Attenzione signori, non è una facile moda!

E’ con un pizzico di fastidio che, negli ultimi tempi, sento tanto parlare di ritorno all’agricoltura, giovani che, complice la crisi, decidono di dedicarsi a questo antico mestiere, anche con un’ottica nuova. Potreste dirmi che ne ho parlato pure io, scrivendoci un libro, ma chi lo ha letto ha visto che non ho fatto differenze tra chi l’allevatore lo fa da sempre e chi invece ha compiuto una vera e propria scelta di vita. Io ho voluto mostrare la passione, la dedizione di questi giovani, che perseverano nonostante le difficoltà. Una raccolta di testimonianze e non un “manifesto pubblicitario” per una nuova vita. Come racconto durante le presentazioni: “E’ facile sentir parlare di quelli che ce l’hanno già fatta, ma quasi nessuno sa le storie di quelli che faticano a realizzare il loro sogno.

Mi chiedono di scrivere articoli, mi intervistano sul “ritorno dei giovani all’agricoltura”, ed io cerco di spiegare come, a mio modo di vedere, stanno le cose. Poi leggo questo articolo su Repubblica di Carlo Petrini e mi sembra che manchi qualcosa. Tra le righe si capisce sì che ci sono le difficoltà, ma non viene detto davvero che fare l’agricoltore, l’allevatore, non è la moda del momento, non è la parola magica che apre tutte le porte, anzi! Ammetti anche di riuscire ad avviare l’azienda, ma poi? C’è la crisi, a chi li vendi i tuoi prodotti? O produci qualcosa da destinare all’elite (penso al prezzo di certi vini, ma anche certi formaggi), e allora lì forse la crisi non la senti, ma se hai la tua frutta, la tua verdura, il tuo prodotto da consumo quotidiano a tavola e non il “prodotto di nicchia”, a chi lo dai? Certo, il nuovo agricoltore che va a scuola, che ha la formazione, forse tribola un po’ meno degli altri ad inserirsi in un certo mercato, ma io sento un po’ tutti che accusano i colpi della crisi, anche quelli che solo qualche mese fa lodavano certe iniziative di Farmer’s market in città.

C’è stato chi ha iniziato grazie alla famiglia (e sono tanti, quasi tutti), chi dai genitori ha avuto sostegni economici per attrezzarsi, chi ha avuto la formazione, chi la tradizione e chi… il passaggio di intestazione aziendale. Già, perchè non è che questo gran ritorno dei giovani all’agricoltura sia anche frutto del cercare di sfruttare le opportunità (legali) a disposizione, e quindi se si riescono a prendere quei due soldi in più, si intesta tutto al giovane di casa che ha comunque voglia di andare avanti lì?

E chi aveva la passione, ma alle spalle non aveva nè una famiglia che potesse metterci più di tanto del suo, nè una tradizione di generazioni? Si arrabatta, fatica, impreca, tira avanti con dei redditi che spesso non ce la fanno a coprire le spese e le elementari necessità di vita. E’ così solo perchè non hanno studiato? Non penso proprio. Io ne ho conosciuti tanti, di questi ragazzi, non manca loro affatto la buona volontà, la voglia di darsi da fare, a prescindere dalla formazione (che sicuramente aiuta, ma non è tutto). Al massimo manca il tempo per occuparsi di ogni cosa, non ce la fanno a sfruttare a pieno le potenzialità delle loro produzioni, ma non si può essere nel contempo allevatore, trasformatore, commerciante, ecc. Facile dirlo, ma poi le realtà sono tante e tutte diverse.

Mi ha telefonato uno dei giovani protagonisti del mio libro, in difficoltà, chiedendomi se sapevo aiutarlo. Lo scorso anno era riuscito ad avere dei contratti di affitto per dei pascoli in zona di bassa montagna, ma comunque validi per dare il via ad impegni per i quali avere accesso ai contributi. “Ma quest’anno non mi vogliono più, ho solo parte dei terreni dello scorso anno. In un posto non vogliono più gli animali, puzzano, le mosche, le campane… Un proprietario mi ha detto che per quest’anno niente, non me li dava, forse sempre perchè la gente si lamentava. Io mi ero messo a cercare un alpeggio, solo che non trovo niente. Se non affitto un alpeggio perdo i contributi e devo restituire quelli dell’anno scorso. Volevo salire con i miei capi più altri presi in guardia per coprirmi le spese, ma… Tu sai se c’è qualche alpeggio libero?“. Questo giovane tra l’altro sta per mettere su famiglia, ma qui non siamo in TV dove il caso umano magari impietosisce la giuria… Siamo nel mondo reale dove alpeggi liberi non  ce n’è, dove gli speculatori se li accaparrano per prendere loro più contributi, dove i prezzi vanno alle stelle sempre per lo stesso motivo.

