Lenta primavera

Anche se sappiamo bene che i pastori (ma più in generale tutto il comparto agricolo) sia abbastanza incline alla lamentela, talvolta anche ingiustificata, quest’anno chi scuote la testa alla parola “primavera” ha le sue ragioni.

In queste settimane si va spesso al pascolo vestiti quasi come d’inverno, o perchè l’aria è fredda, o perchè piove. Nelle scorse settimane, quando ormai il calendario diceva che la primavera era iniziata, ci sono state giornate di pioggia battente e temperature basse dal mattino alla sera.

Poi c’è il problema dell’erba, ancora bassa, scarsa, nonostante l’umidità del terreno dovrebbe favorirne la crescita. Ci sono pastori davvero in difficoltà perchè non sanno dove pascolare: fango da una parte e poca erba dall’altra, per qualcuno sono giornate più difficili che non nel mese di gennaio o febbraio.

La peggior giornata di pioggia è “rischiarata” quando puoi pascolare un’erba così. Un appezzamento di un bel verde intenso con erba alta come non se n’era ancora vista. “Andate pure, quest’anno non l’ho arato…“, aveva detto qualche giorno prima il proprietario, ed i pastori non se l’erano fatto ripetere!

Mentre le pecore puliscono ben bene fino all’ultimo filo d’erba, le nuvole si sollevano un po’, lasciando vedere la neve, nuovamente caduta fino a bassa quota! Altro che primavera!! Cappello, guanti, giacca ben chiusa, ma comunque il freddo lo si sente eccome!

Quando finalmente si riesce a godere di una mezza giornata abbastanza soleggiata è davvero un altro mondo! Gli animali per primi ne beneficiano, i pastori lavorano con meno difficoltà e disagi, ma la speranza è anche quella che l’erba finalmente inizi a crescere come si deve. A quest’ora dovrebbe già esserci il ricaccio nei prati pascolati oltre un mese prima…

Per avere una vera giornata di primavera tocca attendere il giorno di Pasqua, con colori e temperature più consoni alla stagione. L’erba fresca e tenera è poca, per fortuna la superficie è vasta, così c’è maggiore speranza di riuscire a saziare il gregge. “Era fin meglio l’erba un po’ secca del mese scorso, perchè le sfamava di più.

Il giorno festivo richiama pubblico: amici in visita, ma anche moltissima gente dalle case circostanti, persone che stanno facendo una passeggiata per digerire il pranzo, famiglie, bambini, tutti si fermano a guardare il gregge e fare domande.

Bisogna però spostarsi ancora verso sera. C’è chi rientra a casa e chi raggiunge un altro ramo della famiglia per una nuova occasione di incontro, invece il gregge si sposta verso un altro pascolo. Brutta giornata quella in cui viene cambiata l’ora… Non importa cosa segnano gli orologi, il pastore (e le pecore) guardano il sole e così se prima più o meno si finiva intorno alle otto di sera, adesso saranno le nove.

La sera incombe, il cielo torna a chiudersi, mentre il pastore prepara il recinto, il gregge pascola ancora in un prato dell’erba bassa e rada, poi risale nel bosco per concludere la sua giornata tra le reti. Le previsioni non sono di nuovo buone e sicuramente quelle poche ore in maglietta non si ripeteranno il giorno successivo.

Le previsioni annunciavano pioggia tutto il giorno, invece per fortuna fino a sera il tempo si è mantenuto grigio, freddo, ma senza precipitazioni. Quel giorno c’erano da pascolare diversi prati abbandonati, dove nessuno passa nemmeno più la trincia per tenerli puliti, ma solo il gregge nel suo pascolamento primaverile da due anni fa ancora un po’ di manutenzione.

Oltre ai caprioli, gli altri ospiti fissi di questi terreni sono i cinghiali, che infatti hanno lasciato visibili tracce del loro passaggio. L’abbandono e la loro “attività” impoveriranno sempre di più questi prati. Ci sono così tanti animali selvatici che chi da queste parti coltiva ancora la terra ha dovuto recintare o posizionare fili elettrificati intorno a vigne e frutteti, per salvare il raccolto.

Per quanto questo sarà ancora un prato? La vigna sottostante è ormai un bosco quasi impenetrabile, tra i lunghi rami delle viti che, come liane, si sono inerpicate o hanno intrecciato i loro fusti sul terreno. Poi ci sono addirittura ancora i fili di ferro, a volte inglobati nel tronco di qualche albero. Il prato invece è sempre meno libero, assediato da alberi e cespugli.

Tra i boschi, vecchie case in pietra. Racconta uno degli ultimi abitanti: “Quando ero bambino, qui era tutto coltivato. C’erano ancora delle vigne su di là, mentre su quel versante c’erano dei peschi, erano i più precoci, vista l’esposizione. Non c’erano tutti questi cinghiali, anzi, non c’erano proprio! Il primo l’ho visto su di là nel ’72, mi sono spaventato, non avevo mai visto una bestia così.

Era tutto coltivato, poi c’erano i prati… Mio nonno aveva 4-5 vacche e poi le capre, io pascolavo le capre, giravo tutto su per la montagna, era compito mio. Mungevamo e facevamo i tomini, erano ricercati perchè erano più buoni, con il latte misto di vacca e capra. E adesso? Sono contento che passate voi, mi fa piacere vedere degli animali che mangiano ancora l’erba, perchè altrimenti qui sparisce tutto…“.

E alla sera, mentre si pascola l’ultimo prato prima del recinto, arriva la pioggia, preceduta da un’aria fredda che si porta insieme qualche minuto di grandine fine come chicchi di riso. Non è ancora primavera…

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  1. credo sia una vita molto dura la vostra ma che dia delle soddisfazioni che nessun lavoro ti da!!!! mi piacerebbe molto provare a fare quella vita!!!

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