Quelle giornate…

Non puoi programmare la transumanza, specie se sei un pastore e ti sposti a piedi. Chi prenota i camion, un minimo di anticipo è costretto ad averlo, ma se gestisci tu il tuo gregge in autonomia, quando ti rendi conto che l’erba sta per finire, parti e vai… Certo, il bel tempo è auspicabile, ma alla fine parti così com’è, tribolando di più o di meno a seconda della situazione.

Per quella transumanza un po’ anomala sarebbe stato il caso di avere una bella giornata. La nebbia poteva rivelarsi pericolosa, andando a nascondere parte del percorso, ma anche favorendo il rischio di perdere qualche animale. Era una transumanza dal sapore antico…

C’è chi prende i camion e chi invece scende a piedi. Scende… E c’è chi sale. Sale per rientrare nella valle di origine, dalla quale il gregge si era allontanato. E così, invece di seguire le strade “nuove”, l’asfalto, il fondovalle, si percorrono prima antiche strade, risalendo…

Strade costruite per usi militari nel secolo scorso e ancora perfettamente conservate. Oggi però bisogna fare attenzione che nessuna pecora, nessun agnello, spingendosi, salti giù dai quei muri alti di blocchi squadrati. I colori sono quelli dell’autunno, via via che si sale dominano il giallo, l’arancio e il rosso.

Più in alto, fuori dai boschi, ci si ferma a pascolare rapidamente in quello che è ricresciuto dove altre mandrie, altre greggi hanno trascorso l’estate. Da questi alpeggi la transumanza si è già allontanata da settimane, ma nel frattempo la pioggia ha favorito il ricaccio di quel po’ di erba che sarà sufficiente a sfamare il gregge di passaggio.

Pranzano rapidamente anche i pastori, poi si riparte. D’ora in poi nessuna auto al seguito, d’ora in poi si seguiranno gli antichi sentieri e la transumanza sarà davvero quella di un tempo, lontana da tutto e da tutti. Molte delle antiche vie che oggi gli escursionisti percorrono nel corso di trekking e gite domenicali devono le loro origini anche alla transumanza.

La giornata alla fine è una delle migliori che si potessero avere: sole, un po’ di vento, nuvole e nebbie che si fermano a coprire il fondovalle. Luce limpida e colori autunnali, gli animali non sono accaldati nonostante il lungo cammino. Per ora la visibilità è ottima e non si corrono rischi, anche con gli agnelli che inevitabilmente qua e là resteranno attardati.

E’ autunno, la luce radente fa sì che alcuni tratti del percorso siano già in ombra nelle prime ore del pomeriggio. Lungo il sentiero il gregge si allunga in un’interminabile fila. Non c’è nemmeno la possibilità di disperdersi, intorno la vegetazione cespugliosa è abbastanza fitta, sono percorsi poco trafficati, anche se questa non è l’unica transumanza a passare di qui.

Ogni tanto è necessaria una tappa, per far ricompattare il gregge, ma anche per far riposare gli animali. Il sole è caldo senza essere fastidioso, pertanto gli animali non sembrano patire eccessivamente la transumanza, anche se il cammino è lungo. Poi questi antichi percorsi sono molto più adatti dell’asfalto per le loro zampe.

Viene il momento di cambiare definitivamente versante e muta anche la vegetazione. Ci si sta abbassando di quota, queste sono zone quasi abbandonate, il pascolamento o non è praticato o avviene sporadicamente. Cambia il panorama, si ritorna da dove si era partiti oltre tre mesi prima.

Bisogna riuscire ad arrivare prima che venga notte. Diversamente dalla transumanza di andata, adesso le giornate si stanno sensibilmente accorciando ed il passaggio dal pomeriggio alla sera è rapido. Un colle è il luogo giusto per riunire il gregge ancora una volta, con il pericolo della nebbia che incombe.

La nebbia infatti si alza e si abbassa, iniziando ad impensierire i pastori. Ormai però si è prossimi alla destinazione e… quasi non sarebbe “tornare a casa”, se non ci fosse la nebbia! Purtroppo si teme che sia anche compagna degli ultimi giorni di alpeggio, a concludere una stagione che invece fino ad ora era stata abbastanza buona sotto quel punto di vista.

Il gregge appare e scompare tra gli sbuffi di densa nebbia umida, ma per fortuna sembra prevalere il bel tempo almeno per dare il via alla discesa conclusiva. Gli animali, che hanno riconosciuto il posto, sembrano perplessi e vorrebbero quasi incamminarsi lungo il sentiero percorso la scorsa primavera, quello che li riporterebbe direttamente in fondovalle.

Invece si scende ancora tra i pascoli secchi, erba grama, quell’erba che si era dimenticata, durante l’estate in un alpeggio con vegetazione di tutt’altro tipo. Restano da pascolare alcune zone alle quote inferiori e poi la stagione d’alpeggio sarà definitivamente conclusa.

Ormai è sera, le pecore pascolano intorno al luogo dove verrà realizzato il recinto. Anche questa tappa della transumanza si è conclusa felicemente, in una delle più belle giornate d’autunno. Poco per volta i colori caldi di questa stagione arriveranno anche a queste quote, ma non sarà la stessa cosa, non sarà come affrontare la transumanza lassù, lungo quel sentiero dove il gregge era un’interminabile fila di puntini bianchi.

  1. Anche la pastorizia ha la propria etologia – dal greco ethos e logos che significano rispettivamente «carattere» o «costume» e «discorso»…come ti dicevo ieri.
    Belle foto. Molto belle davvero!
    Buon lavoro.

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