Troppa poesia

Ieri sera, guardando Geo&Geo, ho visto un servizio sulla Val d’Aosta dove si parlava della vita del margaro. Bellissime immagini, ma avrei diversi appunti da fare. Sicuramente la famiglia ritratta nel video non ha recitato, quella che era ritratta era la loro vita reale, ma… innanzitutto non si sentiva mai la loro voce, solo quella fuori campo del commento al video.

Valchiusella, Alpe Piera

E questa voce mostrava una vita lontana da ogni forma di modernità, una vita senza tempo lassù sull’alpe. Una scelta di vita, dettata dalla passione per la montagna (montagna, non animali, secondo il commento). Ma quale messaggio è passato al pubblico? Chi lo vede, che impressione, che idea si è fatto sul mondo dell’alpeggio e dei suoi protagonisti? I soliti stereotipi! Perchè non si sentiva la voce di padre, madre e figlio? Erano davvero contenti di avere un alpeggio dove si sale solo a piedi, senza luce, con edifici “tradizionali” privi di comodità e lussi? Mi spiace che il video non sia presente su Rai replay, perchè avrei voluto che lo vedeste.

Valchiusella, Alpe Moriondo

Sicuramente chi sceglie la vita d’alpeggio sa a cosa va incontro. Non si soffre per la solitudine e si sta bene lontani dalla folla della metropoli o del fondovalle, ma anche ai margari e pastori piace stare in compagnia ogni tanto, fare festa, trovarsi con gli amici! Non si sceglie l’alpeggio in funzione delle baite, ma…

Val Germanasca

Piace la struttura tradizionale come abitazione d’alpe, ma se questa nel tempo è stata ristrutturata e dotata dei minimi confort (luce, acqua in casa, servizi igienici…) è sicuramente preferita da qualsiasi famiglia che si troverà a trascorrervi i mesi estivi. Permettetemi poi di sottolineare come ciò sia apprezzato soprattutto da una donna!

Val Pellice, Alpe Giulian

Cosa dicevano poi i nostri giovani amici in Val Pellice, pensando al bambino in arrivo? Speravano che il Comune finalmente potesse intervenire per ristrutturare le baite, avere strutture sia per le persone, sia per gli animali. Ricordo bene le parole di Katia: “…una stalla, per mungere dentro, soprattutto quando piove e fa freddo. Così posso poi portarmi dietro il bambino mentre lavoro…“. E benedicevano la centralina (luce ed acqua calda!!) e la strada. Altrimenti non penso proprio che l’Alpe Giulian sarebbe tornata ad essere utilizzata/abitata.

Val Pellice, la strada che porta agli alpeggi Giulian e Bancet

Già, la strada. L’altra sera, durante una presentazione, dal pubblico si è levata una voce contraria alle piste che raggiungono gli alpeggi. Ne abbiamo già parlato altre volte. Io ritengo fondamentali le piste che permettono di salire in alpe con l’auto. Chiuse al traffico, destinate agli aventi diritto, ma ci devono essere per garantire la prosecuzione dell’attività d’alpe. Poter portare su tutto il necessario, effettuare lavori di manutenzione, riparazione delle strutture, poter avere cibo fresco (frutta e verdura!), poter raggiungere in poco tempo (relativamente) chi vive lassù stabilmente, poter scendere e risalire quando è necessario andare a risolvere qualche faccenda legata alla burocrazia, poter essere raggiunti da un veterinario in caso di urgenza, ecc.

Valli di Lanzo

La poesia di queste immagini è soprattutto nell’occhio di chi le guarda. Chi sceglie di andare a fare un trekkking a cavallo, chi sceglie la “vacanza avventura”, nel corso di tutto il resto dell’anno generalmente ha una vita in cui non mancano i comfort e, per provare emozioni diverse, prova a privarsene temporaneamente. C’è anche chi sceglie (sempre volontariamente) di cambiar vita e privarsi di lussi e comodità in eccesso che spesso ci circondano, ma sono per l’appunto SCELTE volontarie.

Valchiusella

Per altri è la consuetudine di una vita, si è abituati a stare così, ma magari le generazioni successive hanno deciso di non seguire le orme dei genitori proprio per il tipo di vita che comportano? Va bene la passione, però è sempre più difficile reggere il confronto con un mondo così diverso da quello in cui invece ti trovi a vivere e lavorare in certe realtà.

Val Maira, Gardetta

Nel video si sottolineava come la mungitura avvenisse ancora manualmente, ma ho visto la differenza tra alpeggi in cui si munge per ore a mano ed altri invece nei quali si utilizzano sistemi di mungitura meccanizzata. Un bel risparmio di tempo e di fatica! Per qualcuno è una scelta, per altri un obbligo, dove non c’è la possibilità di fare diversamente.

