Un corso “da pastore”?

Pastori si nasce e non si diventa, affermano molti “del mestiere”. Salvo poi lamentarsi perchè gli aiutanti a cui si rivolgono non svolgono bene il lavoro affidato… Qualunque cosa si faccia, c’è comunque sempre da imparare, quindi ritengo che sia molto importante impegnarsi per riuscire finalmente a creare un corso di formazione “da pastore”.

Nell’ambito del Progetto Propast è tra gli obiettivi di questo terzo anno di attività, ma fortunatamente l’interesse è ben più ampio, pertanto da qualche mese si è formato un gruppo di lavoro (comprendente soggetti da varie parti del Piemonte) che sta cercando di gettare le basi per fare delle formazione rivolta alla pastorizia. Ci si chiedeva chi potrebbe fruirne e, secondo me, i potenziali allievi sono di due tipi: per primi ci sarebbero tutti quelli che vorrebbero cambiar vita avvicinandosi all’allevamento come mestiere, sia lavorando presso aziende agricole (specialmente in alpeggio), sia mettendosi in proprio. Per questi utenti, il corso dev’essere più lungo e partire dalle basi, con una buona percentuale di ore di pratica. Poi ci sono giovani operatori del settore, per i quali un po’ di formazione sarebbe comunque utile. Questi ultimi spesso sono restii e ricorrono ad un altro modo di dire: “Vale più la pratica della grammatica”. Però siamo nel XXI secolo ed anche al pastore viene richiesto di essere almeno un po’ aggiornato e consapevole di come si possa innovare anche il più tradizionale dei mestieri.

Visto che non è facile riuscire a far partire uno (o più corsi) del genere, anche perchè bisogna costruirli dal nulla e trovare docenti adatti (oltre agli indispensabili finanziamenti), cercheremo di dare il via almeno a dei corsi brevi per titolari o coadiuvanti di azienda agricola. Cosa insegnare in questi corsi? Come catturare l’attenzione di allievi un po’ recalcitranti e magari convinti di sapere già tutto?

Voi che allevate pecore e/o capre, cosa vorreste sapere? Avrete pur qualche dubbio, qualcosa che vi siete sempre chiesti come mai, qualche curiosità… Secondo me qualche ora deve essere dedicata alla veterinaria: il parto, come agire correttamente per risolvere eventuali problemi, ma poi soprattutto le principali patologie degli ovicaprini e loro cura. Nessun pastore è mai stato capace di dirmi cosa determini quel problema alle pecore che loro curano facendo un salasso (incidendo sotto l’occhio o nell’orecchio). “E’ il sangue che le domina…“. Cioè???

Poi saperne di più sulla corretta alimentazione ed eventuali integratori (il sale, quale e quanto, ma soprattutto quando), cosa dare da mangiare in stalla e come comportarsi al pascolo. Capita che le pecore “facciano indigestione” consumando al pascolo troppa erba fresca o troppo mais, o ancora che facciano indigestione di acqua. Certe cose le impari con l’esperienza, ma magari qualche spiegazione in più su cosa accada e perchè potrebbe essere utile.

Visto che adesso gli allevatori hanno gli occhi di tutti addosso (non solo i veterinari, ma anche i paladini degli animali “fai-da-te”), sarebbe importante non solo saper gestire bene gli animali, ma anche sapere nel dettaglio cosa dicono le normative sul benessere animale, sia per quanto concerne l’azienda (stalle, ecc.), sia per l’alpeggio, il pascolo all’aperto, ecc ecc ecc. Così almeno uno sa cosa rispondere a chi viene a trovarci da dire, oppure se fa una cosa fuorilegge, è consapevole di farlo.

C’è qualcosa di pratico che potrebbe servire ad un pastore, cioè imparare a tosare correttamente. Permetterebbe non solo di ottenere migliori risultati all’interno della propria azienda (ed in meno tempo), ma per qualcuno saper tosare in modo professionale potrebbe essere una fonte di reddito integrativa, andando a tosare anche presso altri allevatori.

