Tanti modi (mondi?) diversi

Domenica sono stata ospite del salone del Gusto Terra Madre a Torino. Non propriamente la giornata giusta per girarsi il Salone e vedere con calma tutto quello che c’era… Però ero invitata a parlare ad una conferenza alle ore 12:00 e quindi non avevo scelta. La ressa era davvero tanta , quindi mi sono limitata ad un giro abbastanza rapido prima e dopo il convegno.

Tanti altri blog parlano di tutto quello che si poteva vedere (ed assaggiare) al Salone, io mi limito a mostrarvi qualche scorcio di ciò che riguarda l’allevamento ovino. Nel Salone (dedicato ai produttori italiani) i formaggi di pecora non mancavano, ovviamente. Dalla Toma di pecora brigasca ai vari pecorini.

Questo pannello, sempre nello stand ligure, mi sembra particolarmente significativo: “Chi alleva bene… produce meglio”. E solitamente le piccole realtà sono quelle che riescono ad applicare in maniera migliore questa filosofia. La produzione non riguarda solo il formaggio, ma anche la carne, che è generalmente “più buona” quando l’alimentazione e la cura generale dell’animale viene curata con attenzione.

Tra gli stands che riguardavano l’allevamento ovino c’era anche lana, feltro e carne, ma per cercare prodotti un po’ particolari dovevo ancora camminare oltre. Non so perchè qui in Piemonte si sia così persa la tradizione del mangiare carne ovina! Eppure un tempo, almeno fino a 60-70 anni fa non era così, a quanto mi dicono gli anziani. Oggi si fatica a proporre questo tipo di carne al di fuori delle occasioni festive di Pasqua e Natale quando, per la grande richiesta, si rischia di mettere in tavola un prodotto non così buono, magari di provenienza non locale o nemmeno italiano! C’era l’agnello sambucano dalla Valle Stura, l’agnello di Zeri dalla Toscana, l’agnello abruzzese e gli arrosticini, ma dal Centro Italia in giù è più normale parlare di agnello, pecora, ecc…

Tra gli stands stranieri di terra Madre invece potevi provare qualcosa di diverso. Dove c’è la cultura dell’utilizzo di un prodotto, si trovano molteplici modi per impiegarlo, trasformarlo, valorizzarlo… E allora ecco queste tartine con patè di agnello dal Nord Europa.

Ci si poteva informare sulla pecora degli Zulu del Sud Africa, ancora allevata nonostante le grandi trasformazioni del territorio: “In una regione dove prevalgono campi di mais geneticamente modificato e la monocoltura della canna da zucchero, gli allevatori, infatti, continuano a coltivare varietà locali per garantire il sostentamento degli armenti.

Questo prodotto era davvero sorprendente! La marmellata di latte di pecora. Non tutti osavano assaggiare pensando a chissà quale gusto “di pecora”, ma non sanno cosa si sono persi! Io invece ho provato diversi gusti, da quello “neutro” alle aromatizzazioni (cannella, zenzero e chiodi di garofano… una delizia!). Vedo che, nel mondo dei blog, non sono l’unica ad aver apprezzato (si veda qui).

Uno degli stands che proponeva salumi e carne di pecora trasformata era questo dall’Olanda, salami e prosciutto, davvero meritevoli di un assaggio. Il prosciutto poi aveva un sapore di sottofondo che mi ricordava il fuoco di torba o comunque le erbe della brughiera stessa. Interessante leggere le parole di un’allevatrice: “Inoltre, il governo ci eroga sussidi per incentivare il pascolo nella brughiera, dato che la presenza delle pecore gioca un ruolo importante nell’ecologia locale.

Durante la conferenza, un pastore dall’India mi ha chiesto come si potrebbe fare per far sì che “Storie di pascolo vagante” possa essere visto e seguito anche in altre realtà al di fuori dell’Italia. Le mie immagini lo avevano emozionato… la risposta è proprio in quella sua emozione. Sono le immagini a rappresentare la lingua comune della pastorizia. Secondo me due pastori, uniti dalla comune passione, riusciranno sempre a trovare il modo per comunicare, in qualunque parte del mondo si incontreranno. Comunque, già solo ieri, oltre gli amici Svizzeri (21), ed i Francesi (9), le altre visite a queste pagine sono venute da Marocco (2), Canada (2), India (2), ecc. In generale, nell’ultima settimana, il blog ha ricevuto 81 visite dalla Svizzera, 53 dalla Francia, 34 dalla Romania, 20 dal Regno Unito, 19 dagli Stati Uniti…

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  1. Bella soddisfazione le visite internazionali!
    Oltre ad immagini parlanti, mi sa che dovrai preparare una sezione in Inglese…

    Chissa’ che buona colazione quella con la marmellata del latte di pecora!

  2. Sono reduce da un blog/amico vegetariano, questo tuo post mi risolleva l’animo.
    Per quanto riguarda la mutazione dei gusti al nord, o meglio nella zona della Pianura Padana (non solo il Piemonte), credo che sia sopratutto un fatto economico, ovvero la maggiore redditività degli allevamenti di bovini e suini, che condiziona le scelte, complice anche una cattiva informazione sulla nutrizione, le diete e la rapidità del confezionamento di piatti dal gusto anonimo. E’ vero al sud la carne ovina viene consumata non solo nelle feste comandate. Non ci sono grandi spazi per il pascolo di bovini, mentre la redditività di un gregge resta positiva, se confrontata con il reddito medio pro capite.
    PS: io frequento anche blog cechi, turchi, tedeschi e via di sto passo, ci pensa google a tradurre il tutto (alla meno peggio) 🙂

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