Siccità, pioggia, neve…

Venerdì mattina, alle prime luci dell’alba, in un cielo finalmente nuvoloso, solcato da fulmini, ho attraversato una pianura ancora riarsa, dove dominavano colori spenti: il giallo, il marrone, ma non quelli vivaci dell’autunno, quelli impolverati della siccità. Niente verde nelle stoppie, mais secco in piedi, prati sfalciati dove non era ricresciuto nulla, incolti poco appetibili, fiumi in secca, le cui sponde non avevano vegetazione erbacea fresca, verde. Al ritorno già qualcosa era cambiato, dopo soli due giorni. Stava tornando il verde, favorito dalle piogge e dalla terra ancora calda. Adesso in pianura l’erba crescerà, ma…

Foto: Silvio Acchiardi

Intanto in montagna ha nevicato. In queste foto dell’amico Silvio (prese da Facebook), possiamo farci un’idea di cos’è successo in questo fine settimana in Valle Maira (CN) e nelle altre vallate dove le precipitazioni nevose sono cadute abbondanti.

Foto: Silvio Acchiardi

Qualcuno è dovuto scendere, specialmente con le vacche, complice anche la precedente siccità e la carenza di erba che già faceva pensare di anticipare il rientro in pianura. Altri sono rimasti, confidando nel previsto rialzo delle temperature, che sta trasformando la neve in pioggia e farà sciogliere quella caduta a terra.

Comunque sia, anche se tornerà l’estate, come dicono (d’altra parte siamo ad inizio settembre!!), ormai i versanti hanno cambiato colore. Anche laddove l’erba c’era, con la pioggia e la neve gli animali ne sprecano di più, calpestandola e sporcandola con gli zoccoli. Poi l’erba vecchia marcirà e chissà se si farà ancora in tempo a pascolare una ricrescita che fino ad ora non c’era stata?

Chi ormai è sceso, si preoccupa di quello che (non) c’è in pianura. Durante la mia breve permanenza in Trentino, ne ho approfittato per incontrare un pastore che doveva essere nel comune che mi ospitava, ma per la carenza d’acqua era ormai sceso in pianura sul versante veneto, in periferia di Schio (VI). Proprio quel mattino, prima dell’alba, aveva attraversato la cittadina. “Non ce l’ho fatta in tempo ad avvisare, qui di solito funziona così, avviso il Comune quando passo e loro, per quella volta, cambiano il giorno di pulizia strade. Ma quest’anno è andata così, tutto di corsa, non sono mai arrivato qui al primo di settembre! Adesso piove, le strade si puliscono da sole…“.

Piove anche sulle montagne che avevano ospitato il gregge d’estate. Montagne meno alte di quelle frequentate dai pastori piemontesi, montagne che comunque non ti consentono di rimanere in quota fino ad ottobre. “C’è stata tutta una serie di problemi, ho anche dovuto dividere il gregge e mandarne metà da un’altra parte. Qui avevo affittato diverse malghe, tutta roba piccola, lunghi spostamenti da fare tra una e l’altra, ma il problema principale era che mancava l’acqua. Mi sarei messo a posto io le vasche e tutto, ma il Comune dice che è un’opera edilizia e servono i permessi, così le mie pecore non potevano più bere. Con un’erba dura e secca come c’era quest’anno…“.

Si lamenta per lo stato degli animali, che hanno patito tutti i problemi che ci sono stati in montagna, dalla salita tardiva alla carenza d’acqua. Parla a lungo, questo giovane che racconta di come abbia iniziato a fare il pastore ad otto anni di età. Pur nella sua ancor breve carriera, di difficoltà ha dovuto affrontarne molte. Certi discorsi sono quelli di sempre, gli spazi di pascolo che si riducono, la tolleranza sempre minore nei confronti della pastorizia, certi “colleghi” che si comportano scorrettamente, rovinando il nome della categoria e facendo sì che sia sempre più complesso praticare il pascolo vagante.

Qui sembra verde, ma Cristian afferma che è una delle poche belle stoppie che ha visto. “Stamattina ho portato a casa delle pecore che avevano partorito e ne ho approfittato per vedere dove spostarmi. Non c’è niente! In certi posti l’erba non è venuta, in molti altri il sorgo è ancora tutto da tagliare. Non sono mai sceso così presto, nemmeno nel 2003 quando c’era stata quella siccità. Ma anche allora, nonostante tutto, nelle stoppie c’era tutto questo sorgo selvatico bello verde e lo mangiavano bene. Quest’anno niente.” Da un lato all’altro dell’Italia le storie di pascolo vagante rimbalzano, spesso molto simili tra di loro…

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  1. Davanti alle pazzie della natura,tutto il mondo è paese,come si dice..
    quest’anno abbiam già visto di tutto,sarà l’anno bisestile o sarà che è proprio un tempo di M,ma non abbiam mai tribolato tanto con il clima..secco,secchissimo,sempre peggio e se cambia fà disastri..
    In sti giorni quà sembra inverno,con vento e acqua a secchiate e in montagna è da aver paura,tormenta,freddo,neve,da fuggire a gambe levate..
    E le bestie patiscono,muoiono,quel poco che han recuperato pascolando,lo bruciano per lo stress di sto tempo pazzo..
    E i pastori dietro a loro…al freddo,bagnati,con la paura di non riuscire a portare le bestie più in basso,con l’ansia di perderne per strada nella tormenta..
    E che ora dicano ancora qualcosa quelli che son convinti che si lavora solo per i contributi,per i soldi..la gente parla perchè ha la lingua in bocca..

  2. Credo sarebbe interestante che tu approfondissi questa storia che si sente in giro di grosse aziende che affittano vaste estensioni di pascolo con lo scopo principale di succhiare contributi europei, e che poi caricano le malghe in modo fittizio o non le caricano affatto, oppure gonfiano le cifre del numero di animali per entrare nei parametri e accedere ai fondi. Con questo danneggiando i pastori veri, magari piccoli, che non hanno la stessa forza economica. Cosa c’é di vero e quanto é diffusa questa pratica? Qui in Trentino anni fa era uscito un grosso scandalo per un allevatore della val rendena (fratello di un noto assessore) che pare adottasse queste pratiche sul filo della legalità… (fu condannato in 1° grado ma poi assolto in appello).

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