Non c’è ancora abbastanza crisi (ma di ignoranza ce n’è a sufficienza!)

Ogni tanto se ne sente una nuova e c’è da mettersi a ridere, altrimenti si finirebbe per piangere tutto il giorno. Di vicende da raccontare ne ho un paio e le raggruppo in un unico post, perchè tanto stanno bene insieme. Sono “storie” sentite qua e là lungo il cammino delle greggi vaganti, incontrando pastori che mi hanno riferito le vicende che adesso vi riporto.

Non c’è ancora abbastanza crisi…“, capita di sentir dire. Altrimenti perchè un contadino, un casinè di quelli che appunto si lamentano per la crisi, dovrebbe preferir spendere in gasolio e utilizzo del trattore per trinciare un prato anzichè farlo pascolare dalle pecore? Quando di soldi ce n’erano poco-niente, si aspettava con gioia l’arrivo del pastore, che puliva il prato e lo concimava gratuitamente. Oggi molti contadini concedono il pascolo a pagamento (e anche a caro prezzo, nelle zone più inflazionate dai pastori) e per di più qualcuno arriva a trinciare l’erba…

Nella vicenda che mi è stata raccontata, il contadino aveva già “venduto” l’erba al pastore. Mentre attendeva che questo arrivasse (non si può pascolare ovunque contemporaneamente!), si è consultato con un tecnico (sic!) che gli ha detto come il pascolamento ovino fosse dannoso per il prato, meglio attaccare la trincia al potente trattore e via! L’ho sempre detto che la formazione è importante, anche in campo agricolo-zootecnico… Probabilmente il tecnico ha più interesse a far vendere macchinari nuovi che non conoscenze agronomiche, perchè altrimenti è ampiamente dimostrato come il pascolamento (soprattutto quello ovino) sia quanto di meglio ci possa essere per ripulire un prato! Il peso dell’animale è ridotto, l’erba viene brucata a fondo, le unghie sbriciolano la fitomassa secca (sono un tecnico anch’io, posso darvi la spiegazione scientifica!) e “rompono” il terreno, favorendo l’aerazione del terreno stesso. Inoltre concimano e non è la “busa” della vacca, concentrata in un punto. La differenza tra un prato pascolato dalle pecore e uno non pascolato o trinciato a macchina è evidente, in primavera.

Questa era la prima storia. Non c’è abbastanza crisi, altrimenti in certi prati che capita di pascolare, sotto frutteti famigliari di produzione destinata poco più che all’autoconsumo, non si troverebbero così tanti frutti in terra. Il pastore è quasi obbligato a passar prima a raccogliere mele e pere, perchè possono addirittura rappresentare un rischio per gli animali che lì pascoleranno. Ci fosse davvero la fame, si raccoglierebbero anche i frutti più piccoli, ma invece quando li offri all’acquirente potenziale questo ti dice che al massimo quella roba lì la puoi dare ai maiali…

Ma la più bella è quella che capita ai pastori quando si sentono dire da altri allevatori che non vogliono le pecore nei prati o nelle stoppie che loro utilizzano o accanto alle cascine perchè “le pecore portano malattie“. Potrei ancora capirlo se questa frase fosse pronunciata da qualcuno che non ne sa niente di zootecnia… Ma un allevatore! Allora dovrebbero essere in rovina tutti coloro che vanno in alpeggio accanto ad un gregge di pecore!

E che dire di quei pazzi che hanno aziende in cui sono contemporaneamente presenti bovini, ovini e caprini? Come mai non hanno ancora chiuso? Invece no, addirittura li ricoverano in stalla nella stessa struttura… Passi una volta, quando non c’erano controlli sanitari, ma oggi che è tutto rigorosamente seguito! E le greggi vaganti in particolar modo! Proprio per il loro spostarsi sul territorio, vengono sottoposte a controlli annuali da parte dei veterinari ed il loro ingresso in un Comune è certificato dalla stessa ASL, che ne attesta l’idoneità.

Pensate poi alle fiere, dove troviamo tutte insieme razze di animali di ogni tipo, comprese le famigerate pecore portatrici di chissà quali malattie! Forse mi hanno fraintesa, quando parlo di maladia ‘dle feje… Quella è la passione che ti spinge a praticare questo mestiere nonostante tutto, nonostante anche questa ignoranza che continua a gravitare sul mondo della pastorizia. Non c’è ancora abbastanza crisi, altrimenti… altro che malattie, aspetteresti il gregge che arriva a pulire e concimare, come succedeva 50, 100 anni fa.

