!!!!!!!!

  1. Marzia so benissimo che i pastori hanno altro a cui pensare. Ma è un fatto che SE NON TI FAI SENTIRE non esisti. Ricordati i contadini delle quote latte che protestavano coi trattori…

  2. Sono un allevatore Veneto Friulano, che lavora 20 ore al giorno 7 giorni su 7, perdonatemi ma io purtroppo la vedo con un’altra ottica, ho anch’io diverse montagne ma ho anche moltissimi animali e 5/6 dipendenti in regola, oggi ci sono molti piccoli allevatori che creano una concorrenza sleale vendendo, per bisogno, i propri “frutti” ad un prezzo nettamente inferiore al valore di mercato, oggi o sei imprenditore o fai il dipendente, inutile sperare in leggi che facciano miracoli per chi non potrà mai diventare imprenditore.
    p.s. anche il pastore deve essere un imprenditore.

    • non capisco come un piccolo possa fare concorrenza al grande che ha tante montagne e dipendenti! come se il negozietto locale possa far concorrenza al supermercato… qui quando apre un nuovo centro commerciale chiudono i negozi di paese
      ogni pastore, ogni agricoltore è imprenditore, ma le leggi dovrebbero tutelare chi la montagna la utilizza, ne trae benefici ed in cambio la gestisce. invece si premia il numero, si guardano le mappe e non le persone, i fogli e non com’è stato usato il pascolo.
      mi spiace giuseppe, io non riesco a vederla come te, per lo meno non per il territorio che conosco io. in francia, nella crau, decine e decine di anni si è evoluta la figura di allevatore (il proprietario delle pecore) e di pastore (il salariato alle sue dipendenze), ma parliamo di superfici che niente hanno a vedere con i pascoli di pianura che conosco io qui in piemonte

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