Attenzione alle esagerazioni!

Sull’argomento ci sarebbe da scrivere per ore, ma mi limiterò ad una breve riflessione giusto per mettere in chiaro alcuni punti. Parlo di pascolo vagante da anni, molte volte gli argomenti si sono ripetuti, all’interno di questo blog, anche perchè ovviamente l’attività del pastore, di anno in anno, ha momenti simili legati allo scorrere delle stagioni. Adesso siamo alle porte dell’inverno…

All’aria di neve dei giorni scorsi ha fatto seguito una vera e propria nevicata, più o meno intensa a seconda delle zone. Ciò fa parte di quello che ti può capitare, nel corso dell’anno, praticando il pascolo vagante. Certi inverni sono meno duri, altri invece, tra neve e freddo, possono portare all’interruzione temporanea del pascolo vagante. “Fermare le pecore”, dicono i pastori. Non più cercare foraggio spostandosi sul territorio, ma portare il foraggio dalle pecore (fieno, mais, ecc…).

Ovviamente è il pastore a sapere quando questo è necessario, fa parte del mestiere, come in qualsiasi lavoro. La differenza è che il pastore ha la responsabilità dei suoi animali, esseri viventi e non macchinari. L’allevamento, la pastorizia, è un mestiere, quindi (oltre alla passione) alla fin fine ci deve essere un reddito e quindi è nell’interesse primario dell’allevatore avere animali che stanno bene e che potranno quindi fornire un buon reddito (dalla vendita di animali da macello, dalla vendita del latte, ecc…).

Siamo sotto Natale, ci piace vedere i Presepi con i pastori e le pecorelle, poi però c’è chi si agita quando, viaggiando in auto, vede un gregge (o animali in generale) all’aperto! Si verifica un doppio fenomeno: mi capita sempre più di incontrare persone che disprezzano i loro simili, fanno finta di non vedere una persona in difficoltà, ma strillano e pretendono attenzione e “giustizia” quando, a loro modo di vedere, c’è un animale “maltrattato”. Attenzione!!! Non umanizziamo gli animali! Le loro esigenze e le loro condizioni di “benessere” sono diverse da quelle dell’uomo! A differenza dell’uomo, gli animali fanno ancora pienamente parte dell’ambiente e della natura, che li ha dotati di accorgimenti (pellicce come prima cosa) adatti a vivere all’aperto. Voglio invitarvi a leggere questo bel documento (l’unico chiaro trovato in rete, guarda caso non è riferito all’Italia, ma alla Svizzera). Tenete conto che i pastori vaganti in Svizzera affrontano inverni ben più freddi dei nostri, da cui la necessità di evitare i parti (per lo meno all’aperto) in quel periodo. Permettetemi di riportare in evidenza le parole contenute nel documento che vi ho citato: “La Protezione degli Animali riceve spesso delle segnalazioni da parte di cittadini attenti che si preoccupano del benessere degli ovini detenuti all’aperto. Soprattutto in inverno, quando le notti sono gelide e in estate, quando il sole dà l’avvio alla stagione calda. Iniziamo subito col dire che la detenzione all’aperto è più adeguata per gli animali rispetto alla stabulazione. Essi possono soddisfare meglio la loro esigenza naturale di movimento e di occupazione. L’aria fresca gli fa bene e gli ovini sopportano meglio il freddo secco che il caldo. Fanno eccezione le condizioni meteorologiche ventose con freddo umido, perché gli manca il necessario cuscinetto d’aria nella lana. La Protezione degli Animali è favorevole alla detenzione all’aperto di ovini (e bovini) durante tutto l’anno.

Pascolo vagante ad Artegna-UD (foto G.Morandi)

Finalmente delle parole chiare! Ho cercato qualcosa di altrettanto semplice per la normativa italiana, ma mi sono persa nei meandri dei comma e codicilli. I pastori vaganti italiani intanto si evolvono e diventano informatizzati, così contribuiscono a far conoscere maggiormente il loro mondo e le loro condizioni di lavoro. Ecco allora immagini di neve comparse sui loro profili facebook, dove orgogliosamente mostrano i loro animali al pascolo all’aperto, anche con la neve (ma non in quantità tali da impedire il pascolamento).