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  1. ‘guranti!!!..io adoro quando, purtroppo molto raramente (abito appena fuori Treviso), passa il gregge di pecore nel campo davanti a casa mia…e posso confermare che contro quello che si dice (che dove passano ‘seminano’ zecche..il mio cane non ne ha mai prese….la sensazione di pace che trasmette vedere un gregge è impagabile…
    Buona giornata! Roberta

    • è interesse del pastore avere animali sani e senza parassiti (eccezioni a parte, ma quello è un altro discorso)! le zecche ci sono nel territorio (specie nei boschi), ma anche noi facciamo appositi trattamenti per prevenire il problema, sia per le pecore, sia per i cani, sia… per noi stessi!
      grazie, ciao e… fotografa il gregge quando passa!

  2. A volte sono i megafrisonisti super preparati che dicono che “le pecore portano malattie”. Poi ci sono però anche i contadini di montagna che anora oggi dicono che dove passa la pecora la vacca non mangia più, che la pecora rovina il pascolo ecc. Grossi pregiudizi che non èfacile scalzare. certo come dici la prova migliore per smentirli è il fatto che molti allevano bovini e ovipacrini insieme

  3. L’ignoranza ormai la fa da padrona nella testa della gente. Si sentono persone che oggi parlano di calcio e fin qui va bene, domani parlano di fisica nucleare, poi parlano di economia, di medicina, ecc. Sanno tutto di tutto.
    Per quanto riguarda tecnici che consigliano di trinciare un prato, non mi sorprendono.
    Verso la fine della mia carriera lavorativa sentivo dei tecnici che, sfruttando in parte anche le scarse conoscenze di alcuni agricoltori, pur di vendere, sparavano e so che attualmente sparano delle assurdità tecniche da far rabbrividire.

  4. Le leggende fanno parte della fantasia di tutti. Da me, sono i miei animali che decidono come suddividersi il territorio. L’altro giorno ho trovato Gias – un grosso cane meticcio, un bel incrocio tra un san bernardo ed un border collie – che se la dormiva con una zampa al collo di Lorenz – una delle grosse oche dal becco arancione. L’oca era intenta a mordicchiarlo sul collo, sembrava a caccia di succulenti parassiti….
    L’allevatore vive sempre in simbiosi con i propri animali e la collaborazione è sempre reciproca!
    Purtroppo oggi viviamo in una marea di problemi, che non dovrebbero essere creati per “creare lavoro”, invece a volte ho l’impressione che…
    Le energie dovrebbero essere tese ad aiutare chi decide di “rischiare” il percorso imprenditoriale, invece di minarne solo il portafoglio.
    A me le pecore piacciono insieme alle capre, con la compagnia di bovine. Se poi, vi sono anche un paio di somari, che ben venga!
    Purtroppo, per ora, ho solo: cani, oche, anatre, un bel somaro ed un gatto un po’ sclerotico ed attempato – ma è il sorvegliante dei ghiri che, aimé – hanno colonizzato il sottotetto!

    Qua oggi piove. Prevista neve oltre i 500 mt/slm – Appennino Settentrionale.

    • se lei vuole qualche pecora io le sto dando via ha offerta libera.meglio a chi si vuole appassionare che a commercianti che vogliono essere pagati loro.dove sto io si mangia solo vitellone (allevato all estero)povero appennino infestato di ungulati e lupi che non fanno piu coltivare e allevare i piccoli comuni mortali.penso che se per la fine dell anno non si sblocca la situazione della mia aziendina mi tocca ucciderle tutte ,visto che e piu importante per i nostri amministratori che al pascolo ci siano lupi ecc.

  5. Fino agli anni 50 in molti paesini del sud si viveva in un unica stanza
    genitori e figli assieme all’asino
    Mentre al nord sempre nello stesso periodo in inverno ci si scaldava nelle stalle
    Ora mi chiedo dov’è la crisi??? ….ora che possiamo tranquillamente scaldarci con il pallet di cernobil?

  6. Più che malattie, penso che molti allevatori di bovini si riferiscano a varie forme influenzali che colpiscono i bovini (al pari degli umani), essendo le greggi transumanti da un luogo all’altro. Questo problema non verrebbe comunque risolto non facendo transitare greggi in quanto il miglior veicolo di microbi sono i veterinari. Riguardo al rovinare i prati, io personalmento ho messo questa primavera le mie (poche) pecore in un prato nuovo con erba alta una spanna, seminato 40 giorni prima, quasi per fare un esperimento. Direi riuscito in quanto, nello stesso prato, dove ho pascolato, l’erba è piu fitta e di qualità migliore. Ovviamente non si pò delegare il buonsenso alle pecore, quello deve rimanere al pastore; Se vai in un prato dopo dieci gioni di pioggia, oppure insisti eccessivamente sullo stesso prato, i danni li fai sicuramente. Un saluto, Bruno

    • eheheheh! 😀 buona questa! in effetti è vero i veterinari sono ancora più transumanti!
      grazie per la testimonianza della tua esperienza.
      sul buonsenso, pienamente concorde con te. poi ci sono quelle situazioni di emergenza in cui non puoi fare altrimenti, ma con buonsenso da ambo le parti ci si viene incontro se si è causato un danno.

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