I pascoli di carta

Ricordate quelli che avevo definito “lupi a due gambe”? Poi anche un post successivo sempre sullo stesso argomento qui. Intanto l’estate è passata, in Piemonte è nata anche un’associazione, l’Adialpi (Associazione Difesa Alpeggi Piemonte), dell’argomento si è parlato sempre più ed adesso è uscito questo articolo su L’Espresso, a firma di Paolo Cagnan. In “La truffa dei pascoli fantasma” il giornalista sintetizza i punti salienti della faccenda, cercando di spiegarla anche ai non addetti ai lavori.

Tra l’altro, gli stessi addetti ai lavori per primi non hanno ben capito cosa stesse succedendo… Prima vi sono stati “quelli dei tori”, poi i terreni ricercati per lo smaltimento nitrati ed infine  questi pascoli fantasma legati agli aiuti disaccoppiati. Che paroloni! Che ne sa l’onesto piccolo allevatore di montagna, quello che  il suo mestiere lo fa sì per reddito, ma soprattutto per passione, per amore degli animali, per scelta di vita? Leggete qui il testo di un’interrogazione parlamentare del 2006 sulla questione dei contributi per i vitelloni all’ingrasso messi al pascolo, la famosa questione dei tori che in alpeggio non sono mai arrivati, o sono saliti sì, ma lassù sono anche morti, oppure sono stati alimentati con farine e altro portati dal fondovalle, mentre le tasche dei loro padroni si riempivano di contributi…

Di chi la colpa? Di tanti… Delle leggi fatte male, che permettono ai furbi di trovare il modo per mettere sotto un rubinetto aperto che sputa fuori soldi un                sacco molto capiente. E così i contributi, in questo caso, non vanno nelle tasche del piccolo che davvero alleva con attenzione a territorio, prodotti, razze  autoctone, ecc., ma di chi ha saputo leggere tra le righe e sfruttare a suo beneficio leggi inizialmente  ideate con altri scopi. Il fenomeno è diffuso in tutt’Italia, da Nord a Sud, da Est ad Ovest. Se “solo” la questione fosse legata a qualcuno più abile ad intascare soldi, sarebbe ancora il meno. Ma il problema è che gli alpeggi liberi non ci sono più ed i veri allevatori non soltanto non possono beneficiare dei contributi, se non affittano l’alpe a nome loro, ma  rischiano anche di non poter salire in montagna. Il Presidente di Adialpi, Dalmasso, in un’intervista dichiarava: “Siamo di fronte a una truffa legalizzata, oggi qualsiasi allevatore può aggiudicarsi i pascoli in montagna, basta che si impegni a tenere pulito l’alpeggio. Succede quindi che i grandi possessori di titoli PAC facciano a gara per ottenere quei terreni, che consentono loro di incassare i contributi comunitari. Così i prezzi vanno alle stelle e i margari vengono scalzati. Al danno, spesso si aggiunge la beffa, quando quegli stessi speculatori offrono al margaro la possibilità di “tenere pulita la montagna”, pagando loro un affitto! E’ come se un’impresa di pulizie pagasse per pulire! Se poi il margaro non riesce a reimpiegare il suo titolo PAC su un altro terreno, dopo un anno lo perderà e non gli rimarrà che lavorare per conto terzi a pulire le montagne degli altri“.

Quindi quei lupi a due gambe che fanno? Prendono l’alpe (spesso offrendo ben di più all’asta, tanto possono permetterselo) e poi cercano chi la  pascoli, perchè altrimenti senza animali salta il contributo. Mi dicevano che molti dei pastori vaganti della Lombardia sono caduti in questo meccanismo e in Piemonte  numerosi margari e pastori iniziano ad avere seri problemi. Dei ragazzi, che per timore di “ritorsioni” non vogliono essere identificati, mi raccontavano di essere stati avvicinati da questi personaggi che offrivano loro tutta una serie di servizi (trasporto degli animali verso l’alpe, tosatura) in cambio della presenza dei loro animali sui pascoli. In questo modo la “carta” è a posto, le bestie ci sono, ma non è questo il futuro che vogliamo per l’alpicoltura e la zootecnia di Alpi ed Appennini! Devono capirlo prima di tutto i COMUNI, visto che sono loro ad affittare malghe, alpeggi, pascoli, alpi… chiamiamoli come vogliamo, ma tanto abbiamo capito qual è l’oggetto! Se non sono gli altri Enti (Ministero, Regioni, Province) a fare qualcosa, comunque deve essere il Comune a scrivere il bando e assegnare l’alpeggio. Se le Amministrazioni hanno a cuore il territorio e la loro gente, possono fare qualcosa, se invece guardano la cassa… Leggete questo articolo, per esempio.

Ho trovato un po’ di materiale in rete sulle passate truffe legate a contributi, pascoli e zootecnia: iniziamo dal 2006, quando già c’erano “pascoli milionari” qui e qui.   Questa è notizia del 2008.

  1. “Governare gli italiani non è impossibile, è inutile”.

    Noi italiani siamo ladri nel sangue. Lo si scopre a tutti i livelli.

    Dalle piccole ruberie a quelle più “grandi” (come si è scoperto nella Regione Lazio e prima in Lombardia e poi forse anche in Campania: al nord, al centro e anche al sud…)
    questo popolo ormai non riuscirà più a venirne fuori…legalmente… diciamo così…

    Forse sarà così anche in altri paesi occidentali “sviluppati”… non lo so…

    Ma l’Italia davvero è il tempio dei ladroni.

    Anzi, se non lo sei, sei un fesso. Un imbecille. Il vero furbo in Italia è il ladro, ovvero colui che se gli si presenta l’occasione, non se la perde, non ci pensa su due volte.

    Se ci pensi due volte sei già un cretino.

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