(foto C.Cadore)

Mi ha scritto anche un amico del blog. Riporto integralmente la sua e-mail, che non ha bisogno di ulteriori commenti, credo. “Sono Cristian di Ponderano, paese della periferia di Biella, ho 31 anni,malgrado i miei studi al CFP di Vigliano Biellese come meccanico, la mia grande passione è la campagna. Per 5 anni ho fatto il magazziniere, ma per me era la prigione, d’estate con le belle giornate era dura starsene rinchiuso dentro e aspettare di finire il turno e così ho frequentato un corso per giardinieri e così ho cambiato lavoro per un paio di anni, contento di trovarmi all’aria aperta. Dopo un anno di pausa, ho aperto una ditta per mio conto come giardiniere, mi appassionava il lavoro, ma in primavera o in autunno se vedevo delle mucche pascolare nei prati dovevo fermarmi ed ammirare, guardare le bestie più belle e se nei week end ero libero dagli impegni, prendevo l’auto e andavo a trovare gli amici in alpeggio. Purtroppo la crisi biellese fa sì che  i disoccupati si trasformino in giardinieri, imbianchini e boscaioli a tempo perso e io pian piano ho perso lavoro.

I costi di gestione di un ‘attività artigiana con il nuovo governo erano cambiati ed era impossibile campare con tasse e mutuo in banca e con i clienti e colleghi che non pagavano ( facevo anche lavoro conto terzi). Gli studi di settore non calcolano i giorni di pioggia (Biella è il vespasiano d’Italia, dicevano  una volta), la neve, il gelo e i giorni in cui certi lavori non potevi farli, a loro interessa che produci. Hai tanti beni, tanto paghi… e quindi a fine 2012 la decisione di chiudere l’attività.

Inoltre in tempo di crisi la gente diventa sempre più insopportabile, vive nella frenesia e nelle pretese, tutto subito, in fretta e a costo basso e a pagare c è sempre tempo. Molte volte mi svegliavo con il malumore di dover fare lavori per persone odiose e quindi mi sbrigavo a farle e poi passavo un paio d’ore in campagna per sfogarmi dal nervoso che avevo addosso. Ma la mia passione rimane comunque la campagna, gli animali, campi, montagna, antiche tradizioni.

(foto C.Cadore)

Qualche anno fa presi  due caprette nane che ora son diventate otto, le faccio pascolare nei miei prati, mi tagliano l’erba e concimano e  ultimamente le sposto in piccoli prati tra le case del paese e pascolo in un prato comunale, son la mia scuola per un mio sogno. Un piccolo allevamento di capre legato ad una fattoria didattica. Infatti mi piacerebbe avere una piccola azienda agricola dove allevare un po’ di capre, da carne e da latte, un po’ di animali da cortile, un paio di mucche e coltivare l’orto e poi far vedere ai bambini come nascono i frutti della terra e gli animali; che quello che mangiamo non viene creato con il computer o in Facebook.

Uso internet per informarmi su prodotti e innovazione e anche per vedere le foto di alpeggi, animali e le date delle fiere e Facebook per conoscere persone nuove, scambiarci informazioni e pareri un po’ su tutto.

La settimana scorsa son andato a vedere due piccoli cascinali in collina, 3 stalle, locale per il formaggio, abitazione, prati, boschi e acqua sorgiva, l’ideale per il mio sogno, ma son in vendita e purtroppo non posso permettermi di fare un passo grande come questo, specie ora che le banche non aiutano più, ma incuriosito comunque colgo l’occasione e mi presento in associazione e spiego com’è la mia situazione e chiedo i requisiti per entrare in agricoltura. Malgrado il mio ettaro di terra coltivata a prato, frutteto e orto mi dicono che non basta per entrate nei coltivatori diretti e senza partita Iva agricola anche l’acquisto del trattore non  è fattibile con le nuove norme. Non parliamo poi di insediamento, contributi e finanziamenti, che non c’è nemmeno l’ombra.

