Vorrei parlarvi…

Scusate l’assenza e perdonate in anticipo la scarsa, forse scarsissima presenza della prossima settimana, dovuta ad un insieme di impegni, imprevisti ed ordinaria amministrazione. Per gli amici liguri, raccomando fin da ora di non mancare venerdì prossimo, 29 marzo, a San Remo, ore 17:00, presso la Biblioteca, per la presentazione di “Di questo lavoro mi piace tutto”.

Bene, in questi giorni avrei voluto parlarvi del colpo di coda dell’inverno, che ha lasciato a terra neve fradicia che si è sciolta in fretta, persino troppo in fretta, complice un bel sole caldo e, ahimè, giornate di vento che hanno bloccato la crescita dell’erba, già “frastornata” dai troppi sbalzi di temperatura, ora sole caldo, ora brina, ora neve, ora tepore.

La necessità però di andare a dare una mano, specialmente quando c’era da spostare il gregge, mi ha spesso tenuta lontana dalla scrivania e dal computer. Poi, si sa com’è, uno parte ad un’ora, ma è illusione sbrigarsela in poco tempo, perchè quando sei con gli animali c’è sempre l’imprevisto dietro l’angolo, rappresentato da più nascite contemporaneamente, o un cucciolo che scompare, o una pecora che ha mangiato qualche pianta tossica in un mucchio di rami gettati al bordo di un bosco (potature di un giardino) e presenta sintomi di avvelenamento…

Vorrei parlarvi dell’abbandono che caratterizza quei posti dove la gente abita, senza vivere davvero il territorio. Case con giardini “artificiali” ben curati, ma appena fuori tracce di colture antiche che vanno a perdere, ex prati ormai invasi dai rovi o dal bosco, vigneti confusi in un viluppo di spine, liane, cespugli. Che differenza con altri luoghi poco lontani, dove il paese, la valle, non ha perso del tutto le sue connotazioni rurali e, soprattutto, di territorio dedicato all’allevamento!

Qui gli spazi sono rimasti pochi, i prati rimangono tali solo per “pietà” dei padroni, che faticosamente arrivano a trovare qualcuno che glieli tagli, a volte persino a pagamento. Che gioia quindi quando arriva il gregge! Perchè fa male al cuore vedere l’abbandono che avanza. Il bosco è bello, ma il paesaggio più gradevole è quello dove alberi e prati si alternano in un contrasto sempre diverso. Il prato è già verde quando il bosco è ancora spoglio, come oggi, in questo inizio di primavera timido e incerto.

Dove la gente ha cura degli spazi intorno alle case, l’erba è già più verde, più alta, complice anche l’esposizione favorevole al sole. “Vi avevo visti ieri dall’altra parte e volevo chiamarvi per dire di pascolare anche qui, avevo paura che non veniste… Almeno pulite tutto e non dobbiamo tagliare noi. E poi sono così belle da vedere…“, dice una signora anziana, memore di quando queste aree erano tutte utilizzate. Castagneti su ripiani ricavati grazie a muri in pietra, prati sfalciati, pascoli, campi, orti. Oggi al massimo hanno recuperato piccole porzioni di terra per piantare ulivi.

Vorrei parlarvi anche della premiazione del concorso fotografico Ri-scatti della Terra, organizzato dalla Regione Piemonte, che mi ha inaspettatamente vista vincere con la foto “Pascolo vagante in inverno”. C’erano anche altre immagini selezionate per la mostra tra le oltre 1300 partecipanti, che immortalavano la pastorizia o il pascolo vagante. E’ da illusi pensare che questo premio serva al pascolo vagante, però ho colto l’occasione per dire a tutti i presenti all’inaugurazione della mostra alla Reggia di Venaria che bisogna avere rispetto del duro lavoro del pastore. “Se incontrate un gregge lungo una strada, abbiate la cortesia di aspettare pazientemente senza suonare il clacson e senza cercare di infilarsi con l’auto tra le pecore!“.

Il sole e l’aria tiepida però sono durati poco e l’inizio di primavera ha portato giornate di cielo velato, aria nuovamente fredda e previsioni di pioggia. Nei prati, l’erba stenta a crescere, avrebbe bisogno soprattutto di sole e calore, anche di un po’ di umidità, visto che il vento ha praticamente annullato quella portata dalla pioggia.

Qua e là affiorano i segni di quando l’uomo curava davvero la terra: pietre di confine, muretti, ma basta guardare appena sotto al stradina sterrata che congiunge le borgate per capire come l’incuria ormai sia generale. Il fossatello non è più stato pulito e l’acqua scende ovunque, anche nella strada. In tempi abbastanza recenti qualcuno aveva messo delle canalette trasversali in legno per drenare, ma sono completamente chiuse dalla terra. Le borgate poi sono semi-deserte. Per trovare il padrone di una lista di erba verde tra una casa e il bosco ho suonato a 10 campanelli, senza che uscisse nessuno. Alla fine, da un balcone, si affaccia una donna: “Non abita qui, il padrone sta a Torino, non viene quasi mai… Una volta o due all’anno, ma fa tagliare l’erba da qualcuno d’estate, la lascia lì a marcire, quindi secondo me se passate con le pecore fate solo del bene…“.

Poi arriva la pioggia, all’inizio solo un’acquerugiola fine. Diverse pecore hanno partorito, così decidiamo di portarle nel prato all’interno della recinzione di una casa. Qualche ora dopo mi telefona la padrona per chiedermi se poteva dare il mio numero di telefono ad una signora che chiedeva come fare per avere un agnello per Pasqua… Quando questa mi telefonerà, ecco cosa mi dice: “E’ lei la padrona di quegli agnellini che ho visto nel tal posto? Volevo sapere se sono destinati alla strage di Pasqua…“. Ecco, di questo non avrei voluto parlare! Possibile che in un paese di campagna come quello in cui abito debba accadere questo? Possibile che non si capisca che un agnello nato da 4-5 ore non potrà essere macellato per Pasqua, che cade tra una settimana? Prima ho provato a spiegarglielo con le buone, poi ho capito che tanto non voleva capire e continuava a ripetermi gli stessi slogan. Avendo poco tempo da perdere, la cena sul fuoco e un agnellino scartato dalla mamma che aspettava il biberon, lo ho scortesemente attaccato il telefono dicendole che avevo altro di meglio da fare. Lo so che non si fa così, però a volte uno perde la pazienza!

  1. l’ignoranza non ha limiti, ma forse anche un po’ di demenza, COME SI FA A NON CAPIRE CHE OGNI ATTIVITA’ SI DEVE ALMENO AUTOSOSTENERE, E VISTO CHE LA LANA E’ SOLO UN COSTO!
    Ho il sospetto che questi cossiddetti animalisti siano o nullafacenti o diversamente intelligenti.

  2. Proprio Sabato mattina ho incontrato in un bosco due fratelli miei paesani, in prossimità di un piccolo ruscello molto tortuoso tra i boschi. In una curva a gomito, nei tempi, è stata costruita una massicciata (molto ben costruita) a difesa di un bosco privato. Chiacchierando mi sono trovato a dire: guarda quanto lavoro per difendere un bosco. Uno dei due mi dice: una volta avevano tempo. Questi due sono entrambe sotto i 60 e pensionati Enel; che manchi il tempo anche ai contemporanei?

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