Anche se gli uccellini cantavano da primavera

Uno strano inverno, non c’è che dire. I giorni della merla caldi che potevi stare in camicia, i primi fiori qua e là nei luoghi esposti al sole, addirittura una farfalla in anticipo, qualche moscerino e le prime mosche. Al mattino sentivi gli uccellini cantare “da primavera”, ma le previsioni erano tutte concordi ad annunciare la neve, un po’ prima, un po’ dopo, centimetro più, centimetro meno.

Il pastore vagante non si preoccupa più di tanto. Vive come sempre alla giornata, tanto non è che ci sia qualcosa di particolare da fare. Se di neve ne verrà tanta, si prenderanno provvedimenti. Altrimenti, per il momento, si pascola quel che c’è a disposizione. Avanti, di pezzo in pezzo, piccoli spostamenti quotidiani.

Il giorno in cui secondo alcuni doveva già iniziare a nevicare, si era aperto con una mattinata fredda, ma limpida. Il freddo giusto per la stagione, ma non c’era ancora l’aria della neve. Di sicuro non avrebbe nevicato in giornata, al più poteva iniziare nella notte.

Ad un certo punto era arrivata una velatura da dietro le montagne, che poi si era spostata abbastanza velocemente, fino a coprire il sole e rendere la giornata decisamente fredda. Il terreno era abbastanza gelato, ma non si poteva portare le pecore a pascolare erba verde troppo fredda. E’ strano, dicono che gli animali hanno l’istinto, ma di incidenti ne capitano spesso: mangiano troppo, addirittura bevono troppo. Altro che preoccuparsi per il fatto che stanno fuori… Come mi diceva un giorno un pastore: “Hanno più problemi quei pastori che le fanno mangiare fin che ne hanno voglia, piuttosto quelli che tirano una rete e magari non tornano fino al giorno dopo!“.

Passata la velatura, le temperature tornano più miti. Il gregge si sposta ancora. Camminare serve anche  a far digerire quelle due o tre che “guardavano un po’ brutto” per l’indigestione del giorno prima. Per fortuna niente di grave, infatti tutte camminano senza perdere il passo con le compagne. Fiancheggiando il bosco si bruca qua e là qualche foglia di rovo, un ciuffo di erba più secca che aiuta a ruminare.

Per la sera un bel prato verde, un pascolo abbondante prima della nevicata che, ormai è sicuro, per quel giorno non arriverà. Oggi si mangia, l’indomani si vedrà quanto bisognerà faticare per arrivare con il muso a trovare la stessa erba! Intanto, lassù sulle montagne, pare vi sia già tormenta. “Da sopra non arriva… La neve che può farci paura è quella che arriva da sotto.

Dopo il tramonto si pascola ancora un po’ nelle stoppie di mais, così per quella sera le pecore sono ben piene, quando vengono chiuse nel recinto. Il fatto che per quel giorno non abbia nevicato “è già buono”. Per qualcuno è assurdo il modo di lavorare dei pastori vaganti: “…ma se dovessi preoccuparmi sempre di tutti gli imprevisti, oltre che dei problemi quotidiani, sarei già impazzito da tempo!“.

La neve è poi infatti arrivata nella notte, per la gioia di qualcuno e il disappunto di molti altri. In fondo però ci voleva, il sole della primavera e l’umidità della neve faranno “partire” la vegetazione, altrimenti mancheranno i pascoli per i mesi a venire.

Dove c’è erba, si pascola normalmente all’aperto, altrimenti si interviene portando fieno o altri tipi di foraggio. Passerà anche questo inverno, ormai è la metà di febbraio, e allora inizierai a sentire i pastori parlare di primavera o addirittura di montagna!

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