Il bello e il brutto della transumanza

Vi ho mostrato una festa della transumanza, l’altro giorno. Sono estremamente favorevole nei confronti di queste iniziative, che dovrebbero servire ad avvicinare sempre  di più il “pubblico” al mondo degli alpeggi, della pastorizia, dell’allevamento tradizionale, della montagna vissuta. Devono però essere reali, cioè corrispondere ad effettivi passaggi di uomini ed animali di ritorno dall’alpe e non appositamente  costruiti per fare show. Qualche elemento di folklore ad uso del pubblico ci può stare, ma per il resto la transumanza è un’altra cosa.

Il pubblico ne coglierà gli aspetti spettacolari e lo vivrà come  una grande festa, come in effetti è, ma non è solo quello. Dovrebbe andare più a fondo e documentarsi a 360° su questa realtà per capire cos’è davvero la transumanza. Così da non sentire poi quello che ha ascoltato Franco, amico di questo blog, a Novalesa. Ecco come commenta su Facebook: “Molte lamentele perchè lo “spettacolo” non era esattamente all’ora indicata… un ragazzino dopo il passaggio delle pecore per Via Maestra giurava che non sarebbe più sceso dalla pietra su cui si era rifugiato per paura di sporcare le scarpe ultima moda comperate “solo ieri”; qualcuno passi a rifocillarlo in attesa della prossima dilavante pioggia… così va il mondo. Bella giornata, grazie a chi ha lavorato per il buon risultato.

La transumanza, quando uno la vede, è già in corso. In realtà è iniziata giorni prima. In quei giorni c’è stato da andare negli uffici per i documenti relativi alla demonticazione. Su in alpe invece c’erano i soliti lavori da svolgere, ma anche da iniziare a sbaraccare. Portare a valle ciò che già non serviva più, ma anche la produzione residua di formaggi ancora conservata nelle cantine. Qualcuno lo deve fare a piedi, se non c’è la strada.

In ogni caso, amici, conoscenti, parenti e vicini d’alpeggio sono i benvenuti per dare una mano sia nel trasporto prima e dopo, sia nell’assistenza durante il cammino. Chi è sicuro di ritornare in alpe porta giù solo l’indispensabile, tutti gli altri invece devono svuotare completamente la baita. Poi c’è da ritirare tubi, fili, reti, picchetti, legna messa da parte per l’anno dopo. Smontare centraline idroelettriche, togliere l’acqua dai tubi, pulire stalle, mettere i materassi in salvo dai topi…

Poi si va e il primo tratto è quasi sempre a piedi, anche quando c’è una strada e non un sentiero. Si caricano i vitelli più piccoli, galline, maiali, gatti, cuccioli… Prima di partire, un boccone (colazione o pranzo, dipende dall’ora) tutti insieme e quindi (solitamente le donne) c’è da cucinare e badare agli ospiti-aiutanti.

Quando tutti si alzano dal tavolo, si parte e restano ancora mille cose da fare. Una volta però che sono gli animali a prendere il via, la priorità tornano ad essere loro, il resto si farà poi, magari tornando il giorno dopo. Quasi sempre c’è stato anche chi si è preoccupato di attaccare i rudun, che adesso risuonano nella valle.

La transumanza scende più o meno velocemente verso il fondovalle, fino ad incontrare le prime borgate, ormai disabitate. Quando c’è il sole è più “comodo” perchè tutto è più facile, ma nello  stesso tempo è brutto andarsene con una bella giornata, pensi sempre che avresti potuto rimanere su quel giorno ancora.

Per le greggi che scendono a piedi, il cammino spesso è  lungo. La prima tappa, quella che dall’alpe ti porta  in giù, deve raggiungere un pascolo adatto a sfamare  il gregge quella sera e il mattino successivo, prima di rimettersi poi in cammino.

La maggior parte dei margari con le loro mandrie, invece, utilizzano i camion, a meno che la cascina sia raggiungibile in una sola tappa dall’alpe, lungo strade non troppo frequentate. Chi frequenta abitualmente le valli, chi vi abita, sa che questa è stagione di transumanze.

Incontrarne una  in senso opposto è cosa di poco conto, la sosta è breve, ma trovarsela davanti è più problematico. Si cerca di far passare le auto in coda ogni volta che ve n’è la possibilità, ma spesso è difficile, lungo strette e tortuose strade di montagna. Così capita che qualcuno inveisca e suoni il clacson, ma è materialmente impossibile, su certe strade, pensare di contenere gli animali entro la mezzeria e far passare alternativamente le auto.

Poi si attraversano i paesi del fondovalle, e fa piacere ricevere i saluti e gli  auguri di “buon inverno” da parte della gente. Quando sei lì che cammini così ti dimentichi la fatica, quello che hai già fatto alzandoti all’alba (o anche prima) e quello che resta da fare ben oltre il tramonto. Qualcuno, a transumanza conclusa, invita a cena amici ed aiutanti. Personalmente non vedo l’ora di crollare su di un letto!

Per il pastore vagante la transumanza non è finita in un giorno, spesso è questione di settimane, addirittura, durante le quali ci si ferma qua e là lungo la valle a pascolare. Si dorme in roulotte o in abitazioni  concesse temporaneamente, stanze che vengono ingombrate da sacchi e scatoloni, una precarietà in cui è difficile trovare subito quel che serve. I pasti sono semplici, dettati dalla praticità di usare poche stoviglie… La transumanza è anche tutto questo (e  molto altro ancora), non solo lo spettacolo osservato in un giorno di  festa.

  1. grazie Marzia,la descrivi benissimo………..e quelle giornate di pioggia,dopo 10 minuti che sei in strada non hai più un centimetro asciutto……ma la “malattia”è anche questo.ciaooooooooo

  2. “Dovrebbe andare più a fondo e documentarsi a 360° su questa realtà per capire cos’è davvero la transumanza. Così da non sentire poi quello che ha ascoltato Franco, amico di questo blog, a Novalesa. Ecco come commenta su Facebook: “Molte lamentele perchè lo “spettacolo” non era esattamente all’ora indicata… ”

    Bellissima osservazione Marzia!

    Sintetizzo:

    1. da una parta abbiamo un pubblico abituato ad incollarsi alla macchinetta infernale della TV.

    2. La TV come funziona? Funziona se attua un perfetto marketing, ovvero offro uno spettacolo che possa attirare un numero importante di spettatori per riuscire a vendere il prodotto/servizio pubblicizzato: la TV vende spazi pubblicitari.

    3. Ne discende che lo spettacolo della transumanza è visto da un pubblico abituato ed “addestrato” negli anni dai meccanismi idioti della televisione… ovvero – vedendola da chi fa televisione – più faccio numero e più vendo… e quindi se il pubblico è mediamente poco acculturato (notizia recente: il 70% degli italiani ha difficoltà a comprendere un testo di media difficoltà) lo spettacolo sarà confezionato per tale pubblico.

    4. i blog (generalmente) non funzionano con tale meccanismo (pensiamo se Marzia si comportasse come quelli che vendono spazi pubblicitari: il “pascolo vagante” diventerebbe un fenomeno da Disneyland: lei, forse, venderebbe più libri, ma cosa succederebbe alla cultura della montanga? Lasciamo perdere….).

    5. ne discende che anche la trasnsumanza, soprattutto per coloro che non si sono ancora svincolati dai meccanismi idioti della TV, deve essere uno spettacolo a misura di pubblico televisivo.

    XXI secolo?

    Mah….

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...