Troppo tardi?

Piove, finalmente! Ce n’era disperatamente bisogno, in un attimo tutto sembra riprender vita, nel mio cortile l’erba è già più verde e le piante stremate del bosco hanno già ripreso vigore. Le previsioni danno qualche giorno di pioggia ed immagino già di sentire quelli che se ne lamenteranno perchè rovinerà loro il weekend.

E’ comodo aprire il rubinetto e vedere sempre e comunque scendere l’acqua… Ma in certi alpeggi già non succedeva più, ammesso che vi fosse l’acqua interna nelle baite. Se qui in pianura questa pioggia è una benedizione per molti, forse in alpeggio è ormai troppo tardi. Dove l’erba è così gialla, dov’è seccata in piedi, dov’è stata brucata rasoterra, ormai non ricrescerà più per allungare la stagione in alpe. E dove rimaneva da pascolare qualcosa, con la pioggia il rischio è che gli animali la calpestino, sprecandola. A certe quote c’è addirittura il rischio che nevichi! Insomma, questa pioggia ci voleva e non ci voleva insieme. Si prende quel che viene e si va avanti, sperando che l’autunno e l’inverno siano meglio dell’estate.

Un’estate torrida nella seconda metà di agosto, che sembrava ancora più calda a chi, come me, era scesa dall’alpe per ritrovarsi nel caldo e nell’afa. Una volta tornata in quota, si capiva però che qualcosa stava cambiando. Faceva sì ancora caldo, ma l’aria era diversa e poco per volta si respiravano sensazioni d’autunno. In cielo si vedevano già alcune nuvole, ma erano leggere e sospinte dal vento.

Il caldo residuo della pianura inviava verso le montagne la nebbia, che a poco a poco saliva lungo la valle, a volte più fitta, altre disperdendosi dopo pochi istanti. Nell’isolamento dell’alpe, dove non c’è la TV, i cellulari non hanno campo ed ovviamente non c’è internet, non si conoscono le previsioni del tempo, se non per quello che si era visto on-line prima di salire.

Verso sera la nebbia si fa più fitta e ci si domanda se addirittura non ci saranno le nuvole a coprire le cime, quando si dissolverà. Invece no, la notte avrà un cielo stellato ed una luna crescente sempre più grossa, ad illuminare il cammino di ritorno verso le baite a fine giornata.

Altro che pioggia, era arrivato il vento, due giornate di cielo terso con una visibilità che spaziava tra le valli e la pianura, inaridendo sempre di più il terreno. I pastori non si preoccupavano tanto del poi, dell’autunno, quanto di quello che succedeva lì in quel momento. Il domani si sarebbe visto successivamente, nel bene e nel male.

Dopo il vento, una giornata che veramente parlava d’autunno, con velature più o meno consistenti ad attraversare il cielo, un sole caldo, ma non fastidioso, raggi radenti e quella pace che solo le giornate di settembre possono avere. La sensazione ondeggiava tra la serenità e la malinconia. “Una giornata di quelle giuste per scendere…“, cioè uno di quei giorni adatti per la transumanza, perchè non ti dispiace lasciare la montagna. Non fa caldo, non fa freddo, non c’è un sole brillante, ma nemmeno piove…

Poi nel pomeriggio aveva vinto la malinconia, con quella cappa di nuvole che si era posata su tutto il paesaggio. Faceva anche freddo, tutto era immobile, sembrava una di quelle giornate che preludono alla neve. Gli animali pascolavano fermi, sia le pecore, sia le vacche sul versante di fronte. Le capre si battevano improvvisando scontri incruenti, gli agnelli nati la settimana prima correvano e saltavano improvvisando buffi balletti. L’estate è finita, quello che verrà dopo a queste quote ormai sarà autunno. Ci potranno essere giornate calde ed assolate, ma sarà un’altra cosa.

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