Andando verso l’inverno

Per il calendario non è ancora inverno vero… Al TG invece alternano un servizio sulle catastrofi del riscaldamento globale con uno in cui sembra successo chissà cosa, mentre semplicemente nevica e fa freddo come dovrebbe essere normale a questa stagione. Ricordo quando, da bambina, il giorno dell’Immacolata era caduta neve abbondante, mentre oggi c’è un bel sole, cielo limpido e temperatura minima scesa a -3,3°C, niente di eccezionale.

L’inverno è la stagione difficile per i pastori: al rischio neve che incombe (ho visto stamattina immagini di greggi già al pascolo tra la neve in Lombardia, Veneto e Friuli) si aggiungono i contadini che hanno fretta di concimare i prati o lavorare le stoppie. Erba che sfamerebbe le greggi per settimane e che invece “va sprecata” per colpa della perdita degli antichi equilibri che regolavano l’agricoltura ed il territorio. Oggi è la legge a dirti quando devi/puoi concimare… In collina ci si salva un po’ di più, ma nelle pianure, dove i prati sono sempre più assediati dai campi (grano, mais) le difficoltà sembrano crescere di anno in anno.

L’inverno si fa sentire con vento freddo che scende dalle montagne, dove giornate di tormenta imbiancano le cime ed i versanti. In un giorno di “marca” come Santa Bibiana c’era appunto il vento e allora forse per quaranta giorni ed una settimana non ci sarà da preoccuparsi? Al massimo qualche sbuffo di tormenta e niente di più?

E’ la stagione delle giornate corte, a volte troppo corte per riuscire a far tutto nelle ore di luce. Per compiere uno spostamento di qualche chilometro in mezzo a prati e campi le pecore devono essere piene, ben sazie, quindi occorre farle pascolare a lungo. Così alla fine ti metti in cammino che il sole già è tramontato e tiri un sospiro di sollievo quando anche l’ultima strada trafficata è stata attraversata. Dopo saranno solo strade di campagna, senza rischi anche in caso di oscurità.

E la notte arriva, insieme all’aria sempre più fine, il vento che scende levigando le croste di neve ghiacciata alle alte quote e poi giù giù fino alla pianura, dove non incontra ostacoli. Nei cortili delle cascine sventolano i nylon, sbattono le lamiere, svolazzano sacchi di carta. Il gregge segue docile il pastore lungo quella rete di strade percorse di anno in anno, avanti ed indietro.

Il vento, insieme a temperature via via più basse, caratterizzerà anche le giornate successive. Le colline hanno salvato dalla pioggia della settimana precedente, ma l’erba di pianura fa tornare il latte abbondante ed aiuta gli agnelli a riprendersi dalle giornatacce. E’ più facile “riempire” le pecore in prati così.

Gli spostamenti avvengono sempre nel tardo pomeriggio, sempre per la stessa ragione: si fatica meno a contenere il gregge quando si attraversa un territorio dove solo alcuni prati sono concessi in uso al pastore. Solo chi non sa immagina un’attività facile e priva di ostacoli. Non è automatica l’associazione prato=pascolo per il gregge!

E non tutti i prati hanno all’interno qualcosa da pascolare. Qui vedete un esempio di “erba cattiva”, che il gregge attraversa senza nemmeno guardare. La meta è subito dopo, un altro bel prato di erba verde, anche abbastanza esteso da consentire la sosta per alcuni giorni, senza doversi continuamente spostare.

E poi l’inverno bussa ancora più forte… Certi contadini, quasi con “gusto” continuavano a ripetere al pastore che doveva preoccuparsi per la neve in arrivo. Forse speravano di vendergli a caro prezzo il fieno, approfittando della necessità? Ma la neve da queste parti deve arrivare da est, quando nevica sulle montagne in pianura al massimo scende qualche fiocco trasportato dal vento. E così è andata, nonostante il cielo plumbeo che si osservava ieri guardando verso le valli.

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