Gentilmente mi dicono che devo accumulare più terreno e di ripresentarmi e vedranno i requisiti per iscrivermi, ma per adesso non se ne parla… ma in zona campagna libera non ce né neanche a pagarla oro.

Mi sarebbe piaciuto avere un trattore, non molto grande per far fieno e lavorare un po’ la terra e anche quest’anno non mi rimane che far fieno a mano e andar avanti come ho fatto sempre  con fatica, ma di sicuro non mollo. Con il passare del tempo ho raccolto vecchie attrezzature per il fieno che ormai erano destinate al rottamaio ma che son ancora funzionanti.

(foto C.Cadore)

Continuerò nel mio sogno.

L’anno scorso ho prodotto della farina da polenta che era una bontà, ho intenzione di prendere un paio  di capre da latte e farmi un po’ di esperienza a provare a far del formaggio, alla sera vado ad aiutare un amico in stalla che ha delle vacche piemontesi,vado a far transumanze e appena posso volo in alpeggio.

Suono le percussioni da 15 anni, nella banda del paese e mai niente mi ha fatto perdere l’appuntamento, ma negli ultimi anni se c’è la transumanza per salire in alpe, il mio posto è lì, dietro alle bestie con il bastone, con il sole o con la pioggia e il gelo.

Pensavo che ci fossero dei limiti ma non avrei mai creduto così tante difficoltà. Capisco perchè ci son sempre meno giovani che lavorano in campagna….fan di tutto per far passare la voglia di lavorare, mille bastoni fra le ruote e tanta carta per ottenere niente e pagare tanto. Non mi rimane che cercare qualche lavoro part time o in qualche azienda e poi vedrò che fare… è brutto vivere alla giornata, senza poter fare programmi

 Non sarà la burocrazia e le normative a fermare la mia passione.

Tutti quelli che si riempiono la bocca di teorie, le conoscono le storie di questi ragazzi o si accorgono solo di quelli che ce la fanno, magari grazie a famiglie che hanno i fondi per aiutarli in qualsiasi attività essi vogliano intraprendere?

  1. Brava Marzia, non sai quanto sono stata contenta di leggere questo tuo post. Non so davvero capire da quale finestra questi signori guardino il mondo. Quando poi leggo frasi così: «Bisogna che quel mestiere torni ad essere prestigioso e soddisfacente», mi viene l’urto di nervi. Prestigioso e soddisfacente lo era (forse) per i latifondisti o i grandi proprietari; per gran parte degli altri era fatica nera e fame. E anche oggi: si potranno mica fare soltanto prodotti di nicchia? E si potranno mica comprare sempre prodotti di nicchia, che spesso costano un occhio della testa? Leggere la mail di Cristian e sapere della telefonata dell’altro ragazzo mi ha fatto pensare a una mosca che sbatte contro il vetro della finestra. Io spero tanto che ce la facciano. Però siamo sempre alle solite: qualcuno cammina sul filo con una bella rete di protezione sotto; qualcuno invece rischia di suo e se cade… avanti un altro.
    Nicoletta (da Roma)

    • sul fatto che debba essere “soddisfacente” però sono d’accordo anch’io, nel senso che deve dare soddisfazioni dal punto di vista della gratificazione (e lo fa), ma anche del reddito. non si può vivere di sola passione, specialmente con le spese ed i vincoli che ti impongono oggi.
      per il resto… è proprio così!

  2. Più la crisi peggiora e più aumenta la retorica: ne abbiamo sentite di simili anche sui panettieri, sui laureati in cinese e su mille altre cose, peccato che la disoccupazione continui a galoppare. La cosa che più mi preoccupa è che la classe politica non sa neanche di cosa tratti in fondo un articolo come quello di Petrini, e non sembra avere intenzione di occuparsene.

