La fine della stagione

E’ inevitabile parlare del tempo. Quando fai un lavoro che ti espone ai suoi capricci quotidianamente, è una delle prime cose a cui pensi ogni mattina. Se poi dipendi da precipitazioni e temperature per avere di che sfamare i tuoi animali, ancor più guardi verso l’alto per capire cosa accadrà.

Nei giorni precedenti era successo un po’ di tutto, ancora stava piovendo ed i torrenti erano gonfi di acqua, neve sciolta, terra. Qua e là dalle valli arrivavano notizie anche drammatiche di animali deceduti, alcuni singolarmente, scivolati in un burrone, altri quasi in massa. Non sono però le poche righe scarne di un comunicato stampa a rendere l’idea di ciò che può essere successo davvero.

Si attendeva la pioggia, per far riprendere la vegetazione, ma a volte la natura, anche lei confusa da questo strano clima, gioca strani scherzi, come per questo rododendro, fiorito per la seconda volta in un anno dopo l’estate torrida e siccitosa.

Sono lunghe le giornate al pascolo quando piove, fa freddo, tira vento. Ma il peggio è ormai passato, la pioggerella fine bagna sì, ma non ingrossa più i torrenti, che poco per volta tornano alla normalità. Non si soffrirà più la sete ed in pianura, sul terreno caldo, l’erba riprenderà a crescere.

Quando finalmente tornerà anche il sole, sulle cime più alte ci saranno ancora le tracce della neve, quella stessa neve che si è accumulata al piede dei canalini, ma che lentamente scioglie sotto un sole ancora caldo. Chi è riuscito a  rimanere su si gode questa fine di stagione, ben sapendo che stanno per iniziare i giorni più belli.

Le pecore si sparpagliano e pascolano tranquille, senza “correre” avanti e indietro quando l’erba è fresca ed i pascoli sono ancora tutti “interi”. Presto rimarranno le uniche padrone della montagna, quando a poco a poco i marghè scenderanno a valle. Ovvio che però questo accade dove lo cose sono andate più o meno come in tutte le stagioni, e non dove già nel mese di agosto c’è stato bisogno di organizzare la transumanza.

Personalmente amo l’autunno, i suoi colori, le sue atmosfere. Quando risali le valli, incontri sempre meno turisti, solo qualche isolata targa di stranieri che possono permettersi delle ferie quasi fuori stagione, mentre tutti gli altri automobilisti, in settimana, sono persone che vivono e/o lavorano in montagna. Alla tristezza delle seconde case sprangate, si affianca quella sensazione di pace in quota, quella luce più radente, le giornate che finiscono prima, con il buio, il piacere di entrare la sera nella baita calda, luminosa, accogliente.


Le giornate che si accorciano sempre più trascorrono però lente, rilassate, quasi ci si riposa in vista dei giorni che verranno, con le transumanze, gli spostamenti, l’arrivo in pianura e tutto ciò che questo significa. Non hai ancora voglia di scendere, stai bene lassù…

L’impegno maggiore di questo periodo sono i parti delle pecore: devi seguirle, capire dove vanno a partorire, fare attenzione che prendano gli agnelli, eventualmente darne uno in balia alle capre se la mamma ha poco latte o lo rifiuta. La montagna si popola di belati, le madri che chiamano gli agnelli, gli agnelli che cercano le madri. Alcune, più attente, non abbandonano per un istante i loro piccoli, altre partono per i pascoli come se niente fosse, salvo poi all’improvviso ricordarsi della prole, e allora ritornano correndo sui loro passi, disperate, belando come matte. E’ un’allegra confusione che talvolta può anche innervosire, specialmente quando il numero di parti quotidiano è abbastanza elevato.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...