Mi hanno portato in alpeggio a 21 giorni

Per il film sui pastori piemontesi, era venuto il momento di raggiungere un pastore vagante, dopo aver seguito lo scorso anno tre pastori/famiglie in rappresentanza dei giovani pastori per scelta, dell’azienda di montagna e dei giovani allevatori per tradizione. Si continua a raccogliere testimonianze al fine di mostrare chi è oggi il pastore, come lavora, per contribuire alla corretta comunicazione, visto che sempre di più i messaggi che arrivano al grande pubblico sono parziali se non addirittura contenenti disinformazione.

E così eccoci nelle campagne del Canavese, anche per coprire un’altra area del Piemonte, dove la tradizione pastorale è sempre stata molto viva. Niente riprese in interni, avevo detto alla troupe, il pascolo vagante è 365 giorni all’anno all’aria aperta. Giovanni ed Elsa avevano acconsentito a farsi filmare. Con loro così incontreremo sia una coppia unita nella vita e nel lavoro, sia un pastore per il quale il mestiere si avvia a conclusione: “A meno che i nipoti…“, butta là Giovanni. “I figli hanno fatto altro, il maschio a 15 anni ha iniziato a lavorare in una boita, adesso è ben apprezzato dal suo padrone, la figlia fin da bambina aveva l’idea di fare la pettinatrice. Adesso però fa anche un corso da infermiera perchè, di questi tempi…“. Forse un po’ di rimpianto c’è, ma i genitori non hanno forzato i figli a seguire le loro orme.

Giovanni ed Elsa hanno fatto una colazione abbondante a casa, prima di raggiungere il gregge. Lui spesso, ancora oggi, trascorre le notti accanto a recinto. Ci racconta di aver subito dei furti: reti, batterie. “Hanno tolto le reti con le pecore dentro, per fortuna non è successo niente!!“. Ci sono alcune capre da mungere (per i cani) o da far succhiare agli agnelli, poi si potrà andare al pascolo, anche se quest’anno la primavera tardiva fa sentire i suoi effetti in modo preoccupante.

Mentre Giovanni prepara l’asino, inizia a raccontare la sua vita. Già la sua famiglia allevava animali e lui è stato portato in alpeggio a 21 giorni di vita. Una volta si girava ad ampio raggio, la Val d’Aosta era la meta di alpeggio, mentre con il gregge ci si spingeva fin verso Valenza Po. “Sono 51 anni che faccio questo mestiere con le pecore, ero partito con un pastore, solo che era uno che beveva… Ne ho passate di tutti i colori, anche problemi di salute, sia da giovane, sia negli ultimi anni, ma non le ho mai abbandonate, le pecore! Un anno ho avuto il tifo, non volevo andare a casa, poi però il mio socio ha visto che camminavo e cadevo, così ha chiamato mio padre che mi venisse a prendere.

Cinquant’anni fa giusti aveva fatto una primavera come questa, con la neve che cadeva ancora al mese di marzo. Adesso non so più dove andare, nelle meliere c’è poco niente e nei pioppeti non c’è ancora nulla. Sto tenendo indietro i boschi perchè ho ancora un mese da far passare prima di spostarmi verso la montagna, ma un mese è lungo…“. E così il gregge temporeggia, il pastore lo sposta qua e là, per fortuna un contadino dice che può pascolare il prato adiacente, dove però l’erba è bassa e finisce in fretta.

Elsa è restia a farsi intervistare, ma chiacchierando fuori camera racconta molte cose interessanti sulla sua vita. Lei non ama la pastorizia, anzi! Solo che il marito da solo non può stare e allora lo aiuta quotidianamente. “Quando però devo andare a prendere i nipotini da scuola, parto, vado a casa, mi cambio, poi torno… La nipotina più grande viene su in montagna con noi, ma non sta sempre su, perchè dopo un po’ le manca la televisione…“, e ci mostra con orgoglio la foto di una bella bimba bionda. “Non ce la faccio più a far tutto, i lavori di casa, cucinare e poi venire qui. Solo che lui, se non ci fossi io, avrebbe già dovuto venderle. Non ha nemmeno la macchina… Dice sempre che le vende, ma non lo farà mai!“. “Eh, le venderà poi lei, quando non ci sono più io!“. I due coniugi si scambiano battute, ma il legame tra i due è visibilmente molto forte.

C’è da attraversare una strada molto trafficata, arriva anche Leo, il fratello di Giovanni. Questo è il pascolo vagante, il lento cammino di un gregge alla ricerca dei pascoli e la veloce corsa degli automobilisti che deve interrompersi per qualche breve istante. Poi il gregge sparisce di nuovo tra stoppie e, campi arati e pioppeti, invisibile ai più.

Una delle tanti greggi vaganti del Piemonte. “Ci sono diversi che girano qui, troppi per il territorio che abbiamo. Ma più che altro è il fatto che non c’è rispetto. Uno in particolare… Gli ho parlato, gli ho detto che nel tal posto pascolavo poi io, lui ha detto di sì, ma poi sono arrivato là ed era già tutto mangiato! Dove passa fa danni e mettono i divieti di pascolo, così poi sono guai per tutti! Io ho il mio giro, la gente mi conosce, così anche altri pastori, ma per uno o due che fanno danni, è un problema in generale. Io certe zone dove passavo non sono più andato per la vergogna dei danni che hanno fatto altri!

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  1. Io abito molto vicino a dove è ora Giovanni e posso confermare che in zona è molto ben visto, sia come persona, sia per il suo fare Sornione. Alla fiera di Pont canavese mi sarò fermato a parlare con lui 10 minuti; in quel lasso di tempo non so quanti giovani sotto i 25 anni siano passati accanto a noi, tutti che si fermavano a salutarlo e lui, ovviamente, una battuta per tutti, soprattutto sul fatto che non avrebbe infastidito le loro fidanzate…..ormai !!! . Radio contadini del canavese dice che un tempo guardava di più le pecore affinchè non facessero danni, adesso gli acciacchi lo limitano un pò negli spostamenti. Elsa corre di più ma borbotta anche, tutto sommato lo perdonano. Un saluto, Bruno

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