Come in un film western

Siamo tornati in Valle Stura per il secondo appuntamento con la famiglia Giordano (fienagione in fondovalle + alpeggio in quota) finalizzato alla realizzazione del film sui pastori nell’ambito del progetto ProPast.

La pioggia tanto attesa si era presentata ad intralciare le operazioni di fienagione, ma poi il giorno dopo la mattinata era splendida e ci siamo avviati molto presto a raggiungere l’alpeggio. Visto il carico delle attrezzature, ci era stato consigliato di salire dal Vallone dell’Arma e non dal sentiero utilizzato da Battista, da suo cognato e dal loro aiutante Andrea per arrivare alla Montagnetta. Qualche esitazione all’inizio per colpa della segnaletica mal posizionata (ed errata nelle tempistiche), ma poi ci siamo avviati sulla strada giusta.

Il posto è splendido, la vecchia strada militare abbandonata in alcuni tratti è franata o ingombra di pietre, ma attraversa questo paesaggio di rocce calcaree compiendo svolte e tornanti dietro ciascuno dei quali uno si aspetterebbe di veder arrivare un cowboy a cavallo avvolto nel poncho…

In effetti girare qui un film non sarebbe male… Ah, già, noi lo stiamo facendo! Ma non è fiction, non è fantasia, si tratta di vita reale, anche se qualcosa di ciò che vi mostreremo sembrerà incredibile a molti.

Finalmente, dopo un lungo cammino con le attrezzature, arriviamo al Colle del Vallonetto e scorgiamo laggiù la baita, il recinto e le pecore. Ci aspetta ancora la discesa, sempre lungo l’antica strada militare.

Giusto in tempo per vedere l’uscita del gregge dal recinto… Tra ciuffi di erba secca e dura, che nemmeno le pecore mangiano più, e nuvole di polvere che si posa ovunque (anche sugli obiettivi di macchina fotografica e telecamera), gli animali seguono il pastore, che anche oggi li condurrà al pascolo.

Qui la vita è dura, Battista, suo cognato ed il giovane Andrea si alternano nella cura e conduzione del gregge, tre giorni ciascuno. Si sale con i viveri misurati per quel periodo, anche perchè la capanna è così piccola da non permettere di ammassare molte cose. E poi tutto pesa, sulle spalle, a partire dal pane. La buona Lucia, giù a casa, prepara pietanze da portare su, perchè “…uno a scatolette e salame si rovina lo stomaco!“.

Nei pressi del recinto c’è una carcassa, o meglio, le ossa e un po’ di lana. Battista ci spiegherà che si trattava di una pecora malata, lasciata indietro in una rete accanto al recinto. “Al mattino era viva, poi gli avvoltoi l’hanno uccisa e mangiata. Ne ho contati 18, l’altro giorno! Hanno pulito tutto lì sotto, dove un’altra pecora era morta. Non so, stava bene, poi di colpo è andata giù, morta. Forse una pietra, non so. Ma l’altra era viva…“. Gli avvoltoi di cui si parla sono i grifoni. “Sono arrivati dalla Spagna, così dicono. Non so… Sono enormi! Dicono che mangiano solo carogne, ma…“. E infatti questo è quanto riportato comunemente a riguardo dell’avvoltoio grifone. Può darsi che la pecora sofferente fosse peggiorata o che fosse morta nel frattempo e quindi gli animali se ne siano cibati. Qualche ornitologo ci sa dire di più?

Il gregge avanza, Battista ci spiega che oggi andrà lassù, verso la cresta di confine, ha ancora dell’erba da finire di pascolare. Le pecore devono accontentarsi di quello che c’è, stanno già pascolando versanti che di solito erano destinati al mese di settembre. E poi? “Quando siamo saliti di erba ce n’era, ma dopo si è fermata… Andiamo avanti fin quando ce n’è e poi scendiamo, non si può fare altro“.

Un torrente, ancora un po’ d’acqua che, come in tutte le aree carsiche, compare e scompare all’improvviso, giusto per permettere al gregge di dissetarsi. Venisse a mancare anche quel poco d’acqua, bisognerebbe scendere subito.

La solitudine quassù non è totale: “In questi giorni passa molta gente, anche in bici, poi tanti stranieri a piedi, Tedeschi… Se sono lì vicino al sentiero si fermano a far due parole, quello sì. La moglie non so se è tranquilla quando sono quassù da solo… Ma è così. Mio figlio no, lui qui non sta. Ma è giovane, anch’io da giovane non sarei stato.” Questo discorso Battista lo ribadisce più volte ed io non riesco a spiegarmelo, perchè il giovane dovrebbe essere più pronto ad affrontare il “pericolo”, che poi è rappresentato “solo” dall’isolamento, specialmente di notte.