  3. sono d’accordo. Penso che fare agricoltura, anche con un piccolo sogno, è costoso. non è più come una volta dove la terra era coltivata perchè sfamava tutti e tutti si facevano il loro pezzetto perchè non c’era alternativa..la fabbrica ha tolto braccia, ora la stessa industria è ko..e si torna alla terra….non era meglio continuare a coltivarla anche solo per sussistenza? un’orto è una gran risorsa! 2 bestie anche solo per avere il latte e due galline..Un’altra cosa sono i prodotti di nicchia (quelli veri si chiamano “locali”)costosi sì, ma sono notevoli perchè sono custodi di un territorio e di un sapere.
    Penso che ognuno di noi può essere contadino e allevatore senza aprire nessuna partita iva, almeno questo non è il momento…e sarebbe già un notevole cambiamento!! pensate se lo facessero tutti!!!!!bisogna tornare indietro per forza, anzi, penso che per chi ha sempre lavorato la terra per sè e la propria famiglia in piccolo ha sempre considerato una ricchezza i propri pomodori, insalata, patate….è vero, ci vuole tempo…ma il tempo si trova per le cose importanti…sono convinta che si sia sbagliato “industrializzare” l’agricoltura, renderla spendibile e tirarci fuori per forza uno stipendio…fare monocolture che non rendono e buttare la roba perchè non vale la pena neanche raccoglierla…Giono lo diceva più di 50 anni fa in “Lettera ai contadini sulla povertà e la pace” – Giono Jean…se avete tempo…leggetelo..
    cerchiamo di stare ottimisti, nonostante il brutto di questo tempo; non sono più le istituzioni a darci una mano, loro devono crollare con tutta la burocrazia, è un mondo che deve scomparire. Rimaniamo noi e le nostre mani, le mani di tanti!!!! si parte da qui.

    • certo che l’orto è una gran risorsa, come lo è il pollaio ed i due animali in stalla, oggi però la legge ti impone di sottostare a certi vincoli (almeno in teoria) e quindi anche solo per vendere il “di più” del tuo orto, dei tomini che fai con il latte di 2-3 capre, dovresti essere in regola. e non puoi esserlo, perchè dovresti sostenere delle spese che rendono il tutto insostenibile.
      industrializzare è sbagliato, ma qui non parliamo di giovani che vogliono creare un’industria, vorrebbero solo mettere in piedi una piccola azienda agricola in modo da viverci. e vivere vuol dire pagarsi la mutua, i contributi per la pensione, i costi di vita quotidiana, quelli relativi alla gestione dell’azienda, per quanto piccola possa essere. lo stipendio lo devi tirare fuori, devi poter comprare dei vestiti per i tuoi figli, anche se per mangiare il latte, la carne ce l’hai in casa.
      per adesso le istituzioni ci sono e, se lavori in modo fuorilegge, basta poco per incappare in problemi e multe che ti “ammazzano” letteralmente

  4. non ho letto l’articolo che citi, ma ho ascoltato Petrini dire le stesse cose come ospite alla trasmissione “che tempo che fa” domenica sera su Rai Tre. E mentre lo ascoltavo, ho provato il tuo stesso fastidio. Non è che la lettera di Cristian, gli potrebbe venir recapitata (a Petrini), con preghiera di commento? vorrei proprio leggerlo, il suo commento!
    gabriella, quella che cammina con l’asino

  5. Davvero c’è da chiedersi in che mondo vivano certi personaggi. Poi dicono di rivolgersi “alla gente”, ma della gente non capiscono nulla, semplicemente perché proprio non sanno come è fatta “la gente”, che problemi ha e che linguaggio parla. A novembre ero ad una conferenza governativa a cui hanno partecipato tre ministri. Uno di questi parlava e parlava, e attorno vedevo facce smarrite e sbalordite – ed eravamo tra “addetti ai lavori”. Smarriti perchè era evidente che parlava di ciò che non conosceva… però era comunque venuto a portare il suo saluto. Siamo a questo. Dire, apparire, non capire e pontificare.

    • è il caso anche di una nota catena di “supermercati” del buono-tipico, chiamiamoli così… che vantano la filiera corta, il prezzo equo a produttore, ma se poi ti capita di avere contatti diretti scopri che la realtà è un tantino diversa.
      ministri non ne ho mai sentiti parlare direttamente, ma mi sono bastati altri politici minori. solo raramente, molto raramente ho trovato briciole di competenza e conoscenza diretta della materia.
      dici bene, APPARIRE!

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