Pascolando nelle “vacanze natalizie”

Giorni di festa, la gente affolla negozi e supermercati per andare a fare compere in vista del Natale. Per i pastori questi sono invece giorni come tutti gli altri, si spera almeno che la gente che ti incontra sia più “di buon cuore” e non si innervosisca tanto se deve aspettare qualche minuto per lasciar transitare il gregge. E’ inverno, fa freddo, ma non è comunque il gelo “normale” che potrebbe contraddistinguere questo periodo dell’anno. Quando c’è il sole si sta bene, ma le mattine in cui il cielo è velato, negli spazi aperti della pianura c’è da rabbrividire. La brina manca solo all’interno del recinto, dove il calore degli animali l’ha fatta sciogliere. Dove gli animali hanno dormito meno vicini, si notano le chiazze più scure tra l’erba brinata. La giornata inizia come sempre, controllando i nuovi nati, facendo succhiare i gemelli e così via. Il Natale porta al massimo qualche amico in visita con una bottiglia ed un panettone. Se è gente del mestiere, ci si confronta sui tempi grami, sui pochi agnelli venduti in quest’occasione. Poi si va al pascolo. Il prato non è lontano dal recinto, i pastori hanno già tirato le reti sui confini, prima di aprire il recinto. Per le grandi greggi occorrono grandi estensioni, per greggi più ridotte si può andare a pascolare anche in queste zone di prati e campi che si alternano, prati fatti di strisce tra altre coltivazioni, dove sicuramente non si possono portare a pascolare le mille e più pecore di altre greggi.

Il tramonto arriva presto, in questo periodo, e con esso le temperature tornano a scendere. Una giornata fredda, anche se non gelida, con un’escursione termica di pochi gradi, per colpa della velatura che ha coperto il cielo per tutto il giorno. Non mancano molti giorni a Natale, per quel giorno la famiglia ti vorrebbe a tavola per pranzo, almeno in quell’occasione, ma… basterà l’erba o bisognerà cambiare zona?

Il mattino di Natale la campagna era avvolta da una nebbia umida, ma non gelida. Più da autunno che da inverno. Per le strade quasi nessuno. Proprio per quel motivo il pastore aveva scelto di spostare il gregge in quella mattinata di festa sfruttando la più ampia strada asfaltata, piuttosto che le strette e tortuose vie di campagna tra prati e campi coltivati. “Se il terreno fosse stato gelato, non ci sarebbe stato problema, ma con questa fanghiglia, appena escono un po’ verso il grano, lo danneggiano.

Solo che la nebbia era davvero tanta, non bastava un’auto dietro al gregge, anche in una giornata tranquilla come questa. Chi disturbare, la mattina di Natale? Alla fine arrivò in soccorso il proprietario del prato pascolato nei giorni precedenti. Con due auto e giubbotti catarifrangenti ci si sentiva più sicuri.

Il gregge avanzava nella nebbia, avvicinandosi alla strada principale. Da lontano si sentivano solo le poche campanelle, qualche belato, il richiamo del pastore, ma soprattutto l’abbaiare dei cani da tutte le cascine e case tra i campi. Il gregge non lo vedevi fin quando non te lo trovavi davanti. Arriva un’auto, vede il lampeggiante, le quattro frecce e la bandiera rossa. “Ci sono bestie?“. “Sì, sta arrivando un gregge di pecore, può aspettare qui, per favore?“.

Quando, una per parte, ci sono auto ferme sulla strada principale, ci si sente un po’ più sollevati, anche se comunque non sai mai a che velocità può arrivare qualcuno, nonostante la nebbia. Ci sono alcune centinaia di metri da percorrere prima di svoltare nuovamente sulla viabilità secondaria, dopo è sufficiente l’auto al seguito e si può salutare il contadino che era venuto ad aiutare.

La nebbia a poco a poco si fa meno densa, ma la giornata resta “triste”, non natalizia. Il gregge continua ad avanzare tra stoppie, cascine e villette, il prato dove il pastore ha comprato l’erba per trascorrere “tranquillo” il Natale è poco più avanti, ci sono già alcune reti tirate affinchè le pecore non pestino tutta l’erba.

Eccole intente a pascolare. Esce il padrone: “Bello… Fa davvero Natale così… Quante ne avete?“. I pastori preparano un ampio recinto rinforzato da paletti di plastica aggiuntivi, oltre alla normale rete elettrificata, che consentirà loro di allontanarsi giusto per quel paio d’ore da trascorrere in famiglia. Si parte forse anche con un pizzico d’apprensione, perchè non si sa mai quel che può succedere mentre sei assente.

Si rientra salutando i parenti subito dopo il caffè. L’accoglienza da parte del gregge è un muro di musi alzati e famelici, belati nervosi di chi pretende un nuovo pezzo d’erba. Il pastore riprende a tirare reti, l’atmosfera del Natale è già alle spalle, giusto quelle 3-4 ore di stacco, adesso si è persino un po’ appesantiti da pranzo e frastornati dal caldo, dall’allegra confusione casalinga.

Si finisce di notte, le pecore vaghe ombre tra la nebbia e l’oscurità che avanza. Si attende che siano sazie, intanto il pastore cerca le capre per far succhiare gli agnelli e va a controllare una pecora che sta partorendo. Quando sembra che abbiano mangiato a sufficienza, le fa rientrare nel recinto. Un pasto un po’ più sostanzioso anche per i cani, che sia Natale anche per loro, poi ci si mette in viaggio verso casa, lungo le strade nebbiose ed affollate da tutti coloro che stanno rientrando dopo una giornata di festa in famiglia.

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