Quando la passione fa sognare

Qualche settimana fa sono stata invitata in una piccola scuola di  montagna a parlare del mio ultimo libro sui giovani allevatori. Gli alunni delle tre classi delle medie non arrivavano a 20, è una di quelle scuole che rischiano di scomparire, in cui però studiano e crescono figli di gente che abita e lavora in montagna. Tra questi, ci sono anche piccoli allevatori del futuro. Le professoresse mi avevano avvisato che avrei anche incontrato un mio fan, Cristian. Lui frequenta la seconda media ed è un grandissimo appassionato del mondo zootecnico. Di origine Canavesana, non so per quali vicende della vita sia finito invece in Val Germanasca, dove abita con la famiglia e numerosi animali. Accanito seguace di queste pagine, dopo l’incontro a scuola mi aveva chiesto se avrebbe potuto seguire la nostra transumanza.

Ma Cristian non si è limitato a quello. Non solo ci ha fatto visita quando siamo passati vicini a casa sua, ma è anche venuto a dare una mano nel fine settimana successivo. Per lui le pecore sono la vita. A casa ne ha una settantina, poi le vacche, le capre, ma la sua passione è il gregge. Nonostante la giovanissima età sa occuparsene con un’attenzione ed un’abilità che spesso manca a pastori più vecchi di lui. Potete star sicuri che nessun agnello si attarderà o resterà impigliato in un cespuglio, se è lui a seguire le pecore durante uno spostamento.

Al mattino presto già arrivava vicino al recinto, pronto a dare una mano con qualunque cosa, dal mungere le capre a far succhiare gli agnelli, cogliere le reti o sorvegliare il gregge al pascolo. Correva avanti e indietro per i boschi, arginando le fughe delle pecore verso pascoli proibiti. Veniva ad avvisare se era successo qualche incidente, si precipitava ad inseguire animali rimasti indietro, faceva alzare gli agnelli addormentati nei prati e parlava, parlava, parlava… Raccontava, faceva domande, ma sempre con una gentilezza non comune in un ragazzino di quell’età.

Il pastore è felice di quell’incontro, perchè forse riconosce se stesso da bambino, quando erano le pecore il primo pensiero e non di certo la scuola. “Quando so leggere, scrivere e far di conto, a cos’altro mi serve la scuola?“, si domanda Cristian, i compiti ancora da fare quando ormai è domenica pomeriggio. Difficile forse dargli torto. Anche se sono sempre io la prima a dire ai ragazzi che vogliono fare il mestiere dell’allevatore di non lasciare la scuola, ascoltando Cristian con la sua saggezza senza tempo mescolata alla spensieratezza dell’età, riconosco che qui al pascolo è più al suo posto che non a scuola.

Abbiamo parlato tra di noi dopo che sei venuta, ma a qualcuno non ha fatto piacere. Ce ne sono di quelli che, anche se stanno in montagna, disprezzano chi la le bestie. Perchè i loro genitori fanno lavori più puliti… Ma i soldi che guadagna il panettiere non sono diversi da quelli del pastore, se li guadagni onestamente.” E così Cristian sogna di fare il pastore, di partire con il suo gregge, anche se gli dispiacerebbe lasciare la sua casa in valle. Ma lì l’inverno è lungo… Racconta di quando munge una capra quando è al pascolo ed ha fame, porta le sue campane affinchè suonino al collo delle pecore del nuovo amico pastore. “Quando sto bene con una persona io mi affeziono…“. Cerca di rifiutare l’agnellina che il pastore gli vuole donare come ringraziamento per le giornate trascorse insieme: “Io non sono venuto per farmi dare qualcosa, sono venuto qui perchè mi faceva piacere!“, ma il pastore insiste e gli spiega come sia stato contento di conoscerlo. Quell’agnella se l’è guadagnata con tutto ciò che ha fatto, così alla fine Cristian si allontana sorridente nella notte, con l’animale in un sacco di carta, tenuto amorevolmente, e cammina andando incontro al papà che sta venendo a prenderlo in auto.

Ed alla fine (convinta la mamma) Cristian si unisce alla transumanza, che lo porterà ad attraversare le montagne e cambiare valle al seguito del gregge, badando agli agnellini in fondo alla carovana. La sua felicità è tangibile, è dipinta sul suo volto. Chiede, si informa sui luoghi in cui sta passando, sulle persone che incontra. La sera esita ad entrare nella nuova casa che lo accoglie, chiede permesso, domanda prima di servirsi dal tavolo imbandito con cui si festeggia l’arrivo della transumanza: “Sai, quando questa mattina mi hai chiesto se avevo fatto colazione, ti ho detto sì, ma non era vero… Dovevi ritirare tutto per partire e non volevo disturbarti facendoti sporcare di nuovo le pentole.” Spero che Cristian finisca la scuola dell’obbligo, ma soprattutto gli auguro di diventare pastore, come nei suoi sogni. Pastore lo è già, ma di esserlo anche come professione per il suo futuro.

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  1. Fa veramente piacere leggere un post cosi’ : ti dona fiducia nel futuro.
    Sentendo la radio o sfogliando i quotidiani, sembra che l’ultimo “passatempo” sia quello di fregare i soldi del partito e i nostri…..

  2. Magari il figlio di uno di quei genitori che fanno mestieri “puliti” ti avrebbe detto che non aveva fatto colazione, anche se l’aveva fatta, magari solo per il gusto di farti risporcare le pentole. Anche se i genitori di questo bambino lavorano con gli animali, mi pare proprio gli abbiano impartito una buona educazione. Un saluto, Bruno.

  3. mi riconosco in questo racconto con la differenza che a casa mia non c’erano più animali,ma alla fine son riuscito ad avere un allevamento tutto mio…..

  4. leggendo questo post, mi viene in mente qundo ero bimbo e si doveva fare la transumanza….non dormivo la notte per la voglia che arrivasse la mattina…Bel post veramente Ciao Amedeo

  5. Sono una compagna di classe di cristian… questo articolo è a dir poco bellissimo… i prof ce lo hanno fatto leggere in classe e penso che a molti di noi ci sia piaciuto un casino!! Cristian era talmente felce che te gli hai dedicato una pagina del blog che si è messo a piangere! E anche io spero in un futuro con gli animali!!

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