Non è una strada facile

Ma è proprio vero che basta “tornare alla natura” per trovare la giusta strada per essere felici e vivere in modo dignitoso, sostenibile, ecc ecc ecc? Sento tante parole, in questi tempi di crisi, ed i mass media improvvisamente riscoprono il mestiere dell’allevatore per proporlo come toccasana della crisi. Ho già tentato di dirlo con il libro, presentando tante storie diverse di chi faticosamente cerca di iniziare e chi invece, pur tra mille sacrifici, non riesce a decollare. Durante le presentazioni dico sempre che sarà il futuro a dire chi di questi giovani ha trovato la strada giusta…

Certo, in tanti si sogna di “tornare alla montagna” (quella montagna sempre più dimenticata ed abbandonata da tutti i politici, che la stanno massacrando e relegando a marginalità che diventerà sempre più problematica. Altro che tagli per risparmiare, quei tagli comporteranno nuove spese perchè un territorio abbandonato prima o poi presenta il conto. Quindi c’è da togliersi il cappello davanti a chi, nonostante tutto, investe per vivere e lavorare con un mestiere tradizionale in montagna. Ci sono esempi positivi, ma anche storie di “sconfitta”. Ho chiesto se potevo pubblicare una di queste storie, che mi è stata raccontata privatamente da una donna che non ho mai incontrato dal vivo. Per rispetto, non pubblicherò nomi o riferimenti geografici. Lei, giustamente, soffre per questa “sconfitta”, ma secondo me era giusto condividerla per far vedere anche l’altra faccia della medaglia. So che molti si identificheranno nelle sue parole e, se vorranno scrivermi in privato, ben volentieri darò spazio alle esperienze di tutti, in positivo come in negativo.

Abito a 600 mt circa, da circa 15 anni. Sono arrivata qui per errore e sono rimasta per amore, prima del mio compagno e poi per la mia prima capretta bionda e di tutte le altre che sono venute dopo. Per aiutare un amico ho fatto “da prestanome” per delle pecore e un giorno ne nasce una tutta a chiazze marroni, amore a prima vista!!!! Ora ne ho 15, nessuna bianca e nessuna nera, tutte a chiazze. Poi mia suocera vende le mucche e va in pensione. Mia figlia smette di fare colazione perché qualsiasi latte fresco e caro lei lo chiama amichevolmente “latte di toro”. Non mi rimane che comprare una maremmana coccolona che prima ha partorito la sua vitella, poi ci ha dato il latte di mucca.  È l’attività principale, ma siccome non basta a mantenerci, faccio delle ore in una macelleria, oppure pulizie, qualsiasi cosa trovo per arrivare a pagare fieno e tutto il resto, tutte le spese che ci sono. Il mio sogno era poter sfruttare la lana delle pecore, ma è stato un gran buco nell’acqua, un’ennesima sberla sul muso, invecchiando inizio a patirle. Non vorrei rinunciare perchè le mie due figlie adorano questo mondo, ma non c’è più mercato per capretti e agnelli e obiettivamente non riesco a pagare tutto, assicurazioni volontarie, assicurazioni obbligatorie Cosman, orecchini e tutto quello che tu sai, più una figlia alle medie e una alle elementari che sono 140 euro al mese di mensa e 250 euro all’anno di pullman perchè il Comune paga la metà“.

Sicuramente non ci sposteremo dalla montagna, a meno che non vengono altre alluvioni. Solo un piccolo particolare: avendo poche bestie, come contributo l’unica cosa che sono riuscita a prendere sono stati gli assegni famigliari, negli ultimi tre anni. “Cosa farai ora?” è proprio una domanda a cui non so rispondere. Qualsiasi cosa, anche in nero, che permetta di andare avanti con le mie bambine. Grazie perchè è carino sentire che a qualcuno interessa la tua storia, anche se non è bella e anche se non è un granchè“.

Le foto non hanno niente a che fare con la triste storia di questa amica, perchè, come vi dicevo, non ci siamo mai incontrate. Nessuno di noi può giudicare quanto scritto, ma spero che la testimonianza serva a far riflettere chi si vuole lanciare in un’avventura simile spinto dall’entusiasmo. Non siamo più ai tempi in cui con 2 capre ed una vacca si viveva in montagna. Ormai spese e burocrazia del XXI secolo ci inseguono ovunque e mettono a dura prova la sostenibilità di questo mestiere.

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  1. ..le strade di montagna non sono mai facili, anche quando sono entusiasmanti. Oggi avrei dovuto fare in pezzi il castagno tagliato l’ anno scorso, ma oggi nevica. I due chilometri per andare in paese, descritti già dalla “Guide des Vallèes Vaudosises” definitiva quel tratto di strada “un rude pente” nel 1912, e avevano meno balle di noi.
    Strade in salita. Un silenzio straordinario, e già va bene che qui ci sono legami di solidarietà “come si deve”. E domani cambio valle, per preprare l elezioni a Moncenisio, e sarà dura anche lì. Ma non si molla. Credo sia genetica , a questo punto…

    • hai ragione. conosco la strada e immagino…
      però con le bestie è ancora peggio. una volta potevi resistere, non dovevi pagare gli orecchini, le assicurazioni, la mutua. vivevi di quel che producevi. oggi hai tutte le spese che, se qualcosa va storto, ti mangiano il gregge, la mandria, tutto. in montagna puoi vivere solo con poche bestie, ma il loro reddito non copre più le spese che hai. certo, non muori di fame, ma nel XXI secolo in montagna il problema non è il cibo, è tutto il resto: tasse, burocrazia, spese, necessità di andare a valle con un mezzo…

  2. Spese e burocrazia parassitarie… Ennesima dimostrazione di mancanza di libertà. Ennesima dimostrazione che in questo Paese chi ha voglia di fare, di sbattersi, adottando un sano progetto di vita, viene preso a calci nel culo.

    Ben detto sui tagli che penalizzano la montagna. Solo persone che vedono distante come te, capiscono certe cose.

  3. è sempre bello leggerti e la testimonianza mi ricorda quanto questo paese sia storto…..pensa che il nostro prete non ha più potuto vendere le sue uova e alle piscine termali l’asl ha vietato di offrire le mele………
    bisogna farsi sentire e sperare che con queste elezioni qualcosa cambi…
    a presto da una mamma alpina

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