La primavera all’improvviso

Il 21 marzo è passato da un po’, ma nemmeno una settimana fa al mattino c’erano a volte due, a volte quattro gradi. Come vi ho già raccontato, i pastori stavano faticando molto, negli ultimi tempi. La fine di marzo e i primi di aprile solitamente sono quei periodi in cui si “tira il fiato” dopo le “ristrettezze” dell’inverno, invece quest’anno qualche pastore aveva dovuto addirittura “fermare” le pecore, alimentandole con foraggio secco, cosa che non era avvenuta nel corso di gennaio e febbraio.

Poco o nulla da pascolare, l’erba stentava a crescere, le piante erano spoglie, il sottobosco brullo ed il cielo continuava ad essere coperto. Non mancava l’umidità, visto che quasi quotidianamente cadeva qualche spruzzata di pioggia, oppure si verificavano giornate durante le quali l’ombrello rimaneva aperto per diverse ore. Però era soprattutto la mancanza di caldo a frenare la comparsa del verde, sui rami e a terra.

Toccava camminare, spostarsi qua e là, camminare e camminare per sfamare il gregge. Non è normale che accada, in aprile! “Consumano più in questi giorni che non d’inverno!“, esclama sconsolato il pastore, guardando i suoi animali. Anche gli agnelli nascono con condizioni non ottimali, sia per il clima, sia per la quantità di latte. Eppure non può mancare tanto, eppure prima o poi dovrà arrivare il caldo…

Nei prati pascolati oltre un mese prima non c’è l’atteso ricaccio, ma solo un verdino che il gregge ripulisce in poco tempo, senza saziarsi. Anzi, le pecore paiono ancora più nervose, come se quell’erbetta fresca non faccia che aumentare la loro fame e la loro voglia, finalmente, di saziarsi con un bel pascolo primaverile. Invece il cielo scurisce, le nuvole si abbassano e ricomincia a cadere qualche goccia di pioggia.

L’aria è fredda, tocca essere vestiti quasi come d’inverno, con quattro, cinque o più strati di maglie, camicie, giacche e impermeabili. Persino ancora il berretto in testa! Di prato in prato, viene sera. Riuscire a riempire le pecore è una faticaccia che comporta numerosi spostamenti tra pascoli non sempre vicini. E, se le pecore non sono “soddisfatte”, il pastore lo è ancor meno, quindi piuttosto si continua fino a tarda ora, finendo per tirare le reti del recinto quando è ormai notte.

Passa un giorno per così dire transitorio, intermedio, poi la mattina dopo di colpo… è primavera! Cos’è successo? Aria limpida, che via via si fa tiepida e poi persino calda, un calore che non ci si aspettava, senza mediazioni. Come se non avesse aspettato altro, la terra si trasforma a velocità accelerata, si colora, si apre alla stagione ritardataria. Fiori ovunque, api, uccelli che cantano e… finalmente l’erba!

Come ha fatto a venir su così in fretta? In due giorni si passa dal non riuscire a saziare il gregge ad avere le pecore che si fermano quasi “ingolfate” dall’erba! Ne mangiano fino ad avere la pancia gonfia, piena, stupite da quell’abbondanza che non vedevano da tempo. Finalmente andare al pascolo non è più una fatica, quando entri in un pezzo ci stai per un po’ e gli animali non vanno qua e là per vedere se oltre c’è ancora altro da mangiare.

Dopo qualche ora, con il sole sempre più caldo, succede persino di vedere animali che si coricano nell’erba non del tutto pascolata! Normale, certo, ma avevamo perso l’abitudine. E così adesso i giorni scivoleranno veloci verso il momento in cui si salirà nel fondovalle, preparandosi all’alpeggio. Le montagne sono ancora coperte di neve, ma questo calore la farà sciogliere e si prepareranno i primi pascoli in quota. Ci sono ancora tante cose da fare, prima fra tutte la tosatura: con questo caldo è più che mai necessaria, ma le squadre stanno già girando e presto tutte le greggi saranno spogliate della loro lana.

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