Biellese

Può essere pittoresco e romantico il fuoco a legna, il paiolo, la candela o la lampada ad acetilene, ma che sollievo entrare in baita, schiacciare un pulsante ed avere la luce! Che meraviglia avere una stufa a legna con non fuma annerendo tutto, sulla quale cuocere pasti vari e non sempre e solo polenta… Per qualcuno avere la TV in alpeggio è “scandaloso”, per altri è anche un modo per rilassarsi qualche minuto dopo una dura giornata di lavoro ed anche tenersi informati su ciò che accade laggiù… Personalmente sto bene senza, ma è una mia opinione. E’ giusto che il progresso arrivi anche in alpeggio, se vogliamo che questo mestiere non muoia. Basta (come in tutti i campi) saperlo dosare con intelligenza! Ma togliamoci dalla testa quello stereotipo romantico della vita sull’alpe!

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    • una pista per raggiungere l’alpeggio è altra cosa rispetto ad una strada che possa essere percorsa da mezzi pesanti, come dici tu nel post. ovvio che, nel momento della realizzazione, la pista crea un impatto, ma si possono fare i lavori bene… oppure male. un lavoro ben fatto si integrerà nell’ambiente in poco tempo. pensiamo alle strade militari presenti sulle alpi… quelli sì che erano lavori egregi! ma all’epoca la manodopera era a costo zero…

      • Marzia, veramente mi riferivo al commento di M.S. che, da quanto ho capito, conosce molto bene la VdA e la montagna:

        “Crisi economica o no, la realizzazione di strade in VDA non conosce sosta, cosa servono davvero poi lo possiamo immaginare (oltre ad avere prodotto una generazione di montanari che usa il fuoristrada anche per pascolare le vacche, non scherzo, ho visto io i pastori seguire le mandrie al pascolo spaparanzati sul gippone ascoltando la partita a tutto volume !). Ma non avevano deliberato il blocco a nuove sterrate tempo fa ? Eppure sembra che ogni alpeggio, anche il più dimenticato e diroccato debba avere la sua strada, in barba alla montagna (vera) ed allo stesso turismo che sta cambiando e cerca sempre più luoghi intatti, ma in VDA ne restano pochi (Parco del Gran Paradiso escluso). C’è già una strada in quella valle, che porta all’alpe di Lombardin. dx orog. della Coma che sino ora era intatta”.

        Pro Natura si era a suo tempo interessata al problema delle piste:

        http://camoscibianchi.wordpress.com/2012/07/23/piste-o-peste

  1. Non dimentichiamo la possibilità di accedere alla rete web. I rifugi del CAI sono stati oggetto di una sperimentazione positiva con collegamento via satellite, l’unica possibile in certe zone delle nostre Alpi. Forse qualcuno può pensare che sia superfluo per gente che ha scelto questo genere di vita; Marzia giustamente ricorda che dobbiamo dare la possibilità anche ai giovani di dedicarsi dalla zootecnia d’alpeggio e il web è un’esigenza tanto dei ragazzi di città quanto dei ragazzi del mondo rurale. Inoltre esistono sevizi alla caseificazione che viaggiano anche su internet (chiedete ai docenti di Moretta e a Guido Tallone cosa significa l’assistenza fisica agli alpeggi più sperduti ed isolati!). In quanto alle strade di accesso sono sempre stato convinto della loro indispensabilità e questo concetto l’ho difeso anche in sede giudiziaria contro chi ne sosteneva l’inutilità e mi accusava di essere un ecomafioso per averne finanziate molte (tra parentesi il giudice ha dato ragione a me e condannato al versamento di una penale il detrattore).
    Basta con la visione romantica di professioni più che dignitose che danno alle nostre valli titolo per candidarsi ad un turismo moderno ed a basso impatto ma esigono il rispetto di chi le pratica.

    • ringrazio ancora una volta roberto vaglio per intervenire su questo blog!
      le eco-mafie sono un’altra cosa, non delle piste che vanno a servire alpeggi, contribuendo a tenere viva la montagna. come per la ristrutturazione delle strutture, bisognerebbe assicurare che dove si fa la pista l’alpe dovrà mantenere la sua destinazione d’uso come alpeggio, così che la pista non finisca poi per essere usata per altri scopi.
      per quanto riguarda internet, non so cosa darei per poterne usufruire in alpeggio! ciò mi permetterebbe di continuare a svolgere anche altri lavori mentre sono su, senza dover scendere “abbandonando” il mio compagno. aiutare un pastore non vuol dire solo andare al pascolo insieme, ma svolgere tutte le mansioni “casalinghe”, non ultima quella di far trovare la baita calda e la cena pronta la sera, dopo una lunga giornata al pascolo. ma ormai i soldi non ci sono più… anche la rete web dei rifugi zoppica, so che il selleries ha problemi da tempo, infatti la webcam non è più attiva

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