Pascolo vagante nel varesotto (foto R.Morandi)

Sono deleterie certe trasmissioni televisive seguite dal grande pubblico, dove costantemente gli allevatori sono presentati come aguzzini che maltrattano il bestiame. Vi sono effettivamente casi gravi dove le autorità competenti devono intervenire (cavalli allevati in cantine buie nel centro delle città??!?!!), ma… come avevo già scritto qui, in altri casi prima di dover aiutare gli animali, bisognerebbe aiutare le persone! Recentemente ho visto su Striscia la Notizia l’ennesimo servizio su “animali maltrattati”, dove il luogo era sì poco idoneo (un baraccamento con rottami sparsi un po’ ovunque), ma gli animali avevano le mangiatoie piene di fieno e acqua da bere, infatti per quel poco che si è visto non sembravano magri o sofferenti. Mi vengono poi in mente certe campagne per “salvare” gli agnelli, con persone che si portano a casa (spero almeno in giardino) un agnello per evitarne la macellazione. Vorrei che questi sapessero che stanno operando un grave maltrattamento all’animale, allungandogli la vita sì, ma condannandolo ad una luna sofferenza. Sempre dal sito svizzero: “La pecora è un animale gregario e non dovrebbe mai essere tenuto da solo, a meno che malattia o parto lo rendano temporaneamente necessario. L’animale deve allora avere in ogni caso un contatto visivo con i suoi conspecifici.

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  1. CONDIVIDO PIENAMENTE QUELLO SCRITTO,HO UN’AGRITURISMO CON TANTISSIMI ANIMALI E RESTANO FUORI SEMPRE HANNO OVVIAMENTE LE STALLE PER RIPARARSI MA SOLO SE VOGLIONO LORO E PER FORTUNA NON HANNO MAI NULLA.L’IMPORTANTE NEI MESI PIU’ FREDDI AUMENTARE IL FORAGGIO CON AGGIUNTE DI MAIS FAVE ETC ETC,PER IL RESTO NON AGGIUNGO ALTRO A QUELLO CHE SCRIVE SERPILLO!!!

  2. io sono allevatore e o la fortuna di avere una stalla all’ora una volta messi dentro gli animali non possono uscire fino alla prossima primavera,in quanto soggetti a polmoniti e altre malattie respiratorie a questo punto o dovuto rinunciare a fare uso di stalle ni periodi freddi

  3. e come dico sempre la gente parla perchè ha la lingua in bocca..è più semplice puntare il dito che documentarsi e poi parlare!!Io tengo le pecore finchè possibile fuori e poi nel pieno inverno le stallo,semplicemente perchè non ho uno spazio adeguato per lasciarle fuori,siamo all’inverso e se nevica la pestiamo per un pò e se gela diventa tutto complicato.Concordo con medardo che sono più a rischio polmonite dentro..sudano e uno spiffero le rovina.E concordo sul fatto che son gregarie,han bisogno di “amici”..quando partoriscono,specialmente le agnelle,le metto da sole per aiutarle a prendersi i piccoli e capire cosa devono fare,ma un giono e poi dinuovo fuori,se no ci pensano loro a evadere dal recinto per stare con le altre..
    quando si dice..son pecoroni..si intende che fan tutte la stessa cosa e stanno unite..ed ecco cosa è una pecora!!

  4. Gli animali all’aperto sono più sani. I Pastori Abruzzesi, cavalli e polli (in base alla mia esperienza) stanno meglio all’aperto. Penso che le pecore e le mucche non facciano eccezione, anche vedendo quel che si dice qui e quel che mi dicono amici allevatori.

  5. Però il documento della protezione animali che lei cita afferma la necessità di dotare di riparo gli ovini… perché tace su questo? Ovvio che stare all’aperto è cosa buona ma … serve una tettoia e altre Cosette che fanno la differenza. Il suo articolo è retorico e non obiettivo

    • un riparo per gli ovini che devono partorire… se lei legge bene, spiego che le condizioni climatiche in quelle zone (svizzera centrale) sono ben diverse dalle nostre. pecore senza l’agnello, ben nutrite, con il loro vello, sono perfettamente in grado di vivere all’aperto anche quando nevica

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