Adesso tutti gli animali sono in stalla

Siamo tornati in Val Pellice per documentare il lavoro invernale del pastore Ivan e della sua famiglia, proseguendo così il racconto di “chi è il pastore del XXI secolo” (vi ricordo il sito di riferimento del film qui).

La stagione di pascolo all’aperto è definitivamente conclusa, anche le ultime pecore, quelle in asciutta, sono rientrate alla stalla. “Ho tirato avanti finché ho potuto, ma non avevo più erba. I contadini avevano fretta di spargere il letame, così certi pascoli sono andati… Da uno ne ho pascolata metà, poi mi sono spostato da un altro che aveva fretta che gliela mangiassi, l’altro non ha aspettato. Ormai è tutto così.” Quindi tutti gli animali si trovano nell’Inverso di Villar Pellice, dove restano le tracce della nevicata dei giorni scorsi.

Arriviamo mentre si sta concludendo la mungitura del gregge, le vacche sono state munte prima, poi viene messo il fieno nelle greppie e le pecore iniziano a mangiare. La stalla è divisa in due sezioni, una per i bovini, una per le pecore in mungitura. “Lavoro e spese ce ne sono, ma le cose vanno sempre peggio. Non riusciamo a vendere agnelli e vitelli, i prezzi sono bassi. La crisi noi la stiamo sentendo di più adesso che non quando se ne parlava tanto all’inizio.

Buona parte del lavoro viene fatto a mano, si disfa la rotoballa con il forcone e di porta dentro il fieno finché ve ne sia a sufficienza per tutte. Dopo, dall’alto, viene fatta cadere della paglia nella zona dove gli animali hanno sostato in attesa della mungitura. “Ma qui almeno quando c’è da togliere il letame lo si può fare con il trattore! Gli animali non sono tutti qui, ne ho anche in varie altre stalle, ma sono stalle vecchie, più scomode.

Nel caseificio c’è Katia ancora al lavoro. Manca solo una settimana al parto, ma fortunatamente fino ad ora non ci sono stati problemi e quindi continua ad occuparsi di almeno una parte delle sue mansioni. Poi, almeno temporaneamente, della lavorazione del latte dovrà occuparsi qualcun altro.

Vinta la ritrosia iniziale, riusciamo a far parlare anche mamma Silvia e papà Valter, che raccontano di non aver forzato le decisioni dei figli, ma di essere stati contenti quando questi hanno deciso di proseguire l’attività di famiglia. “In alpeggio andavamo già noi e ci siamo andati tutti insieme. Certo, all’inizio un po’ di preoccupazione a sapere che andavano lassù e non ci sono le case, la strada è brutta. Quando hanno portato su la roulotte con il trattore, era una giornata di cielo limpido e io da casa ho guardato con il cannocchiale, ho tirato il fiato quando ho visto che avevano passato le curve. Quando saliranno quest’estate il bambino avrà già qualche mese. Uno un po’ in pensiero lo è, ma d’altra parte una volta salivano con i bambini appena nati e non c’era nemmeno la strada, solo il mulo.

Ivan ci tiene quella che definisce la “malattia del pastore”: campane, campanelle e rudun delle pecore, delle capre e delle vacche, tutte ordinatamente appese su in alto alle travi del fienile.

Poi ci spostiamo ad una delle vecchie stalle dove, separatamente, vi sono alcuni giovani bovini, le capre ed altre pecore. “È il periodo che piace meno, il periodo più impegnativo. Vai da un posto all’altro a fare lavori. Qui devi fare tutto a mano, mettere l’acqua, il fieno, togliere il letame. Ne ho qui e ne ho ancora in altre stalle da un’altra parte…“.

Pensavo di portare su con il camion quelle a cui vendevo l’agnello per Natale… Invece niente, gli agnelli sono rimasti lì, le vendite sono andare male. Sono quelle che erano fuori al pascolo, sono ancora da tosare. Aspettiamo che venga la luna vecchia, poi le toso. Di solito per la tosatura ci sono io, Ivan e il figlio di Valter!!!!“. Scherza, Ivan, alludendo a come questo lavoro tocchi tutto a lui, sia prendere l’animale, tirarlo verso il posto dove verrà tosato ed infine “spogliarlo” dalla lana. “E come al solito di quella si prende ben poco… però almeno non ho spese a chiamare qualcuno che me le tosi.

Ivan ormai è entrato nella parte ed è lui stesso a suggerirci cosa filmare e chiedere di parlare di alcuni argomenti. “Vedete? Qui uso queste balle piccole, che sono sempre più difficili da trovare. Si facevano una volta, adesso invece ci sono le rotoballe rotonde. Ma per le vecchie stalle come queste, sono più pratiche da prendere e da portare.” Il fieno prodotto all’interno dell’azienda però non è sufficiente per alimentare tutti gli animali per tutto l’anno, quindi l’inverno significa anche spese non indifferenti.

Quassù l’inverno dura a lungo. Quest’anno è ancora andata bene, ha fatto freddo, ma di neve ce n’è stata poca. Cerchiamo sempre di stare al pascolo più che si può e di metterle fuori presto in primavera, le pecore. Il fieno è un costo.” Fieno, secchi d’acqua portati a mano, poi per finire qualche carriola di letame, dopo si passerà ad un’altra stalla, anche se ormai è praticamente mezzogiorno.

Arriva anche Valter, che ci spiega ancora come queste antiche stalle fossero già affittate in passato dalla sua famiglia. “Quando abbiamo costruito di là, avevo già tenuto degli spazi grossi, pensando che fossero più che sufficienti. Io prima facevo anche un altro lavoro… Poi i figli sono andati avanti loro, quindi le bestie sono aumentate e così abbiamo tenuto anche queste strutture più vecchie. Sono scomode per lavorare, ci metti più tempo, ma per il resto gli animali stanno bene sia qui che là.

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