Un po’ di storia

Lo spunto per questo post viene da varie cose: vecchie foto che mi sono state prestate, due libri che mi sono stati regalati quest’estate, ma che finalmente solo ora riesco a leggere con calma, una lettera saltata fuori facendo ordine e pulizia.

(Foto archivio fam. Aglì)

Parliamo di alpeggi, alpeggi del passato. Guardare le vecchie foto fa riflettere e non poco. Su come è cambiato il territorio, su come fosse gestita la montagna, su come siano mutate le condizioni climatiche (a metà agosto c’era ancora la valanga che arrivava fino in fondo al vallone). Poi guardi le razze degli animali, la loro taglia (più piccoli, più adatti ai monti) ed infine guardi le persone.

(foto archivio fam. Aglì)

Ovvio che di baite ce n’erano tante dappertutto, le famiglie erano numerose. Vedi baite che oggi non ci sono più, trasformate in cumuli di macerie… Pensi a com’era la vita, senza strade, senza luce, con poco di tutto. Pensi alle parole degli anziani, che parlano di vita comunitaria, ordine e regole per tutti: “C’era uno che comandava tutti, ciascuno aveva il suo prato da tagliare e poi i pascoli, si comandava la roida… Adesso sono in due, e litigano!

Ho poi anche trovato questo, non così vecchio, perchè è solo del 2006. Sono gli aggiornamenti delle tariffe di affitto di alpeggi e fourest dal 2006 in poi, con variazione da lire ad euro. In questo caso le tariffe non sono in base agli ettari, l’alpeggio non va all’asta, ma si paga un tot ogni capo di bestiame condotto in alpe. E’ uno dei sistemi vigenti (che io sappia, ho incontrato casi del genere solo in Val Pellice, ma probabilmente accade anche altrove) per stabilire l’affitto della montagna.

Per chi ama le curiosità sulla storia locale, ecco due libri di Rinaldo Breusa, “L’uomo e la montagna” e “Sulle orme dei padri” (Alzani editore). Si parte dalla storia personale per avere uno sguardo più ampio sulla vita, la società del secolo scorso in Val Germanasca, terra di origine dell’Autore. Un capitolo de “L’uomo…” è intitolato: “La mia prima esperienza come pastore di pecore” e allora capita di emozionarsi leggendo, riconoscendo luoghi, situazioni… La foto di copertina invece fa riferimento ad un fatto narrato nel capitolo “Le mie pecore”, quando il 14 settembre 1972 (giorno della fiera di Pragelato), una fitta nevicata bloccò le pecore in alta quota. Rinaldo ci coinvolge narrandoci le fatiche del recupero, conducendoci lassù tra rocce, neve, tormenta e pericoli.

Nell’altra opera invece (“Sulle orme dei padri”) ho appreso interessanti notizie sull’alpeggio posto alla testata del Vallone di Rodoretto, l’alpe della Balma. Sembra tutto semplice… l’alpeggio! Pascoli, erba da mangiare per gli animali d’estate. Invece no, ci si addentra in un complesso sistema di proprietà, consorzi, addirittura: “…con un modello gestionale che risale al Medioevo, veniva utilizzato in forma collettiva dai proprietari i quali, con una gestione di tipo societario, possedevano delle quote che permettevano loro di introdurre nell’alpe stesso un certo numero di capi bovini e ovini a seconda delle quote possedute…“. C’era un pascolo dei bovini ed un pascolo delle pecore e c’erano delle norme che regolavano i diritti del prelievo del letame di pecora!!! Altri tempi…

Alpe di Giaveno superiore, Val Sangone

Mi piacerebbe avere libri che mi spiegano la storia di tutte le vallate, di tutti gli alpeggi (soprattutto quelli abbandonati) che incontro su per i monti. Come avveniva la gestione un tempo, chi saliva qui, chi erano i proprietari, cosa si produceva, come si pascolava. Scopri magari che su certi alpeggi piemontesi della provincia di Torino addirittura erano arrivati dei pastori bergamaschi, oppure c’era un Ruascin con le sue pecore a pascolare i perdù.

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  1. Perchè non provi a raccogliere documentazione fotografica? Sei nella posizione migliore per farlo. E non c’è nessuno che conosci che possa raccogliere le ultime testimonianze? Io, sapessi parlare patois, ci farei un pensiero…

    • non è facile avere accesso alla documentazione fotografica degli archivi famigliari. la gente non si fida a dartela, anche se ti conosce. avevo già tentato in passato… per la raccolta di testimonianza occorre del tempo che io adesso non ho. chissà in futuro… il guaio è che sono testimoni che, ahimè, giorno dopo giorno possono non esserci più
      ps: il patois non lo parlo nemmeno io, però lo capisco!

  2. per balme gianni castaneri ha scritto lassu sotto la luna e la nostra storia ce l’hai io ho solo molte foto vecchie alcune le trovi sul libro ciao

  3. “… Adesso sono in due e litigano!”.
    questo mi ha proprio fatto ridere…ed e’ proprio vero… al giorno d’oggi non ci accontenta piu’!
    Ciao.
    Eddy da distante

  4. Trovo straordinarie le foto e i documenti che mostri, oltre a quello che fai in generale. Personalmente sono sempre vissuta in città, per me la cosa più interessante sarebbe sentire le voci di persone che sono vissute in un mondo completamente diverso, per molti aspetti scomparso. Oltre che il lato materiale, quello che mi colpisce di più è capire come ragionavano, cosa desideravano, come vedevano la vita. Seguirò dunque le testimonianze che riuscirai a condividere, oltre naturalmente a quelle dal tempo presente! 🙂

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