La diffidenza e i buoni rapporti

Ci sono dei posti dove passi tutti gli anni, altri che invece frequenti solo saltuariamente, perchè quando sei in zona si mette a piovere e allora torni verso le colline, perchè per qualche anno invece dei prati ci sono altre colture.

Così lì non sei IL pastore che tutti conoscono e allora ti capita di andare nelle cascine a chiedere se puoi attraversare una meliera, pascolare una strubia dove non hanno ancora sparso letame. Vedi che c’è diffidenza, quando i cani abbaiano nel cortile (e di cani ce n’è sempre tanti, liberi e/o legati alla catena) prima si muove appena una tenda, poi si affaccia qualcuno e, solo quando hanno capito chi sei, allora scendono, aprono la porta. “Abbiamo le pecore lì da XYZ…“. Se il vicino ti ha “ospitato”, allora possono fidarsi anche loro.

Poi ti raccontano le storie. La cascina lì dietro che ha preso fuoco una sera tutto di colpo (e non è la prima, da quelle parti), la donna che abita da sola lì a fianco un attimo prima non ha visto niente e un attimo dopo c’erano le fiamme che divoravano la paglia. I ladri che sono già passati più volte: “Non c’è niente da rubare, ma intanto hanno buttato tutto per aria…“. “La cagna me l’hanno avvelenata, ha tribolato per qualche mese e poi è morta.” “Sono entrati che c’era mia madre invalida, si sono fatti dire da lei dove c’erano i soldi.” Continui a sentire cose così dappertutto…

E allora i cani da guardiania tornano utili anche in pianura, contro i lupi a due gambe. Perchè chissà che non ci sia anche qualcuno che prova a prendersi un agnello, una pecora? “Stanotte li ho sentiti abbaiare, allora mi sono alzata ed ho acceso subito il faro“, spiega la padrona della cascina presso cui era recintato il gregge. Per fortuna che, oltre alla diffidenza, ci sono i buoni rapporti con i contadini, specialmente quelli che abitano accanto ai prati dove ti ritrovi a pascolare.

Dovrebbe sempre essere così, capirsi a vicenda, rispettarsi, anche aiutarsi. “Ti serve dell’acqua per farle bere?“. E portano un vascone, tirano una gomma… “Vieni a pascolare anche vicino alla nostra cascina, tanto quelle stoppie più avanti le lavoriamo e l’erba che c’è viene poi tutta sepolta. Così intanto concimano pure!“. Ti invitano per il caffè dopo pranzo e vengono a scambiare due parole, vengono a vedere le bestie, arrivano tutti i bambini…

Alla sera poi, quando devi attraversare la strada trafficata, tutti collaborano a darti una mano affinchè non resti indietro nessun agnello. “Erano quasi dispiaciuti adesso che siamo andati via, ormai erano abituati ad averci lì…“, racconta il pastore. Sarebbe bello che fosse sempre così, invece purtroppo questi casi rappresentano quasi delle eccezioni tra chi assolutamente non vuole le pecore nei suoi appezzamenti, chi si dimentica che da oltre dieci anni compravi la sua erba (e la cede al primo che passa), chi nel pastore vede solo il modo per far rendere un po’ di più il prato, visto che si fa pagare profumatamente.

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