E’ una cosa che hai nel sangue

L’altro giorno sono andata a cercare un giovane pastore… Anche se ormai il libro è concluso e stampato (vi ricordo, tra l’altro, i due appuntamenti con le presentazioni di stasera a Pramollo e domani sera ad Angrogna), capita sempre di incontrare altri ragazzi e ragazze che portano avanti/hanno scelto questo mestiere.

Cristian (classe 1993) con il suo gregge praticamente è ancora in montagna. Risalgo lungo una tortuosa strada tra i boschi nel versante esposto a nord della bassa Valle Po. Si vedono chiaramente i segni della neve caduta ad ottobre: rami a terra, foglie ancora attaccate ai rami, ma piegate su sé stesse, erba schiacciata. Finalmente si esce in una radura e lì incontro le pecore.

Il giovanissimo pastore mi racconta la sua storia, mentre sorveglia che il piccolo gregge non si allontani troppo verso il bosco. “Pecore a casa ce ne sono sempre state, prima il nonno, poi il papà ed adesso io. Mio papà ora è in pensione, io per adesso faccio questo, anche perchè in giro non c’è tanto altro da fare.” La sua storia in fondo è simile a quella di tanti altri che condividono questa passione. “Ho fatto l’Agraria, ma solo l’obbligo, poi basta. Dopo, per due anni, sono andato a lavorare nella frutta… Quando non mi hanno più tenuto ho ripreso con le pecore e adesso vado avanti qui.

La borgata dove tiene le pecore è composta da una serie di case quasi abbandonate. “Qui non c’è nessuno, solo noi con le pecore. Ci fosse qualcuno sarebbe più un problema… Le capre mi piacerebbe tenerle, ma non posso perchè altrimenti si lamentano che fanno danni ai piantini e non mi danno più l’erba. Quando viene la neve le chiudo nelle stalle qui, a volte anche per due-tre mesi perchè ce ne mette ad andare via. Questa si è sciolta, ma era ancora presto!

Ci sono numerose pecore “colorate” nel gregge, compresa questa “bruciacchiata” di cui, mi dicono, un tempo c’era maggiore abbondanza. “Adesso basta, ne ho già abbastanza di quelle giaie, alleverò di più di quelle bianche.” Il gregge ha passato la stagione in alpeggio ad Oncino. “Valter, il pastore, non ne aveva su molte, non gli piace mischiare tanto, così alla fine è persino rimasta su dell’erba! Le carico sul camion, Valter d’inverno scende in pianura…“.

Ancora un po’ al pascolo, poi sarà ora di chiuderle perchè ormai la notte arriva presto. “Il futuro… è grave, è tutto da vedere! Mi piacerebbe averne di più, andare anch’io in montagna, adesso vado solo su qualche giorno così a dare una mano. Bisogna vedere come porta… Adesso d’estate faccio il fieno, qualche altro lavoro… Quella delle pecore è una cosa che hai nel sangue, una malattia che ti passi. La cosa che mi piace di più è come adesso, essere al pascolo.” Non è un caso isolato, nella valle. “Qualche altro giovane che fa questo c’è, anche con le capre, e siamo tutti amici.

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  1. Il tuo blog è molto bello e interessante e mi ha fatto venire in mente un film che ho trovato toccante: IL Vento fa il suo giro. Anche se solo vagamente, posso capire perchè dici di aver preso “la malattia”… è un mondo speciale e sicuramente affascinante. Grazie di raccontarlo…

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