Le pecore salgono rapide sui pendii scoscesi ed assolati, c’è il vento e Battista si avvia per il versante più “dolce”. In poco tempo è in cresta e dopo mi confiderà di non essere più agile come un tempo, d’altra parte ormai gli anni sono quasi settanta “…e c’è anche un po’ di asma!“.

Meglio non ripeterlo alla troupe che a fatica trasporta fin qui, ad oltre 2.700 metri, telecamera, cavalletto, microfono e macchina fotografica! Certo, il panorama una volta in cima è mozzafiato e pare di avere tutto a portata di mano, anche quella strana cosa bianca in mezzo a tanta roccia. Battista non sa cos’è, gli spiego che è il Monte Rosa, con i suoi ghiacciai. “Di qui Elva non si vede, dall’altra punta più in là sì…“. Poi lascia che gli spieghi cosa vediamo, i nomi degli alpeggi e dei loro conduttori, chi è quello con i bèru (le pecore), poi i nomi dei pochi paesi che si scorgono, le vallate, le montagne. E’ stato in Francia a lavorare da pastore, Battista, prima solo d’inverno, vicino ad Arles, e poi anche d’estate “…e andavamo in un alpeggio in faccia a La Grave, guardavo un gregge di 2.000 merinòs!“, ma altrimenti non ha viaggiato molto fuori dalla sua valle.

Terminiamo l’intervista, ci spiazza con qualche battuta, poi racconta della figlia che “…non so se tornerà. Ma è anche giusto, si fa la sua vita. Prima avevamo paura, perchè lui ha già tre bambini, ma poi abbiamo visto che le vogliono un gran bene e allora adesso siamo più tranquilli. Il futuro però non so. Finchè possiamo noi… mio cognato ha 14 anni meno di me. Però Daniele su qui non ci sta, di notte. Non so, per adesso è così, poi si vedrà. Quel ragazzo che adesso è da noi, Andrea, è proprio bravo. Trovasse un lavoro da star qui d’inverno, ma non trova niente, è difficile.

Poi Battista va dal suo gregge, che si è sparpagliato per la montagna. Non deve sconfinare, anche se dietro i pendii sono ripidi e difficilmente le vacche saliranno fin lì. La nostra macchina non dovrebbe essere lontana, vediamo sotto la strada della Gardetta, ma raggiungerla è meno scontato di quel che sembra e sicuramente impieghiamo molto più della mezz’ora preventivata dal pastore.

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  1. ciao Marzia,
    non sono ornitologo ma ho vissuto per un anno in Spagna, in una zona piena di grifoni e pecore (la Castilla-La Mancha) e ho imparato un po’ di cose sull’argomento. è vero che i grifoni, e gli avvoltoi in generale, si nutrono solo di carcasse.
    a volte però possono attaccare ed uccidere animali molto debilitati, perchè malati o momentaneamente in difficoltà (ad esempio nel momento del parto). questo succede soprattutto se le popolazioni di avvoltoi sono numerose, e se il cibo è poco.
    nel 2008 (anno in cui ero in Spagna) a seguito di una normativa europea che vietava di lasciare carcasse di animali nei campi, l’equilibrio ecologico si è rotto e i grifoni si sono trovati senza cibo. in poco tempo si sono registrati svariati casi di attacco al bestiame (pecore, ma anche bovini), soprattutto animali moribondi. attualmente il problema è in parte rientrato, perchè molti avvoltoi sono migrati per mezza Europa (è probabile che anche quelli piemontesi arrivino da lì) e l’equilibrio si è in parte riformato.
    viste le densità basse di grifoni nelle nostre zone, non credo che ci sia pericolo di attacchi. non possiamo sapere se la pecora di cui parli fosse morta quando è stata mangiata, se era viva era messa molto male, altrimenti non sarebbe stata attaccata.
    se qualcuno volesse saperne di più (non sono un esperto, però un po’ di esperienza me la sono fatta) può contattarmi direttamente: lucavda@hotmail.it
    saluti dalla Valle d’Aosta
    Luca Carrel
    Institut Agricole Régional

    • grazie luca, era esattamente quello che immaginavo io, cioè che il grifone avesse comunque “capito” lo stato dell’animale e l’avesse attaccato per quello. infatti non si segnalano casi di attacchi a bestie sane, ma solo “pulizia” di carcasse.
      saluti dal piemonte e grazie ancora

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