Per difendere la biodiversità

Per sentir dire al di fuori dei convegni specifici che pastoralismo significa difesa della biodiversità, mantenimento della biodiversità, basta passare il confine. In Francia il pastoralismo, l’allevamento ovino è tradizione, è economia, è paesaggio e, giustamente è biodiversità, appunto.

Non c’è nemmeno da spiegarlo, fa parte della tradizione, della cultura. In Italia invece sono discorsi “di nicchia” che difficilmente escono dalle aule universitarie o dalle sale dei convegni. Ripetiamolo ancora una volta: un gregge in montagna svolge molteplici funzioni. I pastori conducono in quota le greggi per sfamarle durante la stagione in cui i prati di fondovalle sono destinati alla fienagione. E’ così che è nata la pratica dell’alpeggio e della transumanza alpina. C’è chi ne ricava carne (vendendo agnelli, agnelloni…), chi munge e produce anche latticini. Ma gli animali pascolano, “puliscono” i versanti, mantengono la vegetazione erbacea o, addirittura, la migliorano laddove si incontrano situazioni di abbandono.

Pascolamento è biodiversità vegetale. Dove diminuisce o cessa l’azione di pulizia del gregge, si diffondono i cespugli. Invece di centinaia di specie vegetali, troviamo distese quasi monospecifiche di rododendro, ginepro, mirtilli, cespugli di ontano. Servono anche queste specie, certo, ma la biodiversità è avere tante specie e tanti ambienti. In un pascolo troviamo più vegetali, fioriture più evidenti e, di conseguenza, più insetti, più predatori di questi insetti e così via. Occorrono anni per recuperare un pascolo abbandonato.

In Italia si fanno tante parole… In Italia occorre essere schierato, per ogni cosa c’è il PRO e il CONTRO. Sapete bene su che toni spesso si sposta il “dibattito” sulla questione lupo… Troppo spesso si grida invece di ragionare, ma a volte anche il più moderato perde le staffe di fronte a certi “ragionamenti” di chi non vuole nemmeno sentire le parole e le ragioni dei pastori. In Francia invece, pur essendo anche lì il dibattito molto acceso, di sicuro la questione è sentita e non solo nel ristretto ambito addetti del settore zootecnico / ambientalisti. E’ di questi giorni la notizia che il Parco Nazionale delle Cévennes abbia fatto domanda per rivedere la legge nazionale in materia di protezione del lupo, chiedendo l’autorizzazione a “tiri di difesa” contro il lupo. Qui l’articolo, significativa la frase “L’agropastoralisme produit de la biodiversité. Nos systèmes d’élevage produisent de la biodiversité. La présence du loup remettrait en cause cette biodiversité. Nous avons fait notre choix.“, pronunciata dal Presidente del Parco. In altri articoli sul web (qui) si trova poi quest’altra dichiarazione: “Les instances du Parc ont donc décidé de “porter un message. Nous demandons aussi à être relayés par les parlementaires, pour obtenir une révision rapide du Plan loup. Une manière de mettre l’État devant ses responsabilités“.” Ci si appella allo stato, affinchè vengano prese decisioni a livello nazionale.

E il lupo non preda solo ovini, anche in Piemonte sta aumentando il numero di bovini vittime di attacchi (direttamente  o indirettamente, perchè messi in fuga e poi precipitati o feriti). Qui, sul bel sito francese Eleveures et Montagnes, si trovano tante informazioni sulla situazione in Francia. Solo nell’area PACA (Provenza, Alpi, Costa Azzurra), nel 2012 si sono avuti 1138 attacchi (+22%) con 3873 capi uccisi (+26%). Sono numeri che non hanno bisogno di ulteriori commenti, eppure sappiamo che in Francia da anni hanno adottato e mettono in pratica i vari strumenti per prevenire le predazioni.

In Piemonte non siamo ben messi. L’autunno ha registrato numerosi attacchi, ma in tutta la stagione le segnalazioni si sono susseguite, anche in aree di espansione, dove prima il predatore non era ancora mai stato segnalato o dove aveva fatto solo sporadiche apparizioni. Lì il bilancio è stato ancora più grave, perchè come sempre accade, ha trovato animali ancora liberi, non sorvegliati costantemente e senza la presenza dei cani da guardiania. Mi domando quando anche da noi si potrà pensare di fare concretamente qualcosa senza essere accusati di voler sterminare i lupi! Dare al pastore la possibilità di difendere il suo gregge, indurre i predatori a temere l’uomo, così da allontanarli e far sì che tornino a rivolgersi maggiormente alle prede “selvatiche”, come fanno quando gli alpeggi sono vuoti e greggi e mandrie si trovano altrove.

  1. In base alla mia esperienza personale di piccolo allevatore nell appennino Toscoemiliano,mi sono reso conto che non gli interessa a nessuno della biodiversita,ma interessano solo i soldi e lo sfruttamento della terra senza pensare al domani .caccia e turismo sulle piste da sci sono le uniche priorità.e per i lupi sono quasi tutti contenti che ce ne siano a decine cosi si cibano di caprioli ecc.anche se nei tg nazionali anno fatto vedere un lupo che tutte le notti entra nello stesso cortile di una abitazione del paese di Gaggio M ontano.io disto a 5km dal paese e vivo con la mia famigliola nei boschi completamente isolati e senza strada dal 2009 chiusa per frana.non vedo niente di buono tranne che sperare che un branco di lupi sbrani qualche ambientalista o il figlio di qualche amministratore…chissa forse cosi si inizia a prendere qualche provvedimento.Ma in una nazione che non investe in istruzione ,ricerca ,salute ,ecc non posso aspettarmi niente di buono.pensavo di bloccare l autostrada Bologna Firenze con le pecore per dare visibilità hai problemi dei piccoli allevatori e contadini di montagna.magari nel periodo di natale.

    • fin quando un singolo pensa di bloccare l’autostrada con i suoi animali, passa per un pazzo, paga chissà quale multa e fa una brutta fine. fin quando i pastori, gli allevatori saranno divisi e pensano di essere rappresentati dalle associazioni di categoria, non conteranno nulla.
      in francia sì, lì i pastori tutti insieme hanno davvero bloccato le autostrade
      lasciamo infine perdere la TV e le informazioni che vengono date…

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