Stress agricolo

Parlando con le persone mi rendo conto di come, non conoscendolo, i più abbiano un’idea della pastorizia molto lontana dalla realtà. I contadini per primi, quelli che i pastori bene o male li vedono ogni anno per qualche tempo, nei pressi delle loro cascine, hanno a loro volta una buona dose di pregiudizi ed idee molto particolari!

I più arrivano nella bella giornata di sole, annuiscono con la testa con l’aria di chi la sa lunga e…: “Certo che voi… bella vita che fate! Nessuna fatica…!“. Meglio evitare di arrabbiarsi e rispondere sorridendo con una battuta: “Facciamo cambio per qualche giorno allora, almeno una settimana!“. Quel pasto da seduti, con le pecore lì accanto, quei rari momenti di “relax” sono stati preceduti da chissà quante cose, a partire dagli agnelli a cui dare il ciuccio la mattina presto, magari presso un’altra sede, a casa, in cascina… Poi reti da tirare, percorso da visionare prima di mettersi in cammino, contatti da prendere con tizio e caio per passare in un posto, per attraversare una stoppia, per fare una sosta mentre ci si sposta.

Chi segue il blog da tempo, chi “qualcosa sa” di pastorizia, è a conoscenza del fatto che esistono pastori vaganti che hanno la fortuna di utilizzare zone dove (quasi) tutti i pascoli incontrati sul cammino sono utilizzabili e pure gratuitamente ed altri invece che devono costruire una lunga e complessa rete di contatti anche solo per transitare, oltre a dover pagare (ultimamente anche in modo esagerato) il pascolo per il loro gregge. Ce ne fossero di contadini come quello incontrato quel giorno, che non solo concede una sosta nel suo prato, ma si preoccupa pure di telefonare ad altri per cercare pascoli e luoghi di transito per il gregge! “Ma fermati pure e fai dare una passata! Qualche tempo fa avevo giù lasciato passare quei margari con le vacche, quelli su della tua valle, stavano spostandosi su verso la cascina…“.

Vedere il gregge al pascolo “dona un senso di serenità”, è vero. Ma il gregge in sè preoccupazioni non ne ha, si affida al pastore affinchè quotidianamente trovi di che saziare gli animali. Il pastore invece di preoccupazioni ne ha eccome, non può nemmeno “andar di seguito” a pascolare nei prati dove “ha comprato l’erba”, perchè il contadino del XXI secolo ha fretta, ha calendari da rispettare, ha lavori che si accumulano e “stressa” il pastore. “Quando arrivi? Devo mettere il letame! Se non vieni io lo spargo sull’erba!!“.

Che ragnatela di avanti ed indietro tra questo e quel comune, per cercare di accontentare un po’ tutti… Prima da quelli che hanno più fretta, quelli che meno “rispettano” il pastore e le sue esigenze. Per ultimi quelli che non fanno la voce grossa, quelli che invece forse si meriterebbero il miglior trattamento, perchè di anno in anno ti tengono sempre l’erba (senza darla ad altri) ed aspettano fin quando non arrivi, senza lamentarsi.

Per fortuna che almeno il tempo aiuta, le giornate di sole facilitano il pastore, oltre a garantire disponibilità di erba fresca nei pascoli, senza dover ricorrere a fieno o altro. Al mattino fa sì abbastanza freddo, spesso il terreno è gelato e c’è la brina, ma si tratta di pochi gradi sotto lo zero, niente di eccezionale per la stagione.

Aperto il recinto, si va al pascolo nei prati su cui dovrà poi essere sparso il letame. Il contadino è arrivato a chiamare il pastore ancora prima che questo mettesse fuori le pecore, chiedendo di iniziare con quel prato, perchè aveva già lo spandiletame carico! E dire che i programmi per la giornata erano diversi e si era già preparato un altro prato, con tanto di reti tirate, per la mattinata!

Le pecore osservano un po’ perplesse l’andirivieni frenetico del trattore nella parte di prato che hanno appena finito di pascolare. Sono finiti i tempi in cui il contadino aspettava con ansia sì il pastore, ma perchè questo, con le sue pecore, concimasse gratuitamente il prato! Oggi invece il pastore lo si aspetta sì per pulire il prato dall’erba “vecchia”, poi per prendere un po’ di soldi (un tanto al giorno o un tot a “giornata”, cioè a superficie pascolata), ed infine per poter spargere il letame che si accumula nelle stalle, affollate di bovine. Altri numeri, altre esigenze, altri ritmi rispetto ad un tempo.

Il trattore avanza veloce ed il pastore sposta il gregge nell’erba verde, “nuova”. Una merenda succulenta per le pecore, ma bisogna fare attenzione a non esagerare, o quell’erba così fresca potrebbe causare dei problemi agli animali, pertanto il prato viene razionato con cura. L’esperienza del pastore fa la sua parte, ma bisogna anche sempre stare attenti per vedere se qualche animale “gonfia”.

Per concludere la giornata, una cena a base di erba vecchia e già un po’ secca, mentre le temperature si abbassano e scende la sera. Altro che relax… Intanto da altre parti di quella campagna apparentemente quieta telefonano altri contadini, anche loro hanno fretta che vengano pascolati i loro prati. Qualcuno fa che non telefonare nemmeno e o sparge il letame, o vende l’erba ad un altro pastore.

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    • non solo in valle ossola, ma anche altrove a chi non sa tutto può sembrare pascolo 🙂 prova però ad entrare in un “pascolo presunto”, anche abbandonato, e poi generalmente in poco tempo scopri chi è il padrone! 😉

  1. Di mestieri in cui si fatica poco (nel senso del “sudore della fronte”), ne esistono; tuttavia non credo che molti li scambierebbero con il proprio. Si pensi ad asempio alle agenzie di pompe funebri. E poi il detto “l’erba del vicino è sempre più verde” non è certo stato inventato nell’era di internet. La cosa importante è che ad ognuno piaccia ciò che stà facendo, se poi piove (critiche, sfottò, sarcasmo, ecc), apriamo l’ombrello. Un saluto e auguri di buon anno e buona erba.

    • raramente ho incontrato persone che non si lamentano del loro lavoro… poi ho trovato quelli che… di questo lavoro piace tutto ( 🙂 ), quel che non piace sono gli ostacoli esterni (burocrazia, vincoli, ecc ecc ecc). grazie, auguri anche a te

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