Qual è l’incubo di tutte le aziende, più ancora della neve per i pastori vaganti? La burocrazia! E allora non sarebbe il caso di imparare a gestirla in modo efficiente? Tanti si trovano in difficoltà perchè non sanno nemmeno cosa devono fare (e non c’è un luogo fisico dove avere le informazioni su tutte le scadenze e le regole da rispettare). Anche se le leggi cambiano continuamente, ritengo che alcune ore dedicate ai punti fermi (registri da compilare, come e quando, scadenze, modelli da compilare, ecc ecc ecc) siano fondamentali. Si potrebbe anche parlare delle principali opportunità che vi sono per ottenere eventuali contributi, quali requisiti occorrono per poterne usufruire, ecc…

Altre proposte? Non sto scherzando, attendo i vostri commenti, che potranno aiutarci a costruire davvero un corso del genere. Certe cose si imparano sul campo, altre le si possono apprendere da chi ne sa più di noi o anche solo confrontandoci con i “colleghi”. Un’altra mia idea è dedicare qualche ora alla “valorizzazione”. Non basta tener bene gli animali, averli “belli” che fanno bella figura durante una transumanza o quando sono al pascolo. Dobbiamo anche saper valorizzare il nostro prodotto. Ci capiterà di vendere una pecora bella all’appassionato (magari perchè ha un certo colore o chissà), ma più che altro avremo carne ed eventualmente formaggi da vendere. Ci sono (ci devono essere!) alternative alla vendita al macello o al commerciante. Visto come vanno le cose, tentare altre strade è ormai quasi indispensabile per guadagnare (e non solo sopravvivere).

Poi l’essere pastore al 100% lo si impara solo sul campo, stando al pascolo fino a tarda ora, con la pioggia o con il vento, affrontando le situazioni una ad una. Prossimamente con i colleghi che lavorano al progetto per creare questo corso andremo in Francia a visitare luoghi dove si fa formazione in tal senso. Ovviamente vi racconterò…

  1. Aggiungerei, per dare ai pastori una maggiore consapevolezza del senso del loro lavoro, qualche informazione sul ruolo storico della pastorizia alpina e sull’importanza che il sistema-transumanza ha avuto – e potrebbe ancora avere – sull’agricoltura di pianura. E ci starebbe bene anche un pizzico di antropologia, non credi?

  2. ciao Marzia,
    Francesco mi dice sempre che importante è saper “fare gli zoppi”, cioè saper tagliare le unghie correttamente ed è difficile. Io ancora non riesco molto bene. Magari anche questa potrebbe essere una materia pratica.
    Ci sentiamo presto:-)
    ciao

  3. Una argomento da trattare, rivolto a persone non del mestiere, potreebbe essere la conoscenza delle verie erbe/ foglie di piante ed i loro effetti sugli animali (es: trifoglio, pericolo!!! – erbe che mantengono piene – erbe che ingrassano). Un pastore mi diceva che le foglie di acacia in primavera provocano confiore ai piedi.
    In ogni caso è vero che l’esperienza si acquisisce sul campo ma, a mio avviso, per attingere il massimo dall’esperienza, deve essere qualcosa di TUO. Una cosa che penso facciano tutti gli allevatori è il toto-parto ( mi sembra di vedere il pastore/margaro di lunga esperienza con pagliuzza in bocca che dice: ” a stà noit a fa ancura nen”, salvo poi trovare il neonato che scorazza la mattina seguente, nell’ipotesi più felice).

    • era quello che pensavo anch’io quando ho generalmente parlato di “alimentazione”.
      per il parto, oltre alle “manovre” da fare in caso di parto difficile, anche quello che dici tu (cioè una pratica per identificare con maggiore sicurezza il momento del parto) potrebbe essere utile

  4. chissa se magari si potrebbe discutere su quale razza ovina allevare in base al tipo di allevamento scelto, biellese piuttosto che comisana,o sambucana ecc….grazie! saluti stefano

  5. ….la lana…ne avete tanta e spesso inutilizzata: e pensare al mercato del “pet” di nicchia? alla sera, “spaciugo” le mani su fiocchi di lana e sapone. ne escono cose